Buoni propositi
Ultimi giorni dell’ultimo mese del 2011, poco prima di Natale, da sola a Los Angeles. Famiglia, amici e colleghi, tutti troppo distanti per un contatto che vada oltre una telefonata, una “skypata” (ahi, suona proprio male) o un piu` tradizionale biglietto di auguri.
Abbastanza tempo libero da poter dedicare giornate intere a leggere, pensare e scrivere. Uno di quei rari momenti, nel mio solito, caotico tran tran, in cui riflettere non rima con perdere tempo. Una situazione che molti, io stessa in molte occasioni durante l’anno, definirebbero ideale.
E cosi` la mente inizia a vagare, spinta da un commento sagace su Google+, una foto interessante su Imgur, un video commovente su Youtube. E i pensieri si fanno rivoli, con piccole deviazioni e continui spunti che le dita non riescono a fermare sebbene si muovano veloci sulla tastiera. Pensare, e pensare cosi` intensamente che le lacrime salgono agli occhi, che la testa inizia a dolere, che ci sente intrappolati nelle prigioni di carne del nostro corpo.
Ecco, divagare, appunto.
In una situazione cosi` perfetta, dunque, ci si aspetta che i veri interessi, le vere aspirazioni, le vere passioni emergano. Con tanto tempo libero a disposizione, ecco che le le attitudini di un individuo dovrebbero emergere, spontanee e non trattenute da legami di tempo, di affetti, di impegni ‘precedentemente fissati’. Ore ed ore a disposizione, i regali comprati e impacchettati, il lavoro del trimestre precedente finito, gli auguri fatti, i progetti per il nuovo anno iniziati: una grande, enorme quantita` di tempo per me stessa. Dunque, che fare?
Se dovessi dare ascolto alle mie inclinazioni durante il tempo libero, allora saprei di certo di stare sbagliando tutto. Una volta chiusi i libri, conclusi i corsi, scritti i saggi, visti i film, terminate le domande di fondi e gli abstracts per varie conferenze, non ne voglio piu` sapere di cio` che costituisce il mio lavoro. Non che mi spiaccia, intendiamoci. Adoro insegnare, amo scrivere e leggere in modo critico, sono orgogliosa dei miei risultati accademici. Tuttavia, questo e` lavoro. Tempo libero significa ben altro, nella mia psiche. Non certo attivita` fisica, sebbene continui ad andare in palestra, e a fare yoga ogni mattina; mi piace curare il mio corpo e sentirlo reagire con prontezza a qualsiasi occasione richieda prestanza fisica nel mio quotidiano, ma non vi dedicherei giornate intere. Persino ballare non potrebbe riempire le mie giornate: mi serve, a volte in modo spasmodico, ma non e` cio` che farei nel mio tempo libero, se ne avessi regolarmente a disposizione.
Non certo musica, sebbene senta spesso il bisogno di una colonna sonora nelle mie attivita` di ogni giorno; sono grata per i gruppi, i cantanti e i musicisti che riempiono le mie giornate di suoni e armonie, che rendono epiche le mie altresi` insipide avventure (non dovrebbe sorprendere che io ascolti cosi` tanto metal; la realta` ha bisogno di una certa epicita` – e passatemi il neologismo). Ma per scrivere e concentrarmi, il silenzio e` di solito il miglior compagno per la mia mente (come in questo momento, dove il ritmico battere del martello dei vicini e` l’unico, fastidiosissimo, rumore).
Per evitare una lunga lista di cose che potrebbero sembrare cio` che preferisco fare nel mio tempo libero, ma non sono (inclusi, in diversi ordini di piacevolezza, sesso, cucinare, uscire con gli amici, parlare con i miei genitori, decorare la mia casa, guardare serie tv su Internet, studiare in un cafe` – Starbucks incluso, hanno le migliori decorazioni natalizie!), tagliero` corto e andro` dritta al punto.
Ma prima, la scintilla che ha originato questo ‘flusso di coscienza’: un’immagine da Imgur.

Come ogni mattina (o sera, dipende dagli impegni), oggi ho controllato Imgur e Pinterest. Il che somma un po’ la difficile coesistenza della mia parte maschile (predominante nel privato) e di quella femminile (che regna sovrana nella sfera pubblica): in altre, succinte parole, mi piacerebbe essere un ragazzo e comportarmi come un ragazzo, ma sono cosciente del mio corpo e di cio` che la societa` si aspetta da me, e trovo sia divertente sia semplice adattarmi.
Ora, so che cio` e` spesso etichettato come ipocrisia. Ho una moltitudine di amici anticonformisti, che amano rompere le regole, non rispettare le convenzioni e sconvolgere le morali dominanti. In alcuni momenti della mia vita, ho voluto anch’io essere contro, andare contro, buttarmi contro. In inglese, “been there, done that”. Ma non e` il mio stile. C’e` voluto molto tempo, e molti difficili confronti con me stessa (incluse alcune fondamentali discussioni con altre parti di me che, in diversi periodi, si sono manifestate in modo evidente – chi conosce Dalhar sa di cosa parlo), per giungere a questa conclusione. Ma una volta compreso questo mio aspetto, tutto e` diventato piu` chiaro. Non amo la notorieta`, ma voglio che mi sia riconosciuto il valore di cio` che ho fatto e faccio. Non amo espormi, ma non c’e` nulla, e nessuno, che potrebbe smuovermi da cio` che ho costruito negli anni, cio` in cui credo e a cui sono arrivata con feroci discussioni con amici vicini e lontani (speciali menzioni a Giovanni e Serena, ampiamente meritate). Non amo essere estrema, ma accetto e comprendo chi lo e`. Non accetto nulla che non sia almeno ‘ottimo’ nella mia scala di valutazione, soprattutto se sono io a farlo/produrlo.
E questa puntigliosita` e precisione si riflette nelle mie scelte in materia di colleghi, amici e conoscenze. In quest’ultimo anno, in particolare, ho notato un acuirsi della mia selettivita`. Persone che conosco o incontro, e che ritengo monotone, noiose o semplicemente non interessanti, scompaiono ai margini della mia attenzione. Altre emergono, o restano saldamente ai vertici del mio interesse. Purtroppo, queste persone sono rare, e vivono molto, molto lontane le une dalle altre. Persone che mettono link divertenti e commenti sagaci su Internet, che hanno avventure o storie incredibili, che sanno usare correttamente la lingua (sia morfologicamente che semanticamente), che risultano piacevoli senza sforzo, con cui riesco a comunicare in modo naturale, diretto e rilassante. Persone che non devo ‘tollerare’, ma che ho invece bisogno di vedere, con cui voglio interagire e i cui ‘updates’ attendo con impazienza.
Ecco, queste persone, appunto, e per ricollegarmi all’idea principale di questo sbrodolamento telematico, sono la ragione per cui, nel mio tempo libero, l’attitudine che emerge e` quella di essere ‘nerd’.
Ora, potremmo discutere per ore su cosa significa essere ‘nerd, ‘geek’, o qualsiasi altro termine con connotazioni piu` o meno negative. Ma la foto sopra tocca un punto importante: essere ‘nerd’ va di moda – incredibile, si`, scommetto che qualsiasi ‘nerd’ di vecchia data si stia ancora pizzicando per vedere se possa davvero essere che quella parola sia diventata ‘cool’. Il problema e`, il ‘nerd’ che va di moda non ha nulla a che fare con cio` che io, e penso qualsiasi ‘nerd’, intendo con quell’espressione.
I veri ‘nerd’ sono ancora ‘nerd’, e come al solito appaiono raramente in tv o nei giornali trendy. I veri ‘nerd’ si incontrano ancora nei negozi di giochi e fumetti, attorno a un tavolo a giocare a D&D, Warhammer o Magic (o qualsiasi altro gioco che abbia qualche similitudine con quelli sopracitati), a casa a leggere un buon libro, al cinema a guardare un film che hanno aspettato per anni, online nelle comunita` di discussione, in un clan su un server di WOW, o di persona, in un locale addobbato per l’occasione, a giocare a Vampires live, o su un divano per condividere la maratona di Star Wars, o in un salotto a discutere testi di Shakespeare.
‘Nerd’, per me, evoca un’idea principale, imprescindibile: passione. Passione per l’immaginazione, la precisione e l’impegno di definire quest’immaginazione e condividerla con altri, attraverso un libro, un film, un gioco, una canzone o semplicemente un racconto. Senza scadere in un’idea romantica e sdolcinata, che non si addice ne` a me ne` alla cultura che sto cercando di definire, ‘nerd’ e` un aggettivo (o nome, o verbo) che richiama dedizione e studio, principalmente per attivita` che richiedono abilita` mentale; definisce individui mai scialbi e insipidi, ma invece curiosi e disposti a gettarsi in una delle sfide piu` difficili della societa` dei nostri giorni: perdere popolarita` per guadagnare introspezione.
Un ‘nerd’ quindi non definisce un tipo di film, abbigliamento, libro, gioco. Piuttosto, definisce un interesse che deriva da un ragionamento. Per me, ‘nerd’ e` cio` che mi fa sogghignare e ridere, cio` che e` intelligente e profondo, cio` che richiede piu` di qualche minuto di attenzione per essere compreso ed apprezzato. Ed e` sorprendente, quanto raramente una tale ampia descrizione trovi riscontro quest’oggi.
Guardare un famoso film fatto a Hollywood che include elementi soprannaturali, o basato su un fumetto, o un libro considerato ‘nerd’, non ti rende un ‘nerd’. Trovare il materiale alla fonte, interessarsi di come il film sia stato fatto, condividere le idee discusse nel film, questo si`. Ma cio` richiede sforzo mentale, dedizione e tempo, che deve essere sottratto a qualche altra attivita` (sport, interazione sociale, etc.). Per questo, spesso, i ‘nerd’ sono considerati reietti della societa`, ma e` una questione di priorita`; nella mia vita, mi pare spesso di camminare su un sentiero stretto, precario, che si stende tra due valli profonde, che sembrano indipendenti l’una dall’altra. Tuttavia, spesso trovo legami saldi, punti di incontro saldi su cui appoggiarmi e riposare (come la commercializzazione di Game of Thrones, che offre un argomento di discussione largamente condiviso).
Per tornare al punto iniziale, cio` che preferisco fare nel tempo libero e` scrivere, ma non in modo critico, leggere, ma non in modo critico, guardare film e serie tv, ma non in modo critico. Togliere le lenti professionali e semplicemente lasciarmi andare, immergermi nella narrazione (pericolo gravissimo, per il critico!) e soffrire e gioire con i personaggi. E cio` accade solo quando leggo o guardo fantasy e fantascienza.
Non che cio` sia una novita`, eh. Sin dalla tenera infanzia, le mie storie preferite includevano elementi magici, superpoteri, trame complesse e solide, dialoghi intelligenti, sarcastici e leggermente criptici, giochi e indovinelli. Per me, questo e` ‘nerd’ e ‘cool’. Tutto cio` non e` per nulla cambiato, ma anzi si e` intensificato. E per questo, sono grata ad Internet, a questo fantastico modo di interfacciarsi con la realta`, che diventa a portata di mano.
In conclusione di una lunga, disarticolata riflessione, nel mio tempo libero mi piace rinchiudermi in casa, leggere un buon libro, guardare un buon film o serie tv, parlare con gli amici online e navigare su internet, giocare di ruolo. E amo non sentirmi limitata dai miei impegni.
E il mio “buon proposito” per il 2012, se il mondo nono finisce, e` di continuare ad avere tempo per coltivare la mia ‘inner nerditude’.
–
Currently reading: William Gibson’s “Neuromancer”, George Martin’s “A Clash of Kings”
Currently favorite music: anything by Tempest