30
dic
11

Resolutions

In the past, I have always focused on myself: my New Year’s resolutions have always been centered on furthering my achievements, bettering my body, achieving new ambitious goals and becoming a better and stronger person.

This year, I want to focus on others: I want to try and find real friends in Los Angeles (the paucity of people I can call “friends” after 3 years spent in this city is astoundingly low – and I suspect it’s mainly my fault) and most importantly, have a better attitude towards people. Not in the sense that I will be significantly nicer, that would mean focusing on myself again. Rather, I will not expect the worst from people, but instead try to see their best.

This year, I want to trust that people , all people, can be funny, interesting and caring. Being alone in L.A. proved once again that I benefit from social interaction and people’s company, and from a schedule made of fun and work events that keeps me away from apathy (now, a “balanced” schedule would be too much to ask, so I won’t go there).

So, after a year of hard work and renounces, I will try to say “yes” more and see where that takes me. Also, I will try to be more sympathetic and willing to listen, and be less concerned with my own life, which, let’s face it once and for all, is pretty damn good.

I earned this life by working hard at it.
Now it’s time to earn some friends.

Stay tuned~

 

p.s. other random resolutions (I am a list person, after all):

- continue yoga
- dance more (there can never be enough dancing)
- explore this damn city!

… to be continued.

24
dic
11

TRAGICITA`

Molte persone si meravigliano che io abbia un blog.

Persone che conosco, che stimo, persino M., con cui passo una cospicua parte del mio tempo libero. Semplicemente, non pensano che io sia tipo da tenere un blog.
E, devo ammettere, il mio blog fino a ieri e` stato un resoconto delle mie avventure e delle mie opinioni negli Stati Uniti, un elenco opportunamente avviluppato in una confezione di argute espressioni e talvolta ironici commenti. Ma nulla che, in fondo, contribuisse ad estrarre la mia personalita` dalle varie patine che la avvolgono. Patine che sono parte di me, ma che emergono continuamente e non hanno quindi bisogno di uno spazio a loro dedicato per trovare uno sfogo.
In sintesi, come ha giustamente sottolineato Serena (che, devo ammettere, non delude mai nella capacita` di precisa e succinta analisi che l’ha sempre caratterizzata, sin da quando schematizzava l’Edda di Snorri su quaderni Moleskine neri – forse 11 anni fa?), non parlavo di me e dei miei desideri, ma di cio` che dovrebbe costituire me e i miei desideri. Ecco, diciamo che ora il condizionale l’ho buttato nel cesso, e che cerchero` di essere meno ‘politically correct’ (oh, un termine cosi` congeniale al popolo statunitense) e piu` sincera, togliendo patina dopo patina e spingerndo fuori lo scheletro.

Tornando all’argomento discusso in precedenza (nel mio ultimo aggiornamento), oltre alla passione e alla dedizione, mi trovo ad essere attratta da tutto cio` che emana un alone di disperazione e tragicita`. Per fare un esempio a livello di arte ‘mainstream’, non avro` mai alcun interesse in Britney Spears o Rihanna, ma ho un amore viscerale per Lady Gaga. C’e` un sostrato disperato nella sua musica, nei suoi video, nel suo essere davanti alla telecamera e dietro al microfono; un ‘qualcosa’ che non riesco a definire, ma che mi attrae. Una dissociazione, una tragica sconnessione tra il suo successo e cio` di cui canta. Un grido barocco, urbano e attuale, incrostato di  gioielli, droghe e sesso. E certo, tutto cio` potrebbe essere una facciata costruita in studio – mi occupo di critica, sono ben cosciente dei livelli di finzione consci e inconsci che gli artisti immettono nei loro lavori -, ma cio` non toglie che ci sia un elemento spontaneo, percepibile a livello di istinto e non definibile razionalmente, che trasmette tragicita`.

Un altro esempio potrebbe essere il mio trasporto per la figura del vampiro, figura tragica per eccellenza, essere immortale condannato ad un’esistenza senza luce, senza sole, senza calore, senza amore carnale. Essere saggio, assetato di conoscenza (in ogni senso, corporea, intellettuale, sociale), escluso dalla vita e dalla morte e quindi non-morto, indefinibile onotlogicamente, se non in negativo, per sua stessa natura. Prodotto della fantasia oscura, tragica appunto, di autori che cercavano di scappare dalle costrizioni importe dal Positivismo del diciottesimo secolo, e che trovavano precario rifugio nell’immaginazione piu` sfrenata, fatta di incubi, di luoghi proibiti (cimiteri, foreste, periferie ‘pericolose’), di parti del giorno inesplorate (le ore piu` buie e solitarie della notte) e di riti considerati tabu` (pratiche sessuali, scambio di sangue, piacere da cercarsi al di la` del sesso matrimoniale devoto alla procreazione). E quindi, amo il Dracula di Bram Stoker, eterno amante tragico, amo il misterioso Vampiro di Polidori, amo i tragici protagonisti di Anne Rice, il crudele Lestat (e sulla cui interpretazione da parte di Tom Cruise dovro` scrivere a parte), l’infelice Luis e l’assetata Claudia; ma non posso amare le degenerazioni commerciali come la trilogia di Blade, o i vampiri ‘cattivi’ del blockbuster Van Helsing, o la terribile interpretazione dei cainiti della trilogia di Underworld. Men che meno, va da se`, la piu` recente saga di Twilight. Ecco, questa spazzatura non e` tragica, o meglio, e` tragicamente svuotata di ogni introspezione che possa rendere i personaggi capaci di qualsiasi emozione o regionamento.
Non e` questione di snobismo basato sul successo dei prodotti in questione: Dracula o le saghe di Anne Rice sono considerate letteratura popolare e vi sono numerosi adattamenti, sia a livello cinematografico che nell’industria dei vidogiochi e dei giochi da tavolo. Hanno un seguito, che qualche tempo fa era tanto agguerrito come le mamme e le adolescenti che ora si strapperebbero vestiti e capelli per poter stringere la mano ai loro idoli ‘soprannaturali’.  E` interessante, certo, che la moda del vampirismo abbia toccato eta` piu` tenere, abbia sfondato la barriera del genere horror e il limite della minore eta`; ma queste figure estreme, barocche e spregiudicate in realta` riflettono, a livello esteriore, l’estetica mista e sfrenata dei giovani di oggi. Peccato si sia persa tutta la parte intellettuale, in cui le stesse figure, complice l’immortalita`, esibivano una conoscenza impossibile, interminabile, costruita secolo dopo secolo e invidia degli esseri umani che arrivavano ad assaporarla senza venire azzannati prima. Quindi si stabiliva uno scambio di desideri impossibili tra umani e vampiri, un gioco di potere e fragilita` che in fondo costituiva il fascino maggiore dei testi sopracitati: il gusto del proibito, della condanna di una vita eterna ma incompleta.
Ora cosa rimane? Pelli luccicanti, vampiri con la crema solare, dubbiose unioni con i licantropi. Mah.

In conclusione, il popolare e il ‘mainstream’ non sono opposti al tragico e all’introspettivo; non giudico in base al successo di pubblico, e non cerco ad ogni costo di essere contro, di essere alternativa ad ogni costo. Al contrario, sono convinta che se la maggior parte della gente che incontro avesse i miei interessi, ne sarei felice. Forse uscirei di piu`, il che potrebbe sembrare controproducente stando a quanto detto prima. Ma l’interazione sociale produttiva, in cui si discutono diverse interpretazioni e si scambiano opinioni, sebbene molto proficua, e` purtroppo rara.

Il tragico, per me, e` una sfumatura, un accenno che si coglie negli sguardi, tra le parole scritte, nei movimenti del corpo, nell’inflessione della voce. Un segno a cui il mio corpo risponde, riconoscendolo, sentendolo vicino e attraente.
Ci sono altre sfumature che mi attraggono, ma questa e` un’altra storia, per un altro giorno.

[edit: questa conclusione non mi soddisfa, ma ho poco tempo, il post e` stato promesso, e devo andare ; ci tornero` sopra in futuro, tempo permettendo]

Currently reading: “Neuromancer” by William Gibson
“A Clash of Kings” by George Martin

Currently listening to: Lady Gaga, “Marry the Night”
Korn, “Forsaken” (Queen of the Damned OST)

23
dic
11

Buoni propositi

Buoni propositi

Ultimi giorni dell’ultimo mese del 2011, poco prima di Natale, da sola a Los Angeles. Famiglia, amici e colleghi, tutti troppo distanti per un contatto che vada oltre una telefonata, una “skypata” (ahi, suona proprio male) o un piu` tradizionale biglietto di auguri.

Abbastanza tempo libero da poter dedicare giornate intere a leggere, pensare e scrivere. Uno di quei rari momenti, nel mio solito, caotico tran tran, in cui riflettere non rima con perdere tempo. Una situazione che molti, io stessa in molte occasioni durante l’anno, definirebbero ideale.

E cosi` la mente inizia a vagare, spinta da un commento sagace su Google+, una foto interessante su Imgur, un video commovente su Youtube. E i pensieri si fanno rivoli, con piccole deviazioni e continui spunti che le dita non riescono a fermare sebbene si muovano veloci sulla tastiera. Pensare, e pensare cosi` intensamente che le lacrime salgono agli occhi, che la testa inizia a dolere, che ci sente intrappolati nelle prigioni di carne del nostro corpo.

Ecco, divagare, appunto.

In una situazione cosi` perfetta, dunque, ci si aspetta che i veri interessi, le vere aspirazioni, le vere passioni emergano. Con tanto tempo libero a disposizione, ecco che le le attitudini di un individuo dovrebbero emergere, spontanee e non trattenute da legami di tempo, di affetti, di impegni ‘precedentemente fissati’. Ore ed ore a disposizione, i regali comprati e impacchettati, il lavoro del trimestre precedente finito, gli auguri fatti, i progetti per il nuovo anno iniziati: una grande, enorme quantita` di tempo per me stessa. Dunque, che fare?

Se dovessi dare ascolto alle mie inclinazioni durante il tempo libero, allora saprei di certo di stare sbagliando tutto. Una volta chiusi i libri, conclusi i corsi, scritti i saggi, visti i film, terminate le domande di fondi e gli abstracts per varie conferenze, non ne voglio piu` sapere di cio` che costituisce il mio lavoro. Non che mi spiaccia, intendiamoci. Adoro insegnare, amo scrivere e leggere in modo critico, sono orgogliosa dei miei risultati accademici. Tuttavia, questo e` lavoro. Tempo libero significa ben altro, nella mia psiche. Non certo attivita` fisica, sebbene continui ad andare in palestra, e a fare yoga ogni mattina; mi piace curare il mio corpo e sentirlo reagire con prontezza a qualsiasi occasione richieda prestanza fisica nel mio quotidiano, ma non vi dedicherei giornate intere. Persino ballare non potrebbe riempire le mie giornate: mi serve, a volte in modo spasmodico, ma non e` cio` che farei nel mio tempo libero, se ne avessi regolarmente a disposizione.
Non certo musica, sebbene senta spesso il bisogno di una colonna sonora nelle mie attivita` di ogni giorno; sono grata per i gruppi, i cantanti e i musicisti che riempiono le mie giornate di suoni e armonie, che rendono epiche le mie altresi` insipide avventure (non dovrebbe sorprendere che io ascolti cosi` tanto metal; la realta` ha bisogno di una certa epicita` – e passatemi il neologismo). Ma per scrivere e concentrarmi, il silenzio e` di solito il miglior compagno per la mia mente (come in questo momento, dove il ritmico battere del martello dei vicini e` l’unico, fastidiosissimo, rumore).

Per evitare una lunga lista di cose che potrebbero sembrare cio` che preferisco fare nel mio tempo libero, ma non sono (inclusi, in diversi ordini di piacevolezza, sesso, cucinare, uscire con gli amici, parlare con i miei genitori, decorare la mia casa, guardare serie tv su Internet, studiare in un cafe` – Starbucks incluso, hanno le migliori decorazioni natalizie!), tagliero` corto e andro` dritta al punto.

Ma prima, la scintilla che ha originato questo ‘flusso di coscienza’: un’immagine da Imgur.

Come ogni mattina (o sera, dipende dagli impegni), oggi ho controllato Imgur e Pinterest. Il che somma un po’ la difficile coesistenza della mia parte maschile (predominante nel privato) e di quella femminile (che regna sovrana nella sfera pubblica): in altre, succinte parole, mi piacerebbe essere un ragazzo e comportarmi come un ragazzo, ma sono cosciente del mio corpo e di cio` che la societa` si aspetta da me, e trovo sia divertente sia semplice adattarmi.
Ora, so che cio` e` spesso etichettato come ipocrisia. Ho una moltitudine di amici anticonformisti, che amano rompere le regole, non rispettare le convenzioni e sconvolgere le morali dominanti.  In alcuni momenti della mia vita, ho voluto anch’io essere contro, andare contro, buttarmi contro. In inglese, “been there, done that”. Ma non e` il mio stile. C’e` voluto molto tempo, e molti difficili confronti con me stessa (incluse alcune fondamentali discussioni con altre parti di me che, in diversi periodi, si sono manifestate in modo evidente – chi conosce Dalhar sa di cosa parlo), per giungere a questa conclusione. Ma una volta compreso questo mio aspetto, tutto e` diventato piu` chiaro. Non amo la notorieta`, ma voglio che mi sia riconosciuto il valore di cio` che ho fatto e faccio. Non amo espormi, ma non c’e` nulla, e nessuno, che potrebbe smuovermi da cio` che ho costruito negli anni, cio` in cui credo e a cui sono arrivata con feroci discussioni con amici vicini e lontani (speciali menzioni a Giovanni e Serena, ampiamente meritate). Non amo essere estrema, ma accetto e comprendo chi lo e`. Non accetto nulla che non sia almeno ‘ottimo’ nella mia scala di valutazione, soprattutto se sono io a farlo/produrlo.

E questa puntigliosita` e precisione si riflette nelle mie scelte in materia di colleghi, amici e conoscenze. In quest’ultimo anno, in particolare, ho notato un acuirsi della mia selettivita`. Persone che conosco o incontro, e che ritengo monotone, noiose o semplicemente non interessanti, scompaiono ai margini della mia attenzione. Altre emergono, o restano saldamente ai vertici del mio interesse. Purtroppo, queste persone sono rare, e vivono molto, molto lontane le une dalle altre. Persone che mettono link divertenti e commenti sagaci su Internet, che hanno avventure o storie incredibili, che sanno usare correttamente la lingua (sia morfologicamente che semanticamente), che risultano piacevoli senza sforzo, con cui riesco a comunicare in modo naturale, diretto e rilassante. Persone che non devo ‘tollerare’, ma che ho invece bisogno di vedere, con cui voglio interagire e i cui ‘updates’ attendo con impazienza.
Ecco, queste persone, appunto, e per ricollegarmi all’idea principale di questo sbrodolamento telematico, sono la ragione per cui, nel mio tempo libero, l’attitudine che emerge e` quella di essere ‘nerd’.

Ora, potremmo discutere per ore su cosa significa essere ‘nerd, ‘geek’, o qualsiasi altro termine con connotazioni piu` o meno negative. Ma la foto sopra tocca un punto importante: essere ‘nerd’ va di moda – incredibile, si`, scommetto che qualsiasi ‘nerd’ di vecchia data si stia ancora pizzicando per vedere se possa davvero essere che quella parola sia diventata ‘cool’. Il problema e`, il ‘nerd’ che va di moda non ha nulla a che fare con cio` che io, e penso qualsiasi ‘nerd’, intendo con quell’espressione.
I veri ‘nerd’ sono ancora ‘nerd’, e come al solito appaiono raramente in tv o nei giornali trendy. I veri ‘nerd’ si incontrano ancora nei negozi di giochi e fumetti, attorno a un tavolo a giocare a D&D, Warhammer o Magic (o qualsiasi altro gioco che abbia qualche similitudine con quelli sopracitati), a casa a leggere un buon libro, al cinema a guardare un film che hanno aspettato per anni, online nelle comunita` di discussione, in un clan su un server di WOW, o di persona, in un locale addobbato per l’occasione, a giocare a Vampires live, o su un divano per condividere la maratona di Star Wars, o in un salotto a discutere testi di Shakespeare.
‘Nerd’, per me, evoca un’idea principale, imprescindibile: passione. Passione per l’immaginazione, la precisione e l’impegno di definire quest’immaginazione e condividerla con altri, attraverso un libro, un film, un gioco, una canzone o semplicemente un racconto. Senza scadere in un’idea romantica e sdolcinata, che non si addice ne` a me ne` alla cultura che sto cercando di definire, ‘nerd’ e` un aggettivo (o nome, o verbo) che richiama dedizione e studio, principalmente per attivita` che richiedono abilita` mentale; definisce individui mai scialbi e insipidi, ma invece curiosi e disposti a gettarsi in una delle sfide piu` difficili della societa` dei nostri giorni: perdere popolarita` per guadagnare introspezione.

Un ‘nerd’ quindi non definisce un tipo di film, abbigliamento, libro, gioco. Piuttosto, definisce un interesse che deriva da un ragionamento. Per me, ‘nerd’ e` cio` che mi fa sogghignare e ridere, cio` che e` intelligente e profondo, cio` che richiede piu` di qualche minuto di attenzione per essere compreso ed apprezzato. Ed e` sorprendente, quanto raramente una tale ampia descrizione trovi riscontro quest’oggi.
Guardare un famoso film fatto a Hollywood che include elementi soprannaturali, o basato su un fumetto, o un libro considerato ‘nerd’, non ti rende un ‘nerd’. Trovare il materiale alla fonte, interessarsi di come il film sia stato fatto, condividere le idee discusse nel film, questo si`. Ma cio` richiede sforzo mentale, dedizione e tempo, che deve essere sottratto a qualche altra attivita` (sport, interazione sociale, etc.). Per questo, spesso, i ‘nerd’ sono considerati reietti della societa`, ma e` una questione di priorita`; nella mia vita, mi pare spesso di camminare su un sentiero stretto, precario, che si stende tra due valli profonde, che sembrano indipendenti l’una dall’altra. Tuttavia, spesso trovo legami saldi, punti di incontro saldi su cui appoggiarmi e riposare (come la commercializzazione di Game of Thrones, che offre un argomento di discussione largamente condiviso).

Per tornare al punto iniziale, cio` che preferisco fare nel tempo libero e` scrivere, ma non in modo critico, leggere, ma non in modo critico, guardare film e serie tv, ma non in modo critico. Togliere le lenti professionali e semplicemente lasciarmi andare, immergermi nella narrazione (pericolo gravissimo, per il critico!) e soffrire e gioire con i personaggi. E cio` accade solo quando leggo o guardo fantasy e fantascienza.
Non che cio` sia una novita`, eh. Sin dalla tenera infanzia, le mie storie preferite includevano elementi magici, superpoteri, trame complesse e solide, dialoghi intelligenti, sarcastici e leggermente criptici, giochi e indovinelli. Per me, questo e` ‘nerd’ e ‘cool’. Tutto cio` non e` per nulla cambiato, ma anzi si e` intensificato. E per questo, sono grata ad Internet, a questo fantastico modo di interfacciarsi con la realta`, che diventa a portata di mano.
In conclusione di una lunga, disarticolata riflessione, nel mio tempo libero mi piace rinchiudermi in casa, leggere un buon libro, guardare un buon film o serie tv, parlare con gli amici online e navigare su internet, giocare di ruolo. E amo non sentirmi limitata dai miei impegni.

E il mio “buon proposito” per il 2012, se il mondo nono finisce, e` di continuare ad avere tempo per coltivare la mia ‘inner nerditude’.

Currently reading: William Gibson’s “Neuromancer”, George Martin’s “A Clash of Kings”

Currently favorite music: anything by Tempest

16
dic
11

Bustina natalizia: 16 dicembre 2011

It’s been a while.

Mesi e mesi dall’ultimo post, e non neanche il perche`. Potrei dire che sono stata impegnata, e sarebbe vero. Potrei dire che avevo cosi` tanto da leggere e scrivere che una volta finiti i doveri lavorativi, non volevo piu` scrivere. E forse anche quello sarebbe vero. Ma la verita` e` che ho dovuto pensare, riconsiderare, cambaire alcune delle mie priorita`, e sentivo di non voler condividere cio` con altri.  La mia estate e il mio autunno (dato il lasso di tempo consistente, le stagioni si prestano piu` dei mesi come unita` di misura) sono stati intensi, difficili e sfiancanti. Mi sono spinta oltre qualsiasi limite mai raggiunto prima, e ne sono uscita tutta intera, e in piedi. Ma i colpi si fanno sentire quando cambia il tempo… sara` la pioggia degli ultimi giorni, o il fatto che sono finalmente “in vacanza”, o il mio nuovo status di “ABD” (All But Dissertation, cioe` un prestigioso limbo a cui si accede dopo aver passato tutti gli esami di dottorato e aver scritto il prospetto della propria tesi), ma oggi voglio scrivere. Da qualche settimana voglio scrivere, in effetti, e cio` potrebbe rendere questo ‘sbrodolamento’ di pensieri abbastanza sincopato, sparso, difficile da seguire. Ma mi perdonerete, e` piu` per me che per un pubblico.

Quest’estate ho insegnato tre corsi di lingua italiana, creandone uno da zero, sia a studenti universitari che a studenti liceali. Cio` si e` rivelato problematico, in quanto giugno avrebbe dovuto essere il mio mese “libero” e si e` invece trasformato in una veglia continua, nel vano tentativo di scrivere, produrre materiale didattico, insegnare diverse ore al giorno e cercare di prepararmi per il primo esame di dottorato. Tuttavia, so bene come mi sia piu` semplice lavorare sotto pressione, e infatti tutto ha funzionato bene – sebbene fosse da molto che non provavo quella fitta lancinante allo stomaco, la sensazione di non essere pronta, la minaccia di un potenziale disastro.

Archiviati i corsi estivi e il primo esame, sono volata in Italia per tre settimane, la visita annuale piu` breve da quando mi sono trasferita (ormai sono 4 anni e mezzo); inoltre, mi ha accompagnata M., quindi non ho avuto una vera occasione di ritrovare le mie radici e stare a casa. Abbiamo girato in lungo e in largo, il che e` stato piacevole ma non mi ha fatto davvero sentire a casa.

Una volta tornata, piu` stanca di prima, la scuola e` cominciata, e sono stata investita dal quarter piu` difficile della mia carriera scolastica. Un nuovo libro con cui insegnare un nuovo, impegnativo corso di italiano intermedio, il secondo esame scritto di dottorato e l’esame finale, orale, in cui dovevo difendere l’idea della mia tesi. Le mie giornate si sono ripetute con ritmo seratissimo e sempre uguale: sveglia, lezione, ora di ricevimento, pranzo veloce, studio, preparazione delle lezioni successive, cena, attivita` serali (una per ogni sera della settimana, tra lezioni private, il team di salsa, etc.).
In piu`, M. stava cercando lavoro ed era spesso di malumore, il mio team di salsa stava preparando uno spettacolo per un evento privato, e una serie di eventi e collaborazioni si sono presentati tutti insieme (tra cui la nostra nuova conferenza a UCLA da organizzare, un evento sul cinema neorealista con cui collaborare, gli articoli per l’ItaloAmericano da scrivere, l’annuale appuntamento con Cinema Italian Style…) .
Ancora una volta, sono sopravvissuta e ho portato a termine tutti i miei doveri.

Tuttavia, ora che sono di nuovo in vacanza non riesco a rilassarmi. Sono spesso tesa, sempre convinta che mi stia dimenticando qualcosa di importante, e sempre al lavoro. Dopo una breve parentesi in Florida per il matrimonio di una cara amica, sono di nuovo al computer o sui libri tutto il giorno, ma senza alcuna gioia. E` diventato un meccanismo con cui evito di sentirmi pigra ed inutile, ma non ho la solita carica e serenita`. Al contrario, ho una curiosa difficolta` ad esternare le mie emozioni, il che causa continui ‘overflow’ di emozioni. In altre parole, continuo a scoppiare a piangere nei momenti meno opportuni, il che crea situazioni davvero imbarazzanti.
Nel cercare ragioni per questa  situazione alquanto singolare, mi sono detta che forse ho nostalgia di casa (non posso volare a Verona per queste vacanze natalizie), che i problemi tra la mia coinquilina e il mio ragazzo (non si sopportano) potrebbero essere la causa, che dovrei prendermi una pausa dal lavoro, etc.
In realta`, non sono sicura di cosa scateni queste reazioni emozionali. Di certo mi manca un posto da chiamare “casa”, in cui poter rilassarmi e sentirmi a mio agio, un posto da decorare e far diventare ‘mio’, e so che cio` gioca un ruolo molto importante nella mia serenita`. Inoltre, al momento mi sento esclusa da tutti i gruppi che abitualmente frequento, il che non aiuta: tra il gruppo di yoga, il gruppo di salsa, i colleghi e gli amici degli amici, temo di non essermi concentrata molto sul creare rapporti profondi e duraturi. Non ne ho il tempo.

Trovare del tempo per curare i rapporti umani e`percio` diventato una nuova priorita`, e partendo dal rapporto con me stessa : il regalo che mi sono concessa per festeggiare il mio nuovo status ABD, quindi, e` stato cominciare yoga, un progetto che avevo nel cassetto da qualche anno e che si e` finalmente concretizzato. Dopo aver chiesto consiglio all’esperto in materia, A., la mia attenzione si e` focalizzata sullo stile Ashtanga, e precisamente quello praticato nella citta` di Mysore, in India. Pratica individuale in un ambiente comune, il che sembra essere stato ideato appositamente per le mie esigenze. Svegliarmi ogni mattina alle 6:20 am e spingermi ai limiti della resistenza e flessibilita`del mio corpo mi fa davvero bene, riempie un vuoto di cui non ero nemmeno consapevole. Tuttavia, e` un’attivita` che non produce alcun risultato a livello sociale (infatti, l’unica lezione guidata, di gruppo, a cui sono andata, e` stata un’esperienza disastrosa), e anzi mi trovo a disagio nell’interagire con gli altri occupanti del piccolo studio. E` come un’oasi di “me time” che non voglio venga inquinata da presenze esterne, di qualunque tipo. Non so se questi siano i giusti sentimenti nel praticare yoga.

TBC

08
mar
11

Espressioni inglesi: “tight” (slang californiano)

Mr. B. docet:

“Tight” significa “cool,” o meglio, “awesome.”
E` usato in California, specialmente nell’ambiente delle fraternities/sororities.
Si trova in espressioni come “supertight” , “not THAT tight,” “NOT tight”  e anche “tight as fuck”.”

A quanto pare, lo usano sia ragazze che ragazzi.

08
mar
11

Bustina Quotidiana: 7 marzo 2011

La mia vita procede davvero a ritmi forsennati, mi pare di non aver aggiornato il blog da settimane e invece sono passati solo 5 giorni… 5 giorni intensi!

A livello accademico, il quarter sta finendo, proprio quando mi stavo abituando al nuovo tipo di insegnamento.  Tuttavia, sono sollevata, il trimestre e` stato sin troppo intenso per numero di saggi da correggere e totale di notti passate in bianco a preparare lezioni.
Ho dovuto sacrificare molto al lavoro in questi mesi; su tutti, la mia adorata famiglia salsera a Mambo Inc.  Nonostante aver lasciato il gruppo di esibizioni mi rattristi ancora, ho guadagnato cosi` tanto tempo libero che a volte voglio piangere di gioia. Ho finalmente qualche sera libera da poter passare con gli amici o da sola, a lavorare o guardare un film. Potrei persino ricominciare ad usare Netflix!

Gli sforzi ‘lavorativi’ sono inoltre stati premiati: venerdi` la mia lezione e` stata finalmente ottima, e molti studenti mi hanno mandato email durante il weekend per ringraziarmi di un bel corso insieme. Ciliegina sulla torta, sono riuscita (ancora una volta non dormendo) a fare una studyguide per il final per gli studenti, cosa che li ha resi felicissimi.

Oltre al lavoro, il solito ‘rollercoaster’ di extra lavoro e studio, con un saggio che devo sputare fuori in due settimane , la preparazione per gli esami, le lezioni private, la pianificazione dei corsi estivi…

Ma cio` che ha reso questi giorni davvero lunghissimi ed intensi e` stao l’aspetto sociale; sono uscita un sacco e ho scoperto che, se prendo l’iniziativa e organizzo degli eventi, mi diverto anche un sacco. A parte frequentare di piu` l’Istituto Italiano di Cultura (mercoledi` scorso ho visto “Tutta la vita davanti” con Mr. B, questo mercoledi`con lui e alcuni amici andro` a vedere la premiere statunitense del DVD de “I Clowns” di Fellini), giovedi` con i colleghi ho preparato un compleanno a sorpresa, e venerdi` il grande evento: una cena per ben 25 persone (!!) organizzata a casa di Erika per gli studenti dell’Italian Club a UCLA, alcuni Graduate Students e persino un professore!

Mr. B si e` rivelato un cuoco incredibile e ha cucinato bruschette, pasta fatta a mano (pici all’aglione), farfalle alla carbonara, melanzane alla griglia e dei deliziosi saltinbocca con l’aiuto della sottoscritta e un paio di altre persone.
Cucinare in compagnia e` davvero divertente – non vedo l’ora di replicare. In piu`, l’atmosfera era davvero ideale, tranquilla, rilassata, di grande confidenza – cosa piu` uncia che rara in molti dipartimenti a UCLA e in generale. Mi ricorda quasi i party organizzati dai nostri professori a Ohio State, ma questo e` stato anche meglio! :)

Il weekend e` stato costellato di lezioni private (Erika e Patrice) e ho finalmente conosciuto il mio nuovo “studente”, il simpatico Chris Meledandri, produttore a Hollywood. Incredibile come la gente piu’ influente e di successo sia anche la piu` modesta e piacevole.

Unica nota negativa di questi giorni, ieri sera, dopo una bellissima serata a ballare a Hacienda, quando la gomma posteriore della mia Volvo ha deciso di scoppiare nel bel mezzo dell’autostrada piu` grossa degli Stati Uniti, la famigerata 405. Perdere il controllo dell’auto in mezzo a 7 corsie e` fottutamente terrificante – per qualche momento ho creduto di non riuscire a mettermi su un lato. Ma per fortuna tutto e` andato bene, ho chiamato AAA (un servizio di assistenza stradale, per il quale non potro` mai ringraziare abbastanza la provvidenza, che mi ha fatto decidere di provarlo) e un rimorchio e` venuto a prendermi. Abbiamo portato la Camimobile in un negozio di pneumatici, dove e` stata rimessa a posto – e poi sono tornata a casa verso le 5. Intuile aggiungere che oggi ero uno zombie – uno zombie con una montagna di lavoro da portare a termine!
Ma sono riuscita a fare quasi tutto, gli articoli per la nostra rivista di dipartimento sono recensiti, ho comprato i biglietti per il concerto di giovedi`, ho avuto due meetings per quest’estate…. la solita routine che mi tiene in ufficio fino alle 10 di sera, insomma – e oggi non fa eccezione.

Ora palestra e poi a casa a riposare.

Questa settimana si prospetta ancora piu` intensa, se possibile: devo finire di correggere i saggi dei miei studenti, finire il mio saggio, e ancora una volta fare fronte a moltissimi – e piacevolissimi – impegni sociali. Domani forse al cinema a Santa Monica a vedere The Adjustment Bureau, mercoledi` all’Istituto di cultura per “I Clowns” di Fellini, giovedi` a vedere un concerto della Symphony di UCLA, venerdi` festa per la fine degli esami di Brittany e sabato vedremo.

Diciamo che, per ottimi motivi, non vedo l’ora che sia venerdi`….

Stay tuned!

Music: Pandora – at the moment Tom Petty’s delightful music is playing

03
mar
11

Bustina quotidiana (?): 2 marzo 2011

Dopo il primo weekend tranquillo da molto (troppo) tempo, mi sono resa conto che, tolto il ragazzo e tolto il gruppo di salsa, ho un sacco di tempo libero! Sono riuscita a fare alcune lezioni private, a studiacchiare, correggere alcuni test e paper, mandare email, parlare su Skype con mamma e papa` e Momi… che figata.

Dovrei smetterla di sovraccaricarmi di impegni e cercare di rilassarmi e godermi qualche momento riservato solo a me stessa.

Il trimestre invernale e` quasi finito, e davvero non ne posso piu`, per varie ragioni, quasi tutte legittime.
Questa settimana, cerco solo di stare a galla, con impegni su impegni e praticamente tutte le sere impegnate.
Lunedi` sono riuscita a rimanere in ufficio fino alle 23.30, e in palestra fino alle 00.20. Incredibilmente, la palestra di UCLA e` strapiena di gente a mezzanotte!
Martedi` l’Italian Club a UCLA ha organizzato un evento chiamato “Carnevale” – che col vero Carnevale non ha nulla a che fare. Perlopiu`, e` stata una festa di fine febbraio, in cui i ragazzi hanno decorato delle maschere, giocato a Tombola (che gli ho insegnato io), parlato italiano, mangiato, etc. Il momento piu` bello della serata, come al solito, e` stata l’esibizione dei Graduate Students del dipartimento di musica a UCLA, che hanno cantato e suonato varie arie da alcune opere (tra cui la mia adorata Butterfly di Puccini).
Mercoledi` – oh, oggi! – giornata piena, apertasi da Bay Cities a Santa Monica e chiusasi in bellezza con la proiezione gratuita del film di Virzi` “Tutta la vita davanti” all’Istituto Italiano di Cultura.

Bay Cities stamani: unico scopo era rifornire le scorte di Lavazza Qualita` Rossa (tragicamente finite le settimana scorsa) e prendere un caffe` con Mr. B., una recente aggiunta alla lista delle persone con cui mi piace passare (molto) tempo.
Tuttavia, Mr. B. ha suggerito un locale davvero squisito, a Santa Monica, una coffee/tea house con prodotti particolari ed esotici: si chiama “Funnel Mill.”
Ecco un paio di foto del locale e del (delizioso) “siphon coffee” che ho preso.

Inutile aggiungere che, data la piacevolezza del locale, ci siamo fermati a chiacchierare per un bel po’!

Domani sera Champagne Thursday (il solito incontro del giovedi` sera con le mie fantastiche colleghe) e poi venerdi` cena con l’Italian Club, alcuni colleghi e il professor Harrison!
Il weekend di nuovo calmo (hurray!), con un sacco di lezioni private :)

Mi e` stato fatto notare che parlo poco della mia vita sentimentale sul blog: well, e` perche` e` l’unica parte della mia vita fuori controllo, a cui non riesco a dare forma e ordine. Chiusa una storia che davvero sembrava perfetta e destinata a durare parecchio, mi trovo a fare i conti con la semplice realta` dei fatti: che sentimenti e attrazione non obbediscono alle regole della logica, anche se a volte mi piacerebbe che fosse cosi` semplice.
Faccio davvero fatica a gestire il groviglio di emozioni che purtroppo fa sentire la propria insistente presenza nei momenti meno opportuni – e vorrei avere le istruzioni per far stare zitta la mia sciocca coscienza, influenzata da una morale mio malgrado cattolicheggiante, e seguire i miei desideri.
Non seguirli, infatti, porta ad una conseguente, altissima frustrazione (caso in esame: presente).

Per chiudere, uno dei motivi per cui le mie relazioni spesso naufragano – e una delle cause del mio stress quasi costante: la montagna – letterale – di lavoro che invade la mia scrivania ad ogni fine di trimestre!

28
feb
11

Espressioni Inglesi: The “Walk of Shame”

Ho imparato una nuova espressione, ultimamente – o meglio, un nuovo concetto, che apre orizzonti a me sconosciuti: la vita degli undergraduates nelle universita` americane.
Come ho menzionato in passato, qui gli studenti ‘undergraduate’ (cioe` all prima laurea, “laurea breve’ all’italiana) vivono nei dormitori o nelle case comuni delle varie ‘fraternities’ e ‘sororities’ (capitolo a parte della cultura giovanile statunitense, di cui tornero` a parlare al piu` presto, dopo che mi saro` fatta spiegare per benino come funzionano da una nuova conoscenza). Di conseguenza, la vita e` condivisa, nel bene e nel male.

Ecco, l’espressione che introdurro` oggi si riferisce alle situazioni che rientrano nella categoria di ‘male:’ quando una ragazza (ovviamente il concetto non si applica ai ragazzi…) esce nel weekend e va ad un ‘cool party’ nelle vicinanze del campus, si ubriaca, balla e fatalmente finisce in camera di qualche bellimbusto a continuare le danze orizzontali… Ecco, la mattina dopo, la stessa ragazza si sveglia, e, presa dal panico e in preda ad una sbornia colossale, si riveste con gli stessi striminziti indumenti della sera prima, cerca di tamponare il trucco sfatto sul viso, tenta inutilmente di domare i capelli sconvolti da una notte caliente e torna mestamente a piedi nella sua camera/casa comune.

Questa ‘camminata’ verso casa, sotto gli occhi divertiti dei mattinieri passanti, e` definita “walk of shame.”
A quanto pare, e` un fenomeno diffuso nei campus americani, tanto che ho trovato questo articolo – davvero interessante – con consigli utili su come gestire una “parade of embarrassment.”

WALK OF SHAME ARTICLE

A presto!

25
feb
11

Bustina quotidiana: 25 febbraio 2011

Settimana durissima, come al solito.
Da due mesi a questa parte arrivo al venerdi` finita, sciupata e svuotata di tutte le energie – non dormire il giovedi` notte mi fa davvero male. Purtroppo la lezione di cinema il giovedi` finisce alle 17, e devo aspettare fino a mezzanotte prima di poter collezionare i commenti dei miei studenti e creare il “lesson plan.”
Quasi quasi non vedo l’ora di tornare a insegnare lingua…. il prossimo trimestre insegnero` dalle 9 alle 9.50 ogni mattina – e poi tutto il giorno libero! Fatico a credere che avro` il tempo di andare in palestra, studiare… magari riusciro` persino a vedere l’oceano! /sigh

Nel weekend, una  collinetta di papers da correggere (piccina, se comparata alla montagna della settimana scorsa), tre lezioni private e sabato sera a cena in un ristorante gestito da due reggioemiliani!

~ Stay tuned!

 

23
feb
11

Bustina Mensile: 22 febbraio 2011

Ecco appunto, si diceva di scrivere piu` spesso: ho ridotto le pause tra un aggiornamento e l’altro da 4 a 2 mesi, un bel risultato non c’e` che dire.

Avrei da scrivere pagine e pagine ogni giorno: ma proprio in virtu` della quantita`di cose che porto a termine quotidianamente (con meraviglia che si rinnova continuamente, in corrispondenza di ogni limite di umana sopportazione che abbatto) non ho tempo per scrivere.
Come sempre, da quattro anni a questa parte, lavoro troppo. Los Angeles puo` uccidere, se uno si lascia prendere dal ritmo forsennato e dalla moltitudine di opportunita` che si presentano costantemente nella seconda citta` piu` popolata degl Stati Uniti. Ad esempio, mentre scrivo, sto perdendo uno screening gratis dei fratelli Taviani e di Bellocchio all’Istituto Italiano di cultura… ma come faccio ad andare?
Sono in ufficio tutti i giorni dalla mattina presto alla sera tardi, non riesco a uscire tutte le sere – purtroppo sto diventando troppo vecchia per le mie proverbiali notti in bianco.

L’overdose di lavoro si manifesta in modo particolarmente intenso nella mia vita privata. Per usare un linguaggio ‘cinematografico,’ la mise-en-scene del mio piccolo studio a West Los Angeles rispecchia il mio ritmo di vita attuale: una parvenza di ordine, qualche elemento caotico e la sensazione di non vivere a fondo alcuna situazione. Eh, per quello ci vorrebbe tempo. Continuando in termini filmici, l’editing del mio tempo libero ha subito alcuni tagli e il montaggio si e` fatto meno lineare: ho dovuto lasciare il gruppo di salsa con molti rimpianti, ho aggiunto qualche lezione privata, ho aumentando il tempo dedicato agli amici.
A livello di costi di produzione, non sono mai stata cosi` povera: Los Angeles costa davvero tantissimo, e faccio fatica a stare a galla finanziariamente. Tuttavia, la situazione dovrebbe migliorare in estate, quando potro` finalmente lavorare off campus, e l’anno prossimo, quando avro`un sostanzioso aumento di stipendio (ole`!).

Cambiando tono e discorso, buone notizie, fresche di settimana: dato che questo quarter sto insegnando il corso di cinema italiano (come assistente per il Professor Harrison), ho avuto la possibilita`di insegnare due lezioni sul mio argomento di tesi (il cinema politico di Elio Petri) a una classe di 180 studenti. Yikes!
E` andato tutto benissimo, per fortuna, e la mia analisi e` piaciuta molto anche al mio professore :)
Le lezioni sono state filmate e sono disponibili online – fatemi sapere in privato se volete link e accesso per vederli! Io non ho voglia di sentire la mia voce registrata e il mio pessimo accento in inglese :P

Ottime notizie anche dal corso di latino che sto seguendo: sono riuscita a superare me stessa e andare oltre il 100% di risposte esatte nei due quiz e nell’esame di meta` trimestre. Se riesco a riconfermare questo risultato nell’esame finale, prometto di ubriacarmi a dovere – e metto il cugino kekko come giudice!
Avevo dimenticato quanto mi piaccia il latino: lingua precisa, meccanica, chiara, con una dignita` e solennita` incredibili. Studiarlo e` un piccolo piacere quotidiano :)

Per concludere, lavoro ed esami: ho un paio di nuovi studenti privati, uno dei quali davvero incredibile (il cui nome svelero` quando la cosa sara` confermata) e molte prospettive lavorative per l’estate – tanto devo stare qui, perche` ho l’affitto da pagare…Esami: alla mia lista di letture primarie, ho aggiunto 5 pagine di letture secondarie (5 pagine di titoli). Di nuovo, se ne esco viva a fine maggio mi sbronzo.

Ecco una foto del mio tavolo in ufficio, sommerso di libri da leggere…

Piccola considerazione finale, mentre le note de “Il Mantello e la Spiga” di battiato mi fanno commuovere: per fortuna che a Los Angeles c’e` sempre il sole e c’e` sempre caldo, o impazzirei.
Penso proprio che ora non sarei capace di trasferirmi al freddo…

Stay tuned!

 

 

 




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