25 aprile 2009
Ho deciso di tornare a scrivere il blog dopo un mese di assenza grazie alle 5 ore di volo da Columbus a Los Angeles che mi hanno strappato a forza dalla mia routine quotidiana (studio per esami di master + tesi + insegnamento + due classi da seguire, una su tutta la Divina Commedia, l’altra su vari autori dell’800/900) e regalato qualche momento tranquillo.
Avevo dimenticato quanto mi piaccia viaggiare; quanto mi senta a mio agio negli aeroporti, che come mio solito esploro in lungo e in largo. Uno stop tra Los Angeles e Columbus: Phoenix, in Arizona. Un caldo africano – qui c’è caldo tutto l’anno -, deserto, paesaggi nuovi… volevo leggere e non ho invece aperto il testo, nemmeno sull’aereo. Non sono mai stata così a Ovest, quindi tutto è abbastanza nuovo, e, devo dire, molto diverso.
Nella fase di atterraggio, dal finestrino dell’aereo ho notato penso la caratteristica principale di Phoenix; non c’è vegetazione! Un colore marrone chiaro, desertico e compatto permea il paesaggio. All’orizzonte montagne brulle, marrone scuro (ci dovrebbe essere il Gran Canyon qui vicino, ma non so in che direzione), per il resto polvere e cactus. Ebbene sì, la mia prima esperienza faccia a faccia con un cactus vero, e alto più di me. Molto più che Columbus e l’Ohio, qui è evidente la distanza da casa; al di fuori dell’agglomerato urbano della metropoli (peraltro gigantesca, case ad un piano che si estandono l’una accanto all’altra a perdita d’occhio – ma costruire su più piani no?), non c’è…. nulla. Deserto, cactus, rocce più o meno imponenti, e basta. Quando l’aereo riparte, dal finestrino vedo aree immense senza una casa, o un campo coltivato, o un albero; uno scenario piuttosto alieno ai miei occhi abituati alla sovraffolata Italia o alla verde Europa. Mi chiedo se potrei vivere in un luogo come questo, in una città letteralmente strappata al deserto e costruita su sabbia e roccia; ho degli amici che vivono qui e giurano sia un Paradiso terrestre, quindi immagino abbia le sue attrattive. Nonostante ciò, sono molto, molto distratta al momento dal pensiero di Los Angeles: la città in cui vivrò per i prossimi 4 anni, una delle città più grandi e cosmopolite al mondo, il centro dell’attività cinematografica mondiale, Hollywood, Beverly Hills, Santa Monica, Venice Beach, l’oceano Pacifico e, soprattutto, the University of California at Los Angeles (UCLA). Appena arrivata, e spero la prima impressione sia positiva, incontrerò una delle figlie di Salvatore (il mio caro studente privato a Columbus) che mi poerteà a casa (e ospiterà in questi giorni) e poi al campus di UCLA, dove questo weekend si tiene un gigantesco ‘festival del libro’ con molti autori famosi. Incontrerò un amico, Brian, che mi porterà a visitare il campus. E avrò la macchina fotografica con me
Per quanto riguarda la mia vita quotidiana nell’ultimo mese, qualche novità, nonostante il tran tran di ogni giorno si componga per lo più di studio, studio, insegnamento, cibo e studio. Gli esami di master (3 giorni di scritti + 1 giorno di orali) si terranno dal 18 al 22 maggio, e con i colleghi stiamo organizzando ripassi settimanali per tenerci al passo gli uni con gli altri e scambiare opinioni e domande. Inoltre, la mia tesi deve essere consegnata l’8 meggio al mio comitato di laurea, e poi discussa e revisionata, e quindi stampata e messa su file… un sacco di burocrazia x__x
Oltre a tutto ciò, sto insegnando un corso nuovo (Italiano 103) in cui si imparano condizionale, passato remoto e congiuntivo, che farebbero venire il mal di testa al migliore degli insegnanti. Infine, due corsi da seguire e per cui scrivere ‘papers’: un’analisi della Divina Commedia (tutta, il che impone un ritmo forsennato) e un corso sulla letteratura che va dal 1880 al 1980, con commentari di DeSanctis, Calvino etc. Inoltre ho seguito un seminario a inizio maggio sulla nozione di Impegno nell’Italia contemporanea, corso interessantissimo ma con montagne di materiale da preparare in troppo poco tempo: abbiamo visto due film di Nanni Moretti e “Il Divo” di Sorrentino, gli spettacoli “Vajont” e “Ustica” di Marco Paolini, e abbiamo letto “Gomorra” di Saviano, “Corpo di Stato” di Baliani e “Nessuna cortesia all’uscita” di Carlotto.
Il problema principale di questo trimestre, a parte l’esagerato carico di studio e stress che tutti gli impegni sovracitati comportano, è che non ho potuto fare la settimana di vacanza dello Spring Break, in quanto sono andata ad una conferenza a New York (a New York University) sulla denuncia e la possibilità di condannare ingiustizie e crimini nell’Italia contemporanea. Esperienza magnifica, riveletrice per alcuni versi – ho scoperto una rete di futuri ‘scholars’ in Italianistica, persona splendide con cui ho condiviso giornate intense e incredibili dal punto di vista intellettuale; inoltre ho compreso più a fondo le possibilità che il sistema universitario statunitense offre, e ne sono entusiasta. Papers fantastici, ospiti incredibili (come Paul Ginsborg, un uomo adorabile) e persino regali per chi presentava!
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26 aprile (domenica)
Ok, secondo giorno a Los Angeles – sono innamorata cotta di questa città meravigliosa e gigantesca, e del bellissimo campus di UCLA!!
Ieri appena arrivata ho incontrato Maria, che mi ha portata direttamente a Manhattan Beach (le foto saranno disponibili appena torno a casa e le metto sul computer), di fronte all’oceano. Vista che mi ha mozzato il fiato sin dal principio, le spiagge qui sono magnifiche, l’oceano immenso. Mi piace guardare la distesa d’acqua infinita, le onde e i surfisti, i campi da volleyball (che sono tantissimi), il molo con i ristoranti. Manhattan Beach è una delle zone “in” di Los Angeles, molto costosa, dove non si trova nulla per meno di un milione di dollari (nemmeno gli sbaguzzini); pare un piccolo paese di mare, con le strade che si buttano nell’oceano con pendenze non indifferenti e le case colorate e molto distinte per stile e dimensioni. Abbiamo mangiato da “Wahoo Fish Taco”, ritrovo per surfisti e amanti della spiaggia dove tutti mangiano in costume tra un bagno e l’altro. Ho mangiato un ottimo taco di pesce e un’insalata. Nel pomeriggio, Maria mi ha portata a Westwood Village, quartiere (qui si chiama ‘neighborhood’) molto europeo, dove tutto si può raggiungere a piedi (cosa più unica che rara a Los Angeles) e dove si trova il campus di UCLA. Sulla highway (autostrada/superstrada) ho sperimentato per la prima volta il traffico tipico di Los Angeles: strade da 12 o 14 corsie (6 o 7 per parte) completamente bloccate da un numero di automobili inconcepibile. Nelle ore di punta le strade si trasformano in parcheggi (cioè, non ci si muove), e ci possono volere ore per percorrere pochi chilometri; nel weekend invece la situazione si normalizza su un’andatura molto lenta (40/50 km all’ora quando va bene). Penso ci farò molte crisi di nervi, heh. Maria mi ha spiegato che le corsie più interne e più veloci sono riservate al ‘carpooling’, cioè auto con due o tre persone o più; in questo modo, si invitano gli abitanti a lasciare a casa l’auto quando possibile… ma un sistema di metropolitana no?
Ad ogni modo, la cosa più bella di Westwood sono i cinema: molti film hanno la première mondiale qui, e tutti i cinema hanno una sala sola, e molto carattere. Ci piace molto. Poi, il campus di UCLA: un paradiso terrestre, con il piacevolissimo extra di un clima sempre caldo o temperato, ventilato e secco e il cielo sempre blu. Pare che a Los Angeles non piova mai, e quando piove, il traffico impazzisce e viene dichiarata emergenza locale. Penso mi piacerà vivere qui, heh. Il campus si divide in Nord e Sud (link to map); il Nord, composto da edifici bellissimi, è la parte più antica del campus e la sede degli studi umanistici. L’edificio dove lavorerò io (Royce Hall) è il fiore all’occhiello del campus, e appare su tutte le cartoline
La parte a Sud è dedicata invece agli studi scientifici.
Sabato pomeriggio ho incontrato un caro amico dei tempi di Lineage II (quando giocavo online, eh sì!), Brian, che mi ha fatto da Cicerone nel campus. Persona carinissima, ci siamo divertiti molto a chiacchierare e commentare vari aspetti della vita a UCLA. Maria poi è venuta a prendermi e siamo andati a mangiare con tutte le figlie di Salvatore meno una (cioè con Maria, Kellie, Roseanne e rispettive famiglie) in un’ottima pizzeria chiamata “Il Fornaio” – dovrebbe essere una catena italiana.
Alla sera, ero distrutta (il fuso orario di tre ore ha contribuito abbastanza); siamo tornati a casa e verso le 23 sono andata a dormire, svegliandomi ovviamente alle 6 convinta che fossero le 9…
Domenica è stata una giornata abbastanza impegnata; per pranzo Maria mi ha portata da “Lobster”, un ristorante a Santa Monica (una delle spiagge più esclusive di Los Angeles) con vista sull’oceano, dove ho conosciuto Angela, la quarta figlia di Salvatore, il marito Robert e la figlia Catie. Persone molto simpatiche, che abitano in un canyon vicino a Los Angeles e mi hanno raccontato storie abbastanza terrificanti sulla fauna che popola la loro zona – pare che trovino spesso coyote, leoni di montagna, tarantole e serpenti velenosi in giardino… Pare inoltre che in California in un raggio di due ore in auto si possano trovare l’oceano, il deserto, le colline, le montagne con la neve, la pianura, etc…
Penso mi piacerà vivere qui, heh.
Dopo pranzo e dopo un’altra visita all’oceano Pacifico, Maria mi ha portata – in auto – a Bel Air, Beverly Hills e Hollywood. Il campus di UCLA inizia di fronte alle ville di Bel Air e finisce a Westwood, e pare sia a 15 minuti di autobus dall’oceano; comincio a pensare di essere troppo fortunata. Hollywwod è un sogno: zona mano esclusiva di Beverly Hills o della costa, ha un carattere incredibile. Gli edifici sono tutti in qualche modo collegati al mondo dello spettacolo, e alcuni luoghi sono davvero pezzi di storia, come “Chinese” o “El Capitan”. Maria mi ha fatto scendere alla Walk of Fame, dove ho potuto fotografare alcune stelle (coem quelle di Godzilla e Jack Nicholson) – ci vorranno giorni per vedere tutti i nomi! Poi abbiamo continuato sul Sunset Boulevard e siamo infine tornate a casa. Pizza per cena e poi a nanna (ero stremata di nuovo).
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27 aprile 2009 (lunedì)
Lunedì, campus day. Sono arrivata alle 9 e ho scoperto di riuscire ad orientarmi molto bene, grazie alla visita di sabato; ho fatto colazione da Coffee Bean, che pare destinato a diventare il mio coffee shop preferito, e poi ho visitato il negozio del campus, dove ho comprato alcuni souvenirs dei Bruins (la squadra di football di UCLA). I colori della scuola sono giallo e blu chiaro, quindi dovrebbe andare bene anche a casa a Verona questa volta (il grigio scuro e rosso di Ohio State causavano problemi per la somiglianza con i colri del Milan)! Mi sono poi diretta a Royce Hall, dove ho chiacchierato un po’ con la segretaria e ho scoperto di avere un posto riservato negli appartamenti per i Graduate Students – il che mi ha fatto molto piacere. Alle 11 invece avevo fissato appuntamento con il professor Thomas Harrison, probabilmente il mio futuro advisor per la dissertazione e il mio referente per gli studi; persona splendida, con molto stile e una grande disponibilità e affabilità. Mi ha fatto subito sentire a mio agio e benvoluta, facendomi capire che lui e gli altri professori credono in me e nelle mie possibilità. Inoltre, è un uomo decisamente intelligente e interessante, il che non guasta dato che dovrò passarci un sacco di tempo a discutere. Ho incontrato alcuni Graduate Students che paiono simpatici e disponibili, e pare che le altre due ragazze ammesse non siano particolarmente ferrate in italiano… spero di saper sfruttare questo vantaggio e ho intenzione di fare del mio meglio per corrispondere alle aspettative che sono state riposte nella mia ammissione al programma.
Pranzo con Brian, a cui ho fatto tanti auguri perché martedì è il suo compleanno: ci siamo salutati e dati appuntamento a settembre quando mi trasferirò definitivamente. Alle 13, meeting con il professor David Liu, contatto americano di un cliente di mio padre (e mio amico), per il quale dovrò fare alcune traduzioni. Perosna in gamba, molto aperto e simpatico, abbiamo chacchierato del più e del meno e di affari nel coffee shop di Kerckoff Hall, nel campus. Poi una piccola pausa e un po’ di relax per me, fino alle 15; sono andata in una delle numerose zone verdi del campus (apparentemente qui la gente resta vestita, nel campus, e va in spiaggia a mettersi in costume – al contrario di Ohio State dove ogni cm di verde è coperto da un po’ di pelle nuda… >_>) e mi sono distesa a scrivere, nel sole tiepido – c’era “freddo”, circa 21-22 gradi.
Alle 15 appuntamento con Jonathan Hiller, uno dei Graduate Students di UCLA che sta finendo il dottorato, ragazzo simpaticissimo con cui ero in contatto da mesi. Mi ha spiegato meglio la vita come Graduate Student a UCLA e la sistemazione negli appartamenti offerti dall’università; mi ha anche portato in giro a Westwood Village di nuovo. Verso le 18, l’ho salutato e mi sono seduta su una panchina ad aspettare Maria per tornare a casa, fare le valigie e andare all’aeroporto, e per passare il tempo ho iniziato a studiare; in un paio di minuti, un gruppo di studenti mi ha chiesto di fare una foto con me per un progetto sulla settimana degli “esami finali”… immagino sia raro vedere qualcuno che studia per la strada.
Con Maria, siamo andate a casa a salutare tutti e poi a mangiare da Chipotle – poi all’aeroporto, dove ho comprato dei souvenirs e un ragazzo della security mi ha fatto i complimenti per la mia t-shirt gialla e blu firmata UCLA. Ho scoperto che secondo alcuni (caucasici per lo più), U.C.L.A. starebbe per “University of Caucasians Lost among Asians”, data la percentuale altissima di studenti asiatici. Inoltre, la tanto odiata rivale sportiva U.S.C. (University of South California originariamente) starebbe invece per “University for Spoiled Children”. Ha ha.
Ad ogni modo, pacchia finita. Si torna a Columbus a insegnare nel grigio cielo così tipico dell’Ohio… e poi studio, routine. Ma ci piace così, fino a settembre.
A presto!
Hello Cami, how are you?
I’ve read all your 3 days in UCLA…great!!!
I am really, really, really proud of you!!! Anything you wanna do you can do!!! I believe in you and in your ability and I wish you all the best!!!
a big big hug my Ammerigan cusin
kisses
your italian cousin jailed here…:-(
hope see you soon
Fantastico, Camilla! Pensavo che ti piacessi. Non vedo l’oro di chiacchierare con te
Domani alle 10
University of Spoiled Children mi ha strappato una risata
Riguardo la metropolitana, non so se una zona sismica come la California sia un buon posto!
Io comincio già ad invidiarti…
Ha ha e` la solita vecchia faida tra universita` pubblica (UCLA) e privata (USC) che si contendono gli studenti migliori in una citta` gigantesca (LA) e non si sopportano di conseguenza.
Si`, ho pensato anche io ai terremoti… non so. Almeno una ferrovia per collegare le citta` sarebbe utile… nel New England c’e`.
le case non sono a piu piani per prevenire danni causati dal terremoto, la metropolitana non esiste perche il progetto anni fa e’ stato bloccato dall industrie automobilistiche.
saluti da los angeles