È arrivato Mattia, da Verona.
Con i regali di mamma, papà e Daniele – che mi hanno fatto piangere un poco.
La mia città mi manca in modo struggente.
Poche novità questa settimana, studio molto, lavoro molto, dormo troppo. Ultimamente mi addormento sul divano alle 9/10 di sera per svegliarmi poi verso le 3/4 di mattina, data la mia non-abitudine a dormire molte ore.
Cerco di finire il paper per la conferenza (dopo che la mia professoressa ha spietatamente cancellato metà della versione precedente), i due capitoli della tesi, il paper di letteratura, le correzioni sui test dei miei studenti…insomma, 3 settimane di inferno da qui al 13 marzo.
Poi la conferenza a New York e un altro inferno, se possibile peggio ancora: ultimo quarter, con esami, piani per l’estate e il trasloco, l’eventuale rientro in Italia, la tesi da consegnare, gli amici da salutare, la città da visitare prima di andarsene, il tempo che non aiuta, la primavera, gli ormoni… speriamo di sopravvivere.
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Ho visto Il Giardino dei Finzi-Contini di DeSica – splendido film, ne scriverò più avanti. Dominique Sanda è talmente bella da sembrare finta.
Ho anche visto – con orrore – il trailer dell’ennesimo tentativo hollywoodiano di rappresentare una storia alternativa e personale dell’Olocausto. Ecco a voi il nuovo film di tarantino:
Peccato che ciò potrebbe creare un fastidioso precedente sul perché gli ebrei siano stati sterminati. Magari piace a Sna, ebrei non-vittime ma carnefici, guidai da un (pessimo) Pitt.
Vedremo, vedremo…
A plus.
p.s. Yale ha detto no – ciò mi ha buttato giù di morale. Un sacco.
Ho dimenticato un paio di osservazioni sull’Opera negli Stati Uniti (o almeno a Columbus):
il pubblico non ha idea di quando sia appropriato e quando non sia appropriato applaudire: si alza il sipario, l’orchestra inizia a suonare, entrano i cantanti, scroscio di applausi; dopo ogni performance, scroscio di applausi; dopo ogni nota ben cantata, urla di apprezzamento – pareva di essere al cinema, o allo stadio.
i sottotitoli, signori e signore! Sopra il sipario, un grande schermo con la traduzione istantanea in inglese di ciò che veniva cantato…
Sveglia alle 9, chiacchierata con Daniele su Skype.
Daniele che ha ‘preso in prestito’ una webcam al lavoro, Daniele che ho potuto vedere dopo… ben 6 mesi.
Daniele che si è tagliato i capelli e si presenta con una barba di qualche giorno.
Daniele che è talmente bello che fa male a guardarlo.
Chiacchierata piacevole, 3 ore a parlare di tutto e nulla, soddisfatti della compagnia reciproca.
Ho scoperto che Daniele dipinge, e i suoi lavori sono splendidi.
Si è parlato del valore dell’artista, e della gerarchia esistente o meno nelle arti.
Si è parlato di omosessualità, promiscuità e il rapporto tra le due.
Si è parlato di matrimonio, del valore di questa istituzione, del diverso approccio che italiani e americani hanno.
Poi Sal e Donna sono arrivati, e siamo andati a prendere Eleonora.
Opera all’Ohio Theatre, Turandot di Puccini; splendido teatro, belle le scenografie, ottima performance dell’orchestra sinfonica di Columbus, bravi i cantanti. Peccato il tenore non abbia tenuto la nota di Nessun Dorma come il Pavarotti nazionale, ma ci si accontenta. In compenso, Pino, Pong e Pang erano eccezionali.
Dopo l’opera, a mangiare da Martini’s e poi a casa (si erano fatte le 6.45 pm).
Da qualche giorno un’amica di Krissy vive a casa nostra (pare le abbiano ritirato la patente per guida in stato di ebbrezza) – non so quando se ne andrà, ma tra lei e il gatto la mia pazienza è messa a dura prova… vedremo come finirà.
Ah, piccolo update scordato: venerdì sera cena con Antonio – atmosfera rilassata, bella chiacchierata
Adesso, andiamo a metter a posto il paper per la Conferenza.
“L’ambiguità delle nostre lingue, la naturale imperfezione dei nostri idiomi, non rappresentano il morbo postbabelico dal quale l’umanità deve guarire, bensì la sola opportunità che Dio aveva dato ad Adamo, l’animale parlante. Capire i linguaggi umani, imperfetti e capaci nello stesso tempo di realizzare quella suprema imperfezione che chiamiamo poesia, rappresenta l’unica conclusione di ogni ricerca della perfezione.” (Umberto Eco, ” A portrait of the artist as a bachelor”, in Sulla letteratura)
Voglio scrivere.
Odio la mia recente incapacità cronica di concentrarmi e produrre in modo consistente.
Quando leggo Moravia, Eco, Calvino, mi prende una rabbia acuta e diretta verso me stessa e la mia tendenza ad essere socialmente attiva e a preoccuparmi esclusivamente dei doveri più immediati, piuttosto che pensare alle incombenze di più ampio respiro, come tesi e papers.
Odio dover scrivere i capitoli della tesi e i miei papers di ricerca all’ultimo momento, senza poter rileggere, modificare, apportare correzioni.
Detesto essere approssimativa, e spingere me stessa in quella situazione.
A causa di un malessere acuto ma passeggero mi ritrovo a casa, sul divano, con gatto e coperta e un pomeriggio libero.
Telefonata a casa, un’oretta a chiacchierare con mamma e papà, e mi sento meglio.
Parlare con papà in particolare, è sempre un piacere; un uomo intelligentissimo, di opinioni pacate ma forti e decise, è la più grande influenza sul mio carattere e la mia personalità. Un papà di cui sono orgogliosissima e grata, che ha creato un modello di genitore a cui aspirare e da cui prendere ispirazione.
Poi, Shim. Un diavolo di micio, terribile ma talmente bello da rendere impossibile qualsiasi rabbia da parte mia. Oggi si è disteso di fianco al mio viso (io ero sul divano), ha mezzo una zampa sulla mia guancia e si è fatto accarezzare. Poi ha deciso di leccarmi la faccia e fare le fusa. Penso mi mancherà molto
Un appunto: perché sono stata male?
Va detto.
Stamani, in perfetta forma, sono andata a insegnare. Poi ho deciso di fumare una sigaretta, a stomaco vuoto; in 5 minuti ero in bagno a vomitare, con lo stomaco sottosopra e la testa che mi doleva. Sono andata a casa saltando la lezione di letteratura e ripromettendomi di non toccare una sigaretta fino a dicembre almeno!
A parte questo… ultimi updates.
Domenica pigra, a casa.
Inizio di settimana delirante troppe cose da fare; le lezioni con gli studentelli sono sempre piacevolissime, e lunedì la visione di un documentario sul fascismo dell’Istituto Luce (1h e mezza) mi è piaciuta molto. Inoltre, alcuni studenti mi hanno aggiunta su Facebook e alla sera facciamo piacevoli chiacchierate – potrà sembrare strano, ma sono davvero divertenti.
Martedì “nonno” Luchino (alcuni capiranno il riferimento…. le Acerine) e il suo La Caduta degli Dei , film pesantissim, opulento e splendido sull’ascesa del Nazismo paragonato ad ogni tipo di perversione sessuale e violenza. Poi Dana mi ha ridato il paper per la conferenza di New York, ricoperto di correzioni… povera me.
Addio, vita sociale – mi dovrò rinchiudere in biblioteca.
San Valentino da single, ancora una volta.
E come si sta bene.
A morte le feste commerciali e i regali forzati.
Posto questo, oggi ho ricevuto un mazzo gigante di rose rosse, con orsetto bianco di peluche annesso e bigliettino “for the one I love“. Potete immaginare la mia espressione basita di fronte al corriere che me li ha portati, chiedendomi gentilmente di firmare.
[Cami sta uscendo. Apre la porta, si trova davanti un corriere]
corriere: salve, giusto in tempo eh?
cami: sì, certo.. per chi sono?
corriere: camilla zamboni.
cami: …. ah sì?
corriere: già. dove le metto? mi mette una firma qui?
[Cami lo segue con lo sguardo, basita]
cami: ma sono davvero per me? e da chi?
corriere: eh, non lo so. arrivederci, buon san valentino!
[Cami lo segue con lo sguardo, basita]
A ciò è seguita un’immediata ispezione del bigliettino. “Savner deg”.
Norvegese (“Mi manchi”, frase sentita sin troppe volte).
SI è accesa la lampadina sul chi, ma non sul perché. Purtroppo però dovevo uscire, quindi mi sono ripromessa di contattare una certa persona dopo e sono andata ad un brunch con Timothy, il ragazzo che è stato qui fino ad oggi per visitare il campus e conoscere un po’ il programma di master per cui ha fatto domanda.
Timothy è stato ospite a casa mia da mercoledì sera, ha visitato il campus giovedì e per il resto è uscito con me a Columbus. Penso di aver fatto un lavoro decente nel mostrargli la città e il cibo migliore, portandolo a mangiare nei miei ristoranti preferiti – ieri poi siamo andati a fare un lungo giro a downtown e al Columbus Museum of Art, che non ci è piaciuto poi molto.
Giornate impegnate quindi, arricchite dalla visione di due DVD (un documentario su DeAndrè e Some Like it Hot) e da splendide conversazioni.
Grazie a Tim, ci si rivede a Siena (la sua città d’origine) questa estate!
Tornando a oggi, dopo il brunch sono tornata a casa e ho contattato Fabian su Skype.
Chi è Fabian? Un mio ex, mezzo olandese mezzo norvegese, con il quale ho mantenuto ottimi rapporti di amicizia e dialogo. Una persona da cui non mi aspettavo rose a San Valentino.
Un paio di convenevoli, poi la domanda: sì, è stato lui.
Alla mia richiesta di spiegazioni, mi ha dettoche ha pensato di mandarmi rose per mostrarmi quanot ci tenga a me e quanto mi rispetti e supporti nelle mie scelte. E per rimarcare il fatto che se mi tarsferissi in Norvegia mi sposerebbe.
Ah beh.
Che potevo rispondere? Grazie, una bella chiacchierata su Skype di diverse ore, la promessa di chiacchierare ancora.
Sono molto confusa x__x.
La mia vita sentimentale è talmente assurda che potrei cavarne un’ottima sceneggiatura per un film (come Tim ah suggerito dovrei fare).
Come mi aspettavo, il mio buon umore è tornato in forze – ottimo umore, eccellente addirittura.
Mi sento piena di energie, ottimista, fiduciosa e fondamentalmente calma.
Parte di questa ritrovata condizione fisica e spirituale è da attrinuirsi alla funzione balsamica che ballare salsa ha per me – un vero toccasana.
Domenica sono andata a Cleveland, un paio d’ore a nord di Columbus, per un grande social di salsa. Mark, Elena ed io siamo partiti verso le 15, arrivando verso le 17.30. Ale 18 abbiamo iniziato a ballare, fino alle 21.30; ho incontrato un manipolo di ballerini davvero eccezionali, e mi sono divertita tantissimo, scaricando ansie e preoccupazioni. Il viaggio di ritorno è stato piacevole e rilassato, e ho sentito il buon umore tornare mano a mano che le ore passavano.
Lunedì mattina ero in uno stato di grazia. Ho salutato con sorrisi e parole gentili i miei studenti, chiedendo loro del weekend. Poi, ho chiacchierato con le colleghe, sopportando persino una lezione terribile su Moravia – in cui non si è parlato di Moravia affatto, altrimenti sarebbe stata interessante.
Dopo la lezione, in ufficio per un pochino – poi a casa, a scrivere parti del gioco di ruolo su forum che mi sta appassionando al momento (il già citato Acero Rosso) e parlare con Cauchemar, piacevolissima conoscenza recente con cui sto intrattenendo un intenso scambio epistolare (via email, le epistole contemporanee).
Essendomi addormentata sul divano molto presto, martedì mattina mi sono svegliata verso le 7 e ho iniziato a scrivere – mi fa bene, scrivere per l’Acero. Tengo in allenamento il mio italiano buono e interagisco con persone eccezionali.
Versole 10 sono andata in ufficio; lezioncella leggera con gli studentelli, poi un incontro inaspettato, con Melissa, ragazza adorabile che non vedo da tanto – troppo – tempo. Ci siamo viste, abbracciate, salutate, parlate, date appuntamento la settimana prossima. Poi, camminando verso l’ufficio, un ragazzo mi ha affiancato chiedendomi una sigaretta; dato che siamo negli Stati Uniti, la mia risposta cordiale ha dato origine ad una vivace conversazione che ha rallegrato il tragitto sino ad Hagerty Hall.
Alle 14.30, dopo una piacevole lezione privata con Salvatore, lezione di cinema. “Au revoir, les enfants” di Louis Malle, film davvero splendido che già conoscevo ma che mi è piaciuto molto rivedere – poi in ufficio, piccoli brandelli di conversazione con Cauchemar e Capi, altra recente acquisizione preziosa.
Elena è passata a prendermi alle 18, una zuppa veloce da Panera Bread e poi a casa a cambiarsi.
Un bicchiere di vino bianco e poi a Wexner Center; stasera finalmente lo spettacolo di Batsheva company, compagnia di danza israelita davvero eccezionale. Un’ora e 10 minuti di movimenti aggrovigliati, distesi, veloci e lenti, contrastanti, allineati, caotici e precisi. Un tripudio di… movimento, appunto, in cui la capacità espressiva dei danzatori era totalmente espressa e sottolineata dagli abiti semplici fino a scadere nello sciatto e una musica differente in ognuna delle treparti che componevano lo spettacolo. Ballerini come molecole, corpi come atomi che rimbalzavano l’uno sull’altro, attraendosi e respingendosi con ugual intensità.
Alla fine, standing ovation del pubblico e applauso di 10 minuti. Che meraviglia, se questa è la direzione della danza definita ‘contemporanea’ penso vedrò altri spettacoli. Amo non sapere dove guardare, perché c’è troppo da vedere.
Il passo a due con i ballerini che già avevo messo come link su queste pagine mi ha fatto piangere all’istante.
Eccolo di nuovo:
Un po’ me lo aspettavo, ma l’effetto è stato immediato. Commovente, incredibilmente intimo, con una musica azzecata.
Ora a studiare per l’esame di giovedì – cinema.
Ultimo appunto, il tempo: magnifico, 10-15 gradi costanti, dopo le gelate dell’ultimo mese sembra quasi primavera.
Ma non durerà >_>