Futuro prossimo.
Ultimamente sto studiando moltissimo, e si tratta principalmente di attualità italiana. Gli anni ‘60, gli anni di piombo, i decenni successivi fino ad arrivare al nuovo secolo e millennio.
Guardando indietro ai fatti relativamente recenti della nostra storia, analizzati da vari studiosi con lucidità e inevitabile critica (soprattutto per quanto riguarda la storia del nostro amato stivale), mi sorge spontaneo un dubbio: che resterà del nostro presente, nel futuro prossimo?
Cosa diranno dei primi anni del Duemila i giornalisti e gli storici nel 2050?
Leggevo alcuni articoli di Pierpaolo Antonello (Cambridge university, che conoscerò alla conferenza di NY) e Paul Ginsborg (keynote speaker e padrino della conferenza di NY), e i libri di Marco Baliani e Marco Paolini; il passato prossimo del tricolore è grigio quanto il piombo che ha dato il nome a un intero periodo storico. Che dire invece del presente?
Con quale coraggio spiegherò ai miei nipotini perché la politica è un disastro, in Italia, perché c’è crisi economica, perché ci sono situazioni da terzo mondo, perché c’è la Mafia?
Se poi i suddetti nipotini guardassero un documentario come Biùtiful Cauntri o Viva Zapatero! o qualche programma-verità sul g8 di Genova e poi chiedessero “Com’è possibile, nonna, in un paese civile, che questo sia successo?” – cosa risponderei?
Dopo essere scappata negli Stati Uniti, ho iniziato a vedere la realtà italiana con un punto di vista esterno, e a sentire opinioni molto disparate da vari amici europei ed americani. Ho iniziato io stessa ad informarmi di più – oh, è molto più semplice ottenere articoli e documentari qui… – e ho realizzato che razza di censura sia in atto sul suolo italiano. E ciò mi ha sdegnata.
Sono grata a chi nel mio paese di origine fa giornalismo, satira, informazione che non collima con i piani di quella figura sospesa tra la caricatura e il macabro che è Silvio Berlusconi, nome che qualche anno fa nessuno conosceva e ora è sulla bocca di tutti, e mai per una buona ragione o un commento positivo. Si parla del suo strapotere, delle sue gaffe di portata stratosferica, della sua classe inesistente, della sua preoccupamnte intolleranza verso la satira, i comici e i giornalisti che non pendono dalle sue labbra, della minacciosa somiglianza della sua ascesa con quella mussoliniana.
Io purtroppo l’impegno e la motivazione di queste persone non li ho avuti al momento decisivo, quello di decidere se restare in patria o andarmene. E così me ne sono andata. E se è vero che qui posso fare carriera e diventare qualcuno che può farsi ascoltare, è anche vero che la mia partenza sa di sconfitta, amara sconfitta nei confronti di un sistema governato dal clientelismo e da favori “sottobanco”, da Mafie a tutti i livelli e corruzione che dilaga.
Non che gli Stati Uniti siano un paradiso da questo punto di vista, ma la meritocrazia esiste. E l’opposizione ad ogni livello è forte. E se la gente qui protesta, il governo ascolta, eccome se ascolta. In Italia abbiamo perso anche questo, la capacità di farci ascoltare dal governo.
E così fioccano leggi che servono solo a mettere in regola e legalizzare gli interessi di pochi, mentre l’economia si ammala sempre di più e viene coperta di notizie fiduciose che abbagliano il sempliciotto e dipingono un sorriso amaro sulle labbra dell’informato.
La televisione è specchio della degradazione raggiunta nel paese; come fa notare Sabina Guzzanri, non c’è più un solo programma di informazione e libera circolazione di idee – e no, non considero Vespa e il suo “porta a Porta” informazione -nel palinsento non solo di Mediaset ma anche della Rai, la tv pubblica. Invece, ci sono un sacco di giochi a premi, un sacco di ballerine procaci, un sacco di comicità e satira innocua e benigna, che, come auspicato dai dirigenti berlusconiani, “non fanno pensare ma piuttosto danno una dimensione umana al target del loro sarcasmo”. Eh sì, perché da che mondo è mondo la satira non è diretta alla polemica… right. Chissà cosa passa per la testa ai professori di mezzo mondo a definirla tale.
Più leggo e mi informo, più mi rattrista vedere che succede alla mia bella Italia, che amo molto nonostante i lati negativi. E ancora una volta, mi chiedo cosa resterà di questi anni turbolenti, in cui la sinistra va a rotoli e la destra dà i numeri… e il popolo, intrappolato nel mezzo, subisce i colpi di entrambe le disfatte.





















