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Bustina Quotidiana: 22 giugno 2008

Una settimana dal mio compleanno.
Sette giorni rimasti, a separarmi dal compiere 25 anni.
C’è una sorta di aspettativa, di attesa per questa data – il che risulta strano, considerando come i miei ultimi tre o quattro compleanni siano scivolati via senza lasciare traccia. Venticinque anni è un’età che la maggior parte della gente considererebbe ‘giovane’; età di progetti, divertimento, viaggi e avventure. Età di poche responsabilità, di sbronze e notti in bianco, di intense storie d’amore.
Mi chiedo talvolta se io non sia cresciuta troppo in fretta, rinchiudendomi in una gabbia di imposizioni che io stessa ho creato, per poter raggiungere i miei obiettivi velocemente. Rigore con logica. Molte delle persone che conosco mi ripetono che sembro più anziana dei miei venticinque anni. Io ripeto che molte delle esperienze che le persone fanno nel decennio tra i venti e i trenta anni, io le ho passate tra i dieci e i venti. Le esperienze fanno crescere, e maturare. Talvolta dubito della mia maturità; posso essere totalmente matura nel confronto con altri, posso parlare in modo maturo e agire come una persona seria e adulta, ma mi sorprendo a chiedermi se ciò che impongo a me stessa quale atteggiamento da usare socialmente – per avere apprezzamento, e rispetto – sia davvero “me”. Mi chiedo se Camilla sia veramente soddisfatta, se gli Stati Uniti siano il luogo dove voglio vivere, se possa fare di più.

So far, so good. Amo ripetere questa frase per rassicurarmi del fatto che ciò che ho fatto sinora è abbastanza, è sufficiente. Guardando indietro, cerco di non avere rimpianti, cose lasciate in sospeso. Guardando indietro, vedo tutti coloro da cui sono fuggita perché mi avrebbero imprigionata in una rete di responsabilità che non ero pronta ad assumere. Vedo una vita diversa, più calma e sedentaria, che mi angoscia. Sento ancora vivo il desiderio di cercare qualcosa di più, che mi soddisfi, pur sapendo che è una ricerca che va fatta all’interno e non dipende dal luogo o da chi ho intorno.
Venticinque anni e vivo in un altro continente, a diecimila chilometri da casa. Ho un lavoro che mi piace e che frutta abbastanza soldi da poter vivere indipendentemente, senza dover chiedere e sentirmi
un peso. Conosco persone molto interessanti, in tutto il mondo, viaggio spesso, parlo molte lingue, sono venuta a contatto con molte culture differenti. So come comportarmi in società così da non risultare mai irrispettosa o inadeguata. So prendermi cura di me stessa e della mia casa, e so cosa voglio, cosa mi rende felice. Ho dei progetti specifici per il futuro, progetti che si stanno realizzando e per i quali devo ringraziare solo me stessa. Sono una persona indipendente, complessa, fondamentalmente stabile e realista, che crede nei propri sogni e dotata di una volontà di ferro.

Nei rapporti con altre persone, mi trovo più selettiva e più…stanca. Non ho più voglia di essere popolare ed apprezzata per ciò che non sono, non ho voglia di cercare di essere diversa, di cambiare i miei standard per qualcuno che trovo interessante. Ricerco la personalità che mi affascina ma manco di quella tensione sessuale che caratterizzava il mio atteggiamento che in molti han definito “attraente e sensuale”; ora risulto attraente, ma calamito più sentimenti di amicizia che di attrazione. Nonostante questo, trovo me stessa più attraente con il passare del tempo: più consapevole, modesta e cosciente, nonché più saggia e calma. Accetto la vita in modo più sereno, cercando di essere sempre positiva e lasciare che la negatività mi scivoli addosso – non funziona sempre, ma la possibilità di ripartire da zero qui negli Stati Uniti mi ha permesso di formare la mia vita in un modo che mi si addice e mi rende soddisfatta. Mi piace uscire con persone che tengo in stima, ascoltare della buona musica dal vivo, ballare, bere del buon vino, organizzare cene e barbecue… una vita più piena e differenziata.

Ho avuto esperienze con alcuni ragazzi, certo. Sono ancora molto distante dal cinismo che caratterizza alcune mie conoscenze, in materia d’amore. Ho notato come la mia selettività sia molto più acuta, e come mi capiti molto spesso di sentire la spiacevole sensazione di dejàvu nel parlare con nuove conoscenze. Mi sono sentita soffocare dopo un paio di appuntamenti, e ho semplicemente lasciato perdere. Non mi sento legata a Columbus, città che mi piace ma non ha un posto nel mio cuore come Verona. Non ho deciso cosa farò l’anno prossimo: dottorato a New York, o in California… secondo master a Columbus… una scuola in Europa. Non ho ben chiaro cosa voglio per me stessa, una famiglia, un lavoro che mi renda soddisfatta, un luogo dove sentirmi a “casa”. Non so se vi sia un modo per avere tutto ciò.

La settimana scorsa ho conosciuto Zach, che amo chiamare con il nome completo – Zachary Young Zwetsch. Contatto su Myspace, che generalmente ignoro. Una serie di coincidenze che hanno portato ad un incontro, e un colpo di fulmine. Un crescendo di sensazioni che non provavo da molto tempo, senza “se” e senza “ma”. Una persona che, semplicemente, mi ha fatto perdere la testa. Un sentimento tranquillo ma tenace, che non mi porta a fare gesti estremi ma a voler vedere questa persona ogniqualvolta ce ne sia occasione. Le ultime persone frequentate mi avevano stufata dopo due giorni. Zach non smette di stupirmi, e divertirmi, e sorprendermi. Un ottimo auspicio per l’inizio del mio venticinquesimo anno.

Sto guardando Firefly, con Zach. Ho comprato il dvd della serie completa. Sebbene sia la settima volta che guardo Firefly, resta la serie migliore che abbia mai visto.

Ascolto Peter Murphy e i Bauhaus e un po’ di Adam Ant, dopo il concerto. CI piace.

Ascolto, ossessivamente, il nuovo album dei Nightwish, Dark Passion Play. Un paio di pezzi sono favolosi, come “The Islander”, ballata folk

e “Last of the WIlds”, splendido pezzo strumentale

Studio spagnolo, e finalmente questa lingua mi piace. Inizio ad utilizzare piccole espressioni spagnole dovunque, che rendono il mio lessico ancora più cosmopolito e mi mettono di buon umore.
Ho fatto amicizia con la professoressa, una GTA come me di nome Sarah Sanderson (che mi odia cordialmente poiché pronuncia la “r” meglio di lei).

Vado in bicicletta, spesso.

Mi mancano gli amici e la mia famiglia – molto.

Vorrei un micio – Zach ne ha due, Sterling (pelo lungo, grigio, adorabilmente vanitoso e molto socievole, attention whore) e Ash (nero, pelo corto, timido) di cui mi sono perdutamente innamorata.

Guarderò al più presto The Incredible Hulk con Edward Norton al cinema. In DVD, ho in programma Dark Crystal e alcuni film italiani per la mia tesi di master.

Progetto una gita di famiglia e Pompei, Ercolano e Paestum – e piccole gite personali in Germania, Francia, Spagna.

Penso – molto.


2 Risposte a “Bustina Quotidiana: 22 giugno 2008”


  1. Giugno 23, 2008 alle 8:43 pm

    dai vieni in california. non te ne pentirai :)

  2. 2 coffeefairy
    Giugno 23, 2008 alle 8:47 pm

    He he dovrei :)
    Magari visito prima :D

    Mi dicono che San Francisco sia un piccolo gioiello.


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