Due mesi mi separano dal mio venticinquesimo compleanno, e prima che tal fatale data arrivi ritengo necessario un piccolo raccoglimento.
Ventiquattro anni passati in Italia, e questo ultimo, venticinquesimo anno negli Stati Uniti: molti cambiamenti in un periodo relativamente molto breve, e grandi soddisfazioni.
Posso ritenermi realizzata al massimo delle mie possibilità? Sicuramente sì.
Posso fare di più? Sicuramente sì.
Espandere il limite delle mie conoscenze e i miei orizzonti è sempre stato un passaggio fondamentale e ricorrente nella mia vita: periodicamente sento il bisogno impellente di “cambiare aria”, e tale mutamento può avvenire a livello fisico – un viaggio – o intellettuale – lo studio di un nuovo argomento -.
Ultimamente ascolto spesso questa radio che propone musica classica senza interruzione – sponsorizzata dalla Ohio State University. La musica classica da sempre mi invoglia allo studio, soprattutto a ciò che definisco lo studiar cortese, cioè materie umanistiche, per il diletto del mio animo.
A proposito di ciò, ecco il secondo abstract per la classe di “Renassaince Bodies”, che diventa di volta in volta più interessante.
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Oggi in classe abbiamo discusso Castiglione e il suo “Cortegiano”, libro di etichetta (‘book of manners’) di corte che propone concetti molto interessanti come la grazia, virtù naturale impreziosita dalla pratica della sprezzatura, concetto davvero molto interessante che… lascio al parola a lui.
XXVI.
Chi adunque vorrà esser bon discipulo, oltre al far le cose bene, sempre ha da metter ogni diligenzia
per assimigliarsi al maestro e, se possibil fosse, transformarsi in lui. E quando già si sente aver fatto
profitto, giova molto veder diversi omini di tal professione e, governandosi con quel bon giudicio
che sempre gli ha da esser guida, andar scegliendo or da un or da un altro varie cose. E come la
pecchia ne’ verdi prati sempre tra l’erbe va carpendo i fiori, cosí il nostro cortegiano averà da
rubare questa grazia da que’ che a lui parerà che la tenghino e da ciascun quella parte che piú sarà
laudevole; e non far come un amico nostro, che voi tutti conoscete, che si pensava esser molto
simile al re Ferrando minore d’Aragona, né in altro avea posto cura d’imitarlo, che nel spesso
alzare il capo, torzendo una parte della bocca, il qual costume il re avea contratto cosí da infirmità.
E di questi molti si ritrovano, che pensan far assai, pur che sian simili a un grand’omo in qualche
cosa; e spesso si appigliano a quella che in colui è sola viciosa. Ma avendo io già piú volte
pensato meco onde nasca questa grazia, lasciando quelli che dalle stelle l’hanno, trovo una regula universalissima, la qual mi par valer circa questo in tutte le cose umane che si facciano o dicano piú
che alcuna altra, e ciò è fuggir quanto piú si po, e come un asperissimo e pericoloso scoglio, la
affettazione; e, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda
l’arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi. Da questo
credo io che derivi assai la grazia; perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la difficultà, onde in
esse la facilità genera grandissima maraviglia; e per lo contrario il sforzare e, come si dice, tirar per
i capegli dà somma disgrazia e fa estimar poco ogni cosa, per grande ch’ella si sia. Però si po dir
quella esser vera arte che non pare esser arte; né piú in altro si ha da poner studio, che nel
nasconderla: perché se è scoperta, leva in tutto il credito e fa l’omo poco estimato. E ricordomi io
già aver letto esser stati alcuni antichi oratori eccellentissimi, i quali tra le altre loro industrie
sforzavansi di far credere ad ognuno sé non aver notizia alcuna di lettere; e dissimulando il sapere
mostravan le loro orazioni esser fatte simplicissimamente, e piú tosto secondo che loro porgea la
natura e la verità, che ‘l studio e l’arte; la qual se fosse stata conosciuta, aría dato dubbio negli animi
del populo di non dover esser da quella ingannati. Vedete adunque come il mostrar l’arte ed un cosí
intento studio levi la grazia d’ogni cosa. Qual di voi è che non rida quando il nostro messer
Pierpaulo danza alla foggia sua, con que’ saltetti e gambe stirate in punta di piede, senza mover la testa, come se tutto fosse un legno, con tanta attenzione, che di certo pare che vada numerando i
passi? Qual occhio è cosí cieco, che non vegga in questo la disgrazia della affettazione? e la grazia
in molti omini e donne che sono qui presenti, di quella sprezzata desinvoltura (ché nei movimenti
del corpo molti cosí la chiamano), con un parlar o ridere o adattarsi, mostrando non estimar e pensar
piú ad ogni altra cosa che a quello, per far credere a chi vede quasi di non saper né poter errare?
Mi piace Castiglione, davvero tanto.
Inoltre, abbiamo letto un articolo sull’importanza della posizione eretta e contenuta nei secoli XVI e XVII – davvero interessantissimo, mi spiace solo non averne copia elettronica.
A proposito di poesie, eccone una che ho sempre nel cuore, Ithaka.
Ad ogni modo, oggi giornata tranquilla – lezione con Sal, lezione con gli studentelli, pausa lettura articolo, lezione su Renaissance Bodies, ripetizioni a Nick, cena con Claude ad un ristorante giapponese molto carino, tale Shoku.
Ora piccola sessione di studio, per prepararmi alla lezione di domani di cinema!
Notte a tutti.. /yawn




