Archivio per Gennaio 2009

31
Gen
09

Bustina extra: Chi sono io?

Ecco.

You are The High Priestess

Science, Wisdom, Knowledge, Education.

The High Priestess is the card of knowledge, instinctual, supernatural, secret knowledge. She holds scrolls of arcane information that she might, or might not reveal to you. The moon crown on her head as well as the crescent by her foot indicates her willingness to illuminate what you otherwise might not see, reveal the secrets you need to know. The High Priestess is also associated with the moon however and can also indicate change or fluxuation, particularily when it comes to your moods.


29
Gen
09

Bustina quotidiana: 28 gennaio 2009 – riflessioni d’inverno

È ormai il 29 gennaio.
Ho imparato ad amare questo numero, dato l’elevato numero di volte in cui, nella mia vita, ho dovuto e dovrò ripeterlo.

- Quando sei nata?
- Il 29 giugno…

Ecco, 5 mesi dal mio ventiseiesimo compleanno, serata giusta per fare elucubrazioni su come io sia cambiata.
Quest’oggi abbiamo avuto uno snow day, cioè una giornata in cui la neve raggiunge livelli tali per cui l’università chiude i battenti e cancella tutte le lezioni – giornata passata a casa a guardare Le Chagrin et la Pitié di Marcel Orphus (un documentario di 4 ore sulla Francia di Pétain, citato anche in Annie Hall di Woody Allen), leggere Dominick LaCapra e Gli Indifferenti di Moravia, scrivere un piccolo paper, pensare alla mia tesi e al futuro…

Negli ultimi due anni, ho vissuto lontana da casa.
Il cambiamento di certo più visibile e totale è stato un insieme di molti fattori che sono mutati e si sono riadattati ad una persona differente. In primo luogo, il mio lato più genuino si è progressivamente ritirato dalla pubblica scena, per lasciare il posto ad un’immagine più razionale e controllata, che ha pochi difetti a nessun cedimento; lasciando le emozioni e i sentimenti legati a coloro che sento da casa, ho dato alla luce una nuova perosnalità che organizza la propria ottica, la propria vita e le proprie priorità sul lavoro e l’esigenza personale, cercando di dare spazio all’interazione con gli altri ma focalizzata sul successo e il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Insieme a questo fondamento piuttosto ‘freddo’ emozionalemente, ho messo a punto un lato sociale che mescola un’estrema disponibilità, anche a lavorare ore ed ore in eccesso per raggiungere risultati, ad un’estrema durezza. In altre parole, ’se ti metti sulla mia strada, ti schiaccio come un verme, ma con un bel sorriso di circostanza cosicché tu non possa odiarmi troppo’. Risultato: un rispetto pressoché assoluto da tutti coloro con cui ho a che fare nel mio lavoro. Ho fatto uno sforzo per risultare estremamente affidabile e nasconder ei miei sforzi, e allontanato coloro che si volevano prendere cura di me e darmi supporto. Ho imparato ad essere forte, fortissima, una roccia; piango, certo, ma piango a casa e da sola. Mi mancano amici, famiglia e la mia città, e non lo nascondo, ma è una nostalgia fiera, che non chiede compassione.
Ho sviluppato un’intolleranza che si sta tramutando in idiosincrasia per le persone deboli, per coloro che, in un modo o nell’altro, non sanno prendersi cura di se stessi o falliscono. Sono cosciente di non essere la persona più dolce e simpatica al mondo, e non ne faccio una tragedia. So di valere e so che contando su me stessa posso arrivare dove voglio; la mia determinazion mi sostiene dovunque e mi porta avanti, anche quando sono sfinita. Ho imparato a non essere infantile, a non correre da papà e mamma se qualcosa capita, a gestire i miei soldi, a gestire i miei sentimenti, a gestire le mie amicizie e le mie relazioni. So di apparire fredda e calcolatrice a volte, e so che qualcuno potrebbe arrivare ad odiarmi per la mia tendenza a non mettere filtri in ciò che dico; amo essere sincera e avere opinioni forti, e in generale prevengo le critiche con un’avvertenza iniziale. Ho scoperto che la sincerità e il coraggio delle proprie idee e azioni in questo paese spiazzano i più, e ciò mi conferisce un vantaggio non indifferente.
Ho imparato ad usare le situazioni a mio vantaggio e a vincere la mia pigrizia in nome di una regolarità giornaliera che mi mantiene in tempo con le scadenze e la mia ansia costante.

Sono ancora stressata, insoddisfatta, a tratti irrazionale e vicina all’isteria (soprattutt se i miei piani riguardo a qualcosa a cui tengo incontrano ostacoli), capricciosa con me stessa, pigra a tratti.
Mi trovo ancora la notte prima di un esame a studiare rabbiosamente, o a finire un paper poche ore prima di consegnarlo; vedo talvolta una pila di piatti da lavare, o qualche abito sul pavimento. E mi arrabbio con me stessa.

Ma in generale penso di essere cresciuta in una persona che rispetto. Ho imparato molto e ho una coscienza storica e culturale più ampia di giorno in giorno. Mi piace il mio lavoro e ho gettato le basi per renderlo migliore. Mi piace studiare e imparare cose nuove. Mi piace la mia vita e le prospettive per il futuro.

Tuttavia, sono cinica nei riguardi degli affetti. Più il tempo passa, più mi trovo disillusa e più selettiva, al punto da non essere interessata a nessuno che non sia capace di solleticare il mio interesse in almeno metà dei campi di interesse che mi competono. La mia esperienza con i ragazzi è lunga, e dopo pochi incontri mi trovo a sapere come andrà avanti, e come finirà. Sono sempre più dell’idea che la strada imboccata mi porterà a restare da sola, e la cosa al momento non mi spiacerebbe nemmeno – anche se so che in futuro me ne pentirei. Mi trovo a considerare persone frequentate in passato come esempi inarrivabili, e a desiderare scambi affettivi di quell’intensità, conscia che probabilmente non ve n’è la possiblità.
Quando torno, la me stessa creata qui scompare, cancellata dalla gioia di tornare a casa e rivedere le persone a me care. Mi spiace quasi che coloro che conosco nella mia patria potrebbero non vedere mai altri lati che riservo per situazioni ‘non familiari’, ma sono felice di recuperare la mia serenità tornando nella mia bella Verona.

Infine , la lingua riveste una speciale funzione. Il mio inglese ha poco a che fare con l’espressione personale di sentimenti ed emozioni. Lo uso per comunicazioni d’ufficio, papers, nuove conoscenze formali e non, lettere di cortesia, la mia tesi… ma le emozioni sono racchiuse nei miei scritti italiani, così ricchi di sfumature e piccoli risvolti personali.

Ultima curiosità in quetso post atipico: in inglese non esiste la parola Patria.

28
Gen
09

Bustina Quotidiana: 27 gennaio 2009

Una canzone che so a memoria, da che io ricordi.
La prima che io abbia imparato, sulla chitarra; 4 accordi, parole che non capii, all’epoca.
Testo di semplicità incredibile, emozioni intense, vibranti, a malapena contenute dalle parole.

La Canzone del Sole, di Lucio Battisti.

E i ricordi che tornano: un cerchio attorno al fuoco, con gli amici del Verona 5 (agli scout, sì..), una chitarra, e cantare a squarciagola. E non riuscire ma a fare bene “le biciclette abbandonate sopra al prato e poi” perché era troppo lunga.
E molte altre cose.

E da lì, 29 Settembre, 7 e 40, Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi, I giardini di Marzo, Un’avventura, E penso a te, Acqua Azzurra Acqua Chiara, Con il nastro Rosa, Il mio Canto libero, etc etc… tutta la discografia di Battisti.

Ho finito per piangere e cantare per ore. Idea non proprio brillante, data la settimana in questione.

Settimana terribile, senza alcun dubbio.
Un libro da leggere per lunedì (Con gli Occhi Chiusi di Federigo Tozzi, 1919 – decisamente penoso), un paper di tre pagine per martedì, 5 ore di Shoah di Claude Lanzmann (documentario da 9 ore e mezza sui sopravvissuti dell’Olocausto, solo interviste) in classe, esame di letteratura mercoledì (D’Annunzio-Svevo-Tozzi), un altro paper su Shoah e il confronto con degli articoli per giovedì, meeting organizzativo e due traduzioni venerdì. In aggiunta a tutto ciò, la tesi, la preparazione della conferenza di New York, la richiesta di fondi – negati dal Dipartimento ma forse ottenibili mediante borsa di studio -, le mie lezioni private… ricetta ideale per la pazzia.

Per fortuna ho Daniele, che mi rallegra le domeniche e mi ricorda che ci sono persone al mondo la cui voglia mi fa male; e poi ho la musica, che mi fa piangere e mi permette di sfogarmi; e poi mamma, che mi dice sempre che le manco e mi vuole bene tra un aggiornamento e l’altro – ebbene sì, ho un notiziario personalizzato.
E, da ieri, un nuovo membro si è aggiunto alla nostra famigliola – SHIM, una palla di pelo rosso e arruffato di cui potete trovare un’immagine sotto. Il nome deriva dall’incertezza riguardo il sesso del nostro neoacquisito felino; nel dubbio, Krissy ed io abbiamo unito SHE (femminile) e HIM (maschile) in SHIM, infelice nome che poi, come da copione, è rimasto per abitudine e pigrizia.

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Stamani, mentre lavoravo alle ultime modifiche al mio paper, SHIM ha deciso di mordermi le dita che a suo felino parere si muovevano in modo seducente.
Poche ore fa, stanco, si è accocolato sul mio petto, guardandomi assorto mentre faceva le fusa… per poi scattare e cercare di acchiappare le mie pupille, ancora una volta ree di troppa mobilità.
Penso si prenderà uno scapaccione, se oltre a tutto ciò inizierà a farsi le unghie sul MIO divano…

Ad ogni modo! Ore 1.35 am, ho appenas coperto che domani vi sarà il mio primo Snow Day, concetto estraneo ai più in Italia ma molto comune qui. In breve, troppa neve, ergo si sta tutti a casa.
Non so a chi rendere grazie, ma grazie! Nanne prolungate e calore di casa fanno bene, di mercoledì – soprattutto con un esame in programma ha ha! :D

Chiudo con un consiglio agli amanti del cinema: NON guardate Shoah!
… e me ne torno ad immergermi nei miei nuovi libri per la tesi – The Rites of Passage di Arnold Van Gennep e The Ritual Process di Victor Turner, entrambi centrati sul valore del rito e la liminalità delle figure che vi passano attraverso.
Happy me!

25
Gen
09

Bustina Extra: Mantra.

He who will not reason is a bigot; he who cannot is a fool; and he who dares not is a slave.
- Sir William Drummond

(Per chi non sa l’inglese, suona più o meno così: “Chi non ragiona, è un bigotto; chi non può, un pazzo; chi non osa, uno schiavo“)

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25
Gen
09

Bustina Quotidiana: 24 gennaio 2009

La tragica ironia dell’apprendere.
Più si conosce, più si è coscienti di quanto non si conosce.

Sentimento che mi prende spesso, ultimamente, dato il ritmo forsennato con cui leggo, studio, immagazzino, apprendo. E più apprendo, più scopro nuove strade non ancora battute, nuove possibilità e nuove ramificazioni. E inevitabilmente il tutto si conclude in un gran mal di testa e l’acuta realizzazione che non dormo abbastanza.

Ho creato varie occasioni, durante la settimana, per ’staccare la spina’ e riposare la mente. Pilates, per esempio; ballare salsa; uscire con alcuni amici o amiche; tenere un blog, controllare emails e Facebook. Pensavo che guardare film e leggere libri rientrassero nelle attività rilassanti, ma la mia insana ossessione per il cinema e tutto ciò che su di esso è stato scritto hanno distrutto la funzione calmante delle suddette.

Ne ho avuto riprova stasera: ho tentato, con le migliori intenzioni, di fare una serata film rilassante, tra me e me. Sul divano, con i popcorn e una bottiglia di Diet Coke, ho iniziato a guardare The Aviator, blockbuster con DiCaprio, regia di Scorses. Secondo le mie previsioni, non avrei dovuto aver nulla da dire su un tale film; non avevo però fatto i conti con la valida interpretazione di Cate Blanchett come Katharine Hepburn, le interessanti angolazioni estreme imposte alla telecamera, il ritmo coinvolgente e veloce, l’attenzione maniacale per il dettaglio, il superbo uso del “racking focus”. Ho apprezzato Howard Hughes sino alla fine, e le parole di Katharine: “Howard, we are not like everyone else. Too many acute angles, too many eccentricities.” Oh, com’è vero – e le rassomiglianze che sento. Penso che acute angles descriva bene la mia personalità multisfaccettata e generalmente irta e tagliente. Ad ogni modo, dopo 10 minuti avevo il portatile aperto, un nuovo Word file iniziato; di tanto in tanto interrompevo il film per prendere appunti e annotare le scene più interessanti, come quella dell’audizione di Faith Domergue, davvero girata bene. O i dettagli: le pareti verdi del bagno del ristorante dove Hughes ha un attacco di panico mi hanno ricordato molto le pareti verde bottiglia di 2046.

Finito The Aviator, ho iniziato a ri-guardare Hiroshima Mon Amour di Alain Resnais, forse uno dei migliori film di sempre e certamente uno dei miei preferiti. Durante i primi minuti di film, il dialogo tra Elle e Lui (adoro la voluta indeterminatezza nei nomi) mi ha colpito come un pugno allo stomaco. Ispirata, ho iniziato a buttare giù pensieri e annotare parti dello script di Marguerite Duras, piccoli pezzi che integreranno il mio paper di 2 pagine (500 parole) di analisi su Night and Fog (il documentario sull’Olocausto e i campi di concentramento fatto da Resnais nel 1955) da scriversi per martedì. Unico problema, non riuscirò mai a comprimere le mie idee in 500 parole; perció ho scritto a Dana chiedendo se posso andare un po’ oltre.

Hiroshima Mon Amour è un capolavoro. È talmente denso che ho dovuto fermare ogni pochi fotogrammi per scrivere – e la mia serata film si è mutata in lavoro. Dopo aver sistemato il paper per la conferenza di New York, avevo deciso di rilassarmi – ma sono le 3 del mattino e ho mal di testa, quindi siamo alle solite.

Domani, da finire appunti su D’Annunzio/Svevo/Tozzi per l’esame, da leggere un paio di articoli di LaCapra e informarsi un po’ su Shoah, il monumentale documentario di Claude Lanzmann (9 ore e mezzo) di cui vedremo 4 ore in classe martedì – e su cui dovrò scrivere un altro breve commentario di 2 pagine per giovedì. Inoltre, nei ritagli di tempo dovrei iniziare a leggere Van Gennep e la sua analisi del rituale e delle figure sospese tra due stati dell’essere.

Domenica leggera insomma.

Prima di (cercare di) dormire, riporto in parte il meraviglioso testo che fa da base a Hiroshima Mon Amour, scritto da Marguerite Duras.
Per chi non parla francese, mi spiace.

hiroshima

Je te rencontre.
Je me souviens de toi.
Qui est tu ?
Tu me tues.
Tu me fais du bien.
Comment me serais je doutée que cette ville était faite à la taille de l´amour ?
Comment me serais je doutée que tu étais fait à la taille de mon corps même ?
Tu me plais. Quel événement. Tu me plais.
Quelle lenteur tout à coup.
Quelle douceur.
Tu ne peux pas savoir.
Tu me tues.
Tu me fais du bien.
Tu me tues.
Tu me fais du bien.
J´ai le temps.
Je t´en prie.
Dévore-moi.
Déforme-moi jusqu´a la laideur.
Pourquoi pas toi ?
Pourquoi pas toi dans cette ville et dans cette nuit pareille aux autres au point de s´y méprendre ?
Je t´en prie…

(…)

Je te rencontre.
Je me souviens de toi.
Cette ville était faite à la taille de l´amour.
Tu étais fait à la taille de mon corps même.
Qui est tu ?
Tu me tues.
J´avais faim. Faim d´infidélités, d´adultères, de mensonges et de mourir.
Depuis toujours.
Je me doutais bien qu´un jour tu me tomberais dessus.
Je t´attendais dans une impatience sans borne, calme.
Dévore-moi. Déforme-moi à ton image afinqu´aucun autre, après toi, ne comprenne plus du tout le pourquoi de tant de désir.
Nous allons rester seuls, mon amour.
La nuit ne va pas finir.
Le jour ne se levera plus sur personne.
Jamais. Jamais plus. Enfin
Tu me tues.
Tu me fais du bien.
Nous pleurerons le jour défunt avec conscience et bonne volonté.
Nous aurons plus rien d´autre à faire que, plus rien que pleurer le jour défunt.
Du temps passera. Du temps seulement.
Et du temps va venir.
Du temps viendra. Où nous ne saurons plus nommer ce qui nous unira. Le nom ne s´en effacera peu à peu de notre mémoire.
Puis, il disparaîtra tout à fait.

E se invece parlate inglese, controllate qui per una recensione del film davvero profonda e ben scritta.

E guardate Hiroshima Mon Amour – non doppiato, perché la voce di Emmanuelle Riva da sola vale il fastidio dei sottotitoli.

A presto.

24
Gen
09

Bustina Quotidiana: 23 gennaio 2009 – Felicità

Giornata di sole splendente, calda e tersa.
La neve si è finalmente arresa e sciolta, e dopo settimane di ghiaccio finalmente l’erba rispunta.

Le condizioni metereologiche riflettono il mio umore, che verso le 18.00 è improvvisamente salito al settimo cielo e ci è rimasto.
Ebbene, la causa è presto detta: sono stata accettata alla conferenza della New York University, il 27 e 28 Marzo (venerdì e sabato). Il tema è “Denuncia: Speaking up in modern Italy”. Il mio paper sul cinema che parla di Mafia è stato scelto, a sentir loro, tra molti altri. Il titolo è “L’inutilità del bene: Demythologizing the Mafia through the defeat of the Anti-Hero”.

Date un’occhiata qui: http://nyudenuncia.wordpress.com.

Il keynote speaker sarà Paul Ginsborg, un po’ troppo famoso per non causarmi un brivido di aspettativa. Spero di essere all’altezza.
Il lato più dannatamente positivo di tutto questo è che New York University è una delle mie 5 scelte per il dottorato, e una visita a scopo conferenza mi permetterebbe di prendere un sacco di piccioni con una fava: potrei visitare il campus, conoscere i docenti e gli altri Graduate Students, conoscere Ginsborg, ricevere commenti e feedback sul mio lavoro di ricerca, rpesentare e vedere com’è una VERA conferenza (non una che organizzo io), visitare New York.
Insomma, un grande passo verso la realizzazione dei miei sogni, che mi fa ben sperare per le domande di dottorato.

Altre notizie, inevitabilmente oscurate da questa: un piccolo alterco con Audrey, risolto il giorno dopo; una bella serata a Ladies and 80s con Courtney, una nuova amica dal corso di cinema (Ladies and 80s è una serata in formato discoteca, in cui la musica proviene per lo più dagli anni 80) giovedì; e una bella serata stasera, con capatina a casa dei genitori di Courtney – splendide persone, decisamente benestanti -, cena offertami da lei in un ristorantino italiano, Gianmarco’s, e infine La Fogata per ballare un po’.
Mike mi ha fatto ballare 3 salsa forsennate, e ciò ha concluso in modo degno un venerdì da leoni.

Ora, weekend pigro e dedicato allo studio. Mercoledì esame di letteratura, martedì un piccolo paper per Dana – 2 pagine di analisi filmica su Night and Fog. In più, tesi tesi tesi – e il paper per la conferenza da sistemare!

Buon weekend a tutti :)

21
Gen
09

Bustina Quotidiana: 21 gennaio 2009

21 gennaio, ore 20:17.
Serata di cielo libero da nubi, – 5 gradi.

A casa, sul divano, con tre libri aperti: The Vichy Syndrome di Rousso, Come un’anomalia di De André e Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi.
Il primo, lettura obbligata per domani e parte della mia tesi, parla della reazione francese alla ‘vergogna’ del regime di Vichy. Il testo di Tozzi è il prossimo testo da leggere nel corso di letteratura, e parla.. in realtà non di molto. Delle psicosi di Pietro Rosi e la sua vita in campagna, principalmente.
Il terzo è una sorpresa da parte del professor Klopp, che oggi ha risposto in modo simbolico alla mia email sull’anniversario del grande Faber prestandomi un testo che raccoglie tutti i testi del cantautore-poeta genovese, con commenti di amici o dello stesso De André. Un gesto davvero inaspettato, che mi ha fatto molto piacere; scoprire un altro estimatore di De André a Columbus fa bene :)

Spinta dalla lettura dei testi di Non al denaro non all’amore nè al cielo, ho iniziato ad ascoltare a ripetizione Un blasfemo. Meravigliosa.

Columbus mi sta stretta, ultimamente.
Mi ritrovo ad avere una profonda nostalgia di alcuni luoghi nella mia bella Verona, e della compagnia piacevolissima degli amici di vecchia data. Ho qualche difficoltà nel gestire il casuale bigottismo di colleghi e amici qua, che contrasta così tanto con il clima di aperto e talvolta ostile dibattito a cui sono abituata a casa. Il voler andare d’accordo a tutti i costi, con sorrisi forzati e frasi di cortesia, non fa proprio per me; mi stanca, sfibra e delude.
Oggi ho offeso una collega senza volerlo e senza accorgemene, e quando ho chiesto spiegazioni riguardo alla causa del suo malumore, ho ricevuto un irato silenzio come unico appiglio. A dire la verità, non riesco a comprendere questo atteggiamento che a me risulta infantile e sciocco. Pazienza.

Sul versante lavorativo, ho ricevuto grandi soddisfazioni ieri.

Dopo un meritato lunedì di riposo, martedì la lezione con gli studentelli è filata liscia, scandita dagli esercizi di ripasso per il quiz di mercoledì. Quando sono tornata ad Hagerty Hall, il bar del piano terra era gremito di studenti, fermi ad ascoltare le battute finali del discorso di Obama, che il 20 gennaio è finalmente diventato il 44esimo presidente degli Stati Uniti d”America. Alcuni piangevano, altri avevano al mano sul cuore; tutti hanno applaudito commossi, alla fine. Nel guardarmi attorno, mi sono chiesta in quale ipotetica situazione il popolo italiano reagirebbe con cotanta emozione. Probabilmente un taglio totale delle tasse. O due coppe del mondo vinte di fila.
Prima di passare consegna al nuovo presidente, Bush è riuscito a sfornare un’altra chicca per gli amanti dell’inglese innovativo: misunderestimated, curioso mix di misunderstood e underestimated.
Alle 14.30, lezione di cinema. Quiz, andato benissimo. Visione di Un Affaire de Femmes, storia di una donna che pratica l’aborto e ospita prostitute durante la Francia di Pétain e Vichy – e finsice condannata a morte. Film girato in modo splendido, con una protagonista bravissima – alcune scene mi hanno lasciata senza parole. Intenso, ironico all’inverosimile, sorprendente, è finito nella mia lista di film preferiti.
Poi, Dana (prof. Renga) mi ha riconsegnato il mio capitolo della tesi, facendomi i complimenti per l’ottimo inglese; ciò mi ha sorpreso e inorgoglito, dato che nessuno dei miei amici ‘native speaker’ aveva controllato la grammatica. Forse – forse – sto imparando a scrivere bene in inglese! Ciò mi ha dato la carica per leggere e controllare nuove fonti, coem Dana mi consiglia di fare nella mia discussione delle figure liminali che nascono nei campi di concentramento. in generale, le idee le piacciono molto, ma devo aggiungere delle parti.

Sono davvero soddisfatta, tutto questo mi fa ben sperare per la mia scelta di fare il dottorato qui. Inoltre, uscendo Dana mi ha rassicurata dicendo che a suo parere mi accetteranno un po’ dappertutto. Eh, fa piacere, detto da lei.

19
Gen
09

Bustina Quotidiana: 19 gennaio 2009

Lunedì di relax: Martin Luther King’s day, vacanza federale.
In breve, giornata bonus, a casa, a non fare molto.

Sveglia alle 9, e restare a rigirarsi sul divano per un’ora, non ha prezzo.
Tuttavia, mi sovviene il pensiero che vi sia una ragione dietro la vacanza in sè – effettivamente, la ragione c’è, ed è importante. Ecco quindi uno spezzone del discorso di MLK nel 1963.

“I still have a dream.
It is a dream deeply rooted in the American dream. I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its freedom.”

Il giorno prima dell’ Inauguration day, l’insediamento di Obama coem presidente effettivo degli Stati Uniti, Obama la cui pelle è scura un po’ come King… I have a dream… yes, we can… King, Obama, presidenza, libertà..
Oh, le mille interpretazioni.
Oh, questi americani. Simbolismo e lacrime a fiumi.

Speriamo vi siano esiti pratici degni di un tale investimento emotivo.

Tornando alla vita personale, ieri splendida giornata a Indianapolis.
È la prima volta che visito l’Indiana, stato confinante ad ovest con l’Ohio; questo breve viaggio ha anche marcato il punto più a Ovest che io abbia toccato nel mio soggiorno statunitense.
Occasione della visita, un grande raduno di salsa; con Mark, Mike e Makia (che affollamento di M…) sono partita verso el 15, per arrivare a Indianapolis alle 17.30. Ottima musica, bravi ballerini, in particolar modo Joel che mi ha fatto ballare per ore e che parla italiano!! :D

Alle 21, sfiniti, ci siamo rimessi sulla strada per tornare a Columbus; un piccolo giretto per la città prima (davvero bella), poi capatina veloce da McDonald’s (sic!), poi… mi sono addormentata in auto quindi ricordo poco.
A mezzanotte a casa e nanne verso le 3.

Ecco qualche foto della bella giornata :)

A presto!

19
Gen
09

Bustina Extra: foto della (tanta) neve

Neve: tanta, troppa.
Specialmente se accompagnata da temperature molto sotto lo 0.

Ecco qualche scatto:

18
Gen
09

Bustina Quotidiana: 17 gennaio 2009 – Omaggio a De Andrè

Sabato pigro e rilassato, dopo un venerdì intenso.

Ieri lezione con Joe alle 9 a Hagerty Hall. Data la temperatura polare della zona ristoro, siamo andati nel mio ufficio. Alle 11.30, lezione con gli studentelli – i negativi al passato prossimo e una discussione sulla musica in Italia. Dopo, in ufficio con il mio studente più entusiasta, John Bonvechio – nome davvero eccezionale, soprannominato ‘Jon Bon’ :D – per fare un po’ di ripasso, dato che sarà a Washington DC martedì per l’ Inauguration Day – il giorno in cui Obama si insedierà come presidente effettivo degli Stati Uniti.
Alle 14.30 riunione degli ufficiali di FIGSA, e mal di testa instantaneo – Jacob, il nostro treasurer (sì, anche quello che ha infestato queste pagine per un paio di mesi) non ha fatto il suo lavoro, e come risultato ora ci troviamo indietro di parecchio nella programmazione della conferenza annuale. Il signorino Schott ha perso parecchi punti nella mia scala di rispetto.
Alle 17, veloce incontro con Jennifer, che non vedevo da un pezzo. Mi ha fatto molto piacere vederla, e ci si incontrerà ancora lunedì probabilmente. Poi cena con Julie e Bruce, due studenti di dottorato in francese; molti gossip e chiacchiere, e un sacco di risate.
Ore 22.30, Elena mi viene a prendere – con il ragazzo… come da copione, Elena mi sta ignorando da quando è arrivato Chris; dopo Giovanni, pensavo di essermi abituata ad essere messa in secondo piano all’arrivo di un amore – invece mi amareggia ancora. Serata a “La Fogata”, salsa: pochi bravi ballerini purtroppo, ma serata decente.

Oggi, dicevo, giornata pigra a casa. Ho fatto il bucato, lavato i piatti, fatto un po’ di spesa, pulito la casa, sono andata a farmi una lampada, ho preso un caffè… normale amministrazione da weekend.
Perlopiù, ho ascoltato canzoni di Fabrizio De Andrè tutto il giorno.

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