Archivio per Luglio 2009

31
Lug
09

Italian Intermezzo: July 31st, 2009

Il treno corre sulla rotaie, cigolando, e le stazioni passano via via e si confondono nel paesaggio indefinito alle mie spalle. Presto poca attenzione al confuso susseguirsi di cartelli, strade, edifici, e godo del pigro dondolìo della carrozza ferroviaria, cullandomi nei pensieri che ieri mi hanno sorpresa a sera inoltrata.

Un senso, prima vago ora più intenso, di non appartenere; la sensazione dei giorni che volano uno dopo l’altro, portando con loro la mia breve vacanza a casa. Casa: lo stesso concetto inizia a perdere il significato mantenuto per anni, e si fa preoblematico. Dov’è, casa? Sicuramente non Columbus, data la mia permanenza di soli due anni; eppure, nel tornare il settembre scorso, mi sentii a casa a Columbus. Forse Verona, dove ho vissuto i primi 24 anni della mia vita; ma, ancora, non sento il calore e la familiarità che solitamente mi avvolgono. È il luogo che convenzionalmente chiamo casa, ma è più origine, provenienza, radici. Casa, tuttavia, ha valore diverso, è il luogo dove tornare, dove si concentrano le mie attività, il lavoro, la mia vita. Los Angeles, quindi: ma come chiamare casa una città che nemmeno conosco?

Sento un distinto bisogno di trovare un posto in cui potermi fermare, per un tempo indeteminato; un luogo in cui stabilire legami profondi, organizzare le mie giornate, senza dover pensare di continuo a quando dovrò andarmene, a cosa verrà dopo. Le continue migrazioni che hanno caratterizzato la mia vita negli ultimi anni iniziano a starmi strette: nonostante le innegabili esperienze, diverse e preziose, nonostante le splendide persone conosciute e le incredibili opportunità sognate, perseguite e immancabilmente ottenute, questo modo di vivere mi ha spinta ad esperire tutto e tutti con intensità persino eccessiva, in mancanza di tempo per costruire un rapporto basato sulla quotidianità e la confidenza acquisita giorno dopo giorno. Quindi, rappori brevi, intensi, che danno e prendono tanto ma lasciano segni superficiali, che non restano. Non ricordo i nomi, i visi di alcuni amici, o ragazzi con cui sono stata, e ciò mi rattrista.

Ieri, a Venezia a rivedere Marianna e Alice (due ex-coinquiline nel periodo dell’università), ho scoperto come le loro vite siano continuate in quella tranquilla routine lagunare che mi aveva soffocato dopo due anni. E come io mi sia dimenticata del tutto un’altra ragazza che viveva con noi e, a detta di Marianna, litigava spesso con me. Non ho alcun ricordo di questa persona; se non vi sono contatti, davvero è così facile per me cancellare dalla mente ricordi, fatti e individui?

Mi piacerebbe essere diversa, a volte; mi piacerebbe essere più semplice, e saper trovare serenità nel mio paese e nella mia città, senza troppo dannarmi a studiare e voler sapere, e scoprire. Ho accettato la mia sete di conoscenza e la mia ambizione tempo fa, imparando a convivere con una personalità estroversa ma convoluta, che sa essere sociale ma fatica a rivelare se stessa agli altri. Ho imparato ad accettare la mia forza di volontà e il mio senso del dovere, ridefinendo secondo i miei canoni i concetti di lavoro, svago, divertimento. Ho anche combattuto, e sto ancora combattendo con la mia indole che alterna momenti solari e lunatici, rendendomi talvolta imprevedibile a me stessa.

Non ho rimpianti, no, quelli mai. Non ho mai, nemmeno per un istante, rimpianto la decisione di partire. Tuttavia, è difficile mostrarsi sempre solida, sicura di me, coraggiosa e decisa; talvolta il pensiero di una vita in Italia mi tenta, sarebbe più facile, più veloce… Ma sarebbe una sconfitta, e significherebbe tradire la mia passione e ciò in cui credo e per cui sto lavorando.

Pensieri inattesi, che ieri sera hanno rpeso il sopravvento dopo uno spettacolo visto con Antonella e Daniele, “Danza di morte” di Strindberg; storia di scelte sbagliate, che causano disperazione e comportano responsabilità. Forse è proprio la responsabilità che ho dovuto assumermi in questi due anni a pesarmi ora, quando torno nei luoghi dell’infanzia, quando riabbraccio mamma e papà.

Un grazie speciale va ad Antonella, che mi ha ascoltata nonostante l’ora, e mi ha parlato con dolcezza.

Un paio di note a margine, mercoledì sono uscita a cena con Giulia per una chiacchierata, poi sono andata a ballare alla Corte degli Angeli a Cerea e ho conosciuto Jonatha e Raika, due ottimi ballerini e maestri.

Lunedì invece, serata Wii e Sushi con Federico, Antonella e Giovanni.

E oggi Parma.

27
Lug
09

Italian Intermezzo: July 23rd-26th, 2009

Qualche giorno di pausa, per organizzare il mio tempo di modo da non avere la costante, fastidiosa sensazione di correre dietro agli impegni. Rispolverare le agende (plurale non casuale) fa sempre bene, aggiornarle dà un senso di controllo e puntualità preventiva – e piena di buoni propositi, à la “se lo scrivo nell’agenda, me lo ricordo”. Ecco, peccato che questo metodo, infallibile in tempi di stress e lavoro, si riveli assolutamente inefficace in modalità relax; la mia mente vaga, divaga e puntualmente dimentica di guardare le agende, siano esse cartacee o elettroniche. Nemmeno le email-promemoria funzionano, poiché organizzate secondo l’ora di Columbus, che quindi mi manda un promemoria ben 6 ore dopo l’effettivo appuntamento segnato.

Deliri da vacanza e ozio.
Ozio: parola che ho rifiutato e allontanato per così tanto tempo, che ora mi sta stretta e mi spaventa. E così mi trovo a leggiucchiare materiale per la tesi, spulciare testi per futuri papers, studiare attentamente le “call for papers” di varie conferenze, guardare film impegnati, leggere articoli di attualità, cronaca, politica…
Insomma, ne ho abbastanza delle vacanze in cui si stacca completamente la spina e ci si dimentica del mondo; non ce la faccio più, ecco, ad ignorare che il mondo va avanti lo stesso, che una persona decida di esserne spettatore o meno.

Ho guardato “I banchieri di Dio”, che potrebbe figurare tra gli antenati de “Il Divo” di Sorrentino. Il film del 2002, ad opera di Ferrara, parla del caso Calvi, del suo suicidio-omicidio e della fraudolenta bancarotta del Banco Ambrosiano-Veneto, in cui furono coinvolti il Vaticano (la IOR), la Mafia, la loggia P2 (che è davvero prezzemolina) e un buon numero di imprenditori, politici, banchieri…eccetera. Un “eccetera” che dà l’idea del numero di ‘persone ai vertici’ coinvolte, e – ovvimanente – non punite. Come sottolinea un personaggio del film, “qui non siamo in America; l’opinione pubblica conta quanto un due di picche.”
Ho intenzione di scriverci un paper. More to come.

Ho anche guardato “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (1970) e deciso che Gian Maria Volontè e Elio Petri sono il mio nuovo binomio d’interesse, che approfondirò e studierò per bene :)
Il film è superlativo nel montaggio, la regia, la recitazione, il tema, lo storyboard, la musica (Morricone, signori, Morricone), e… Volontè. Un attore che ha una capacità inaudita di stare davanti alla telecamera, muoversi, mutare ed appropriarsi completamente del personaggio.

Ora vorrei vedere “Il caso Moro” e “Anche la classe operaia va in paradiso”.

Ho anche comprato “Promemoria” di Travaglio e “Cose di Cosa Nostra” di Falcone; libri che non si caratterizzano certo come letture da spiaggia, ma che mi appassionano e ripugnano nella loro assurdità (e la tragica ironia è che sono più vere dei molto più verosimili romanzi di fiction). Inoltre, sto leggendo Sciascia e Camilleri che parlano della loro Sicilia. E continuo a leggere Ginsborg e la sua storia di Italia, scritta in modo eccelso.

Penso a cosa scrivere, come scrivere, per chi scrivere. Nonostante sia ben consapevole che dovrò produrre papers e relazioni tra poco più di un mese, al momento, per chi scrivo?
Principalmente per me stessa, per organizzare informazioni e tenerle a mente in modo ordinato (ah, questa manìa per l’ordine…); sto assorbendo una quantità molto elevata di materiale, tasselli che si inseriscono a mano a mano in una struttura più grande e complessa, in cui però abbondano le zone d’ombra. Vi sono pezzi mancanti, informazioni tenute vaghe, situazioni che mancano di chiarezza e quindi risultano difficoltose da comprendere e in seguito esporre. L’interesse principale, il cinema, ma l’interesse non può diventare il limite; occorre una conoscenza ampia, che sappia spaziare in ogni angolo del secolo scorso per creare una rete di campanelli che mi permetta di toccare vari aspetti della società italiana.

Sovviene, talvolta, il pensiero del motivo che mi spinge a fare tutto ciò, di coem sarebbe molto più semplice, chiaro e menofrustrante occuparsi di argomenti più definiti, meno problematici, più “facili” e tranquilli. Tuttavia, scavando nella storia recente, c’è un brivido che mi accompagna nello scoprire fatti e dinamiche di potere; non penso sia positivo, ma indispensabile per continuare nella ricerca.
“A ciascuno il suo”, scriveva Sciascia. E allora bei versi e poemi cavallereschi ad altri, servizi giornalistici e rapporti giudiziari a me.

19
Lug
09

Italian Intermezzo: July 18/19th, 2009

Alba – July 18th, 2009

Tornare a casa all’alba, dopo una splendida notte di ballo e buona compagnia, non ha prezzo.

L’auto che divora l’autostrada a gran velocità, le gambe stanche che si allungano sui pedali; un compatto banco nero di nubi in cielo, che d’improvviso si squarcia, si dissolve e lascia spazio alla luce. Il cielo si colora, Est ed Ovest si spezzano nel contrasto tra luce ed ombra, le nubi fuggono il sole, veloci.
Il sole, infine, emerge pigramente dall’orizzonte; sta sospeso per un istante immobile e poi abbaglia il cielo, distrugge l’oscurità e vince la notte.

L’autostrada si fa strada semplice, la velocità diminuisce, l’adrenalina scema; passi veloci, la confortante penombra di una casa familiare, la morbidezza del letto. Morfeo sussurra, seduce, induce. Sonno.

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Riflessioni Tosine – July 19th, 2009

Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubavano
Poi vennero a prendere gli ebrei e tacqui perché mi erano antipatici
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché erano fastidiosi
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non parlai perché non ero comunista
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

- Bertold Brecht

Cerco un motivo per cui il sindaco della mia città mi debba piacere. Lo cerco intensamente, forte del fatto che molti miei amici lo votano; persone che stimo, nonostante la tendenza a coprire le mie parole e argomentazioni con urla e punti esclamativi.
Cerco, e non trovo nulla.

O meglio, trovo un sito, rigorosamente anti-Tosi. Sarà che sono una “classica intellettuale di sinistra” (sebbene quale sinistra, sia poi da discutere…) e radical-chic del cazzo.
Ad ogni modo, ecco il sito > http://lombroso.noblogs.org/

E io continuo ad andare “in direzione ostinata e contraria” (cit.)

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Infine, due intellettuali che meritano, e molto.

1- Gli Indifferenti – Gramsci

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani” (1). Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

“La Città futura”, pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.
antoniogramsci.com/cittafutura.htm

2- Il fascismo secondo Pasolini

“Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.

L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?
No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i “figli di papà”, i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari – umiliati – cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di “studente”. Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello “televisivo” – che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale – diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre”.

Pier Paolo Pasolini

- Very inspiring.

18
Lug
09

Italian Intermezzo: July 17th, 2009

Il mio Italian Intermezzo non è andato come previsto.

Le mie aspettative prima di partire: un viaggio tranquillo, rilassante, di puro turismo e visita ad amici e parenti, con piccolo viaggi in giro per l’Europa.

La verità dei fatti: un inaspettato interesse per la situazione politica e un desiderio incredibile di informarmi, leggere, studiare, apprendere, continuare il lavoro da poco interrotto.

Ergo, il blog:

  1. non sarà in inglese, o lo sarà a tratti
  2. non tratterà solo di vacanza e daily blog, ma sarà integrato con riflessioni sul mio paese

Sto leggendo Il Giorno della Civetta di Leonardo Sciascia; un libro magnifico, su cui ho intenzione di scrivere un paper. Incredibile l’analisi sociale di Sciascia, che scrisse il libro quando la Mafia la negavano tutti.
Ho anche acquistato i due volumi della Storia dell’Italia Contemporeane di Paul Ginsborg – next in line, mi piacerebbe saperne di più sul passato recente del mio paese. Sulla lista anche Calvino.

Sto guardando ottimi film. Ho riguardato Il Divo di Sorrentino e ho intenzione dis criverci qualcosa, il prossimo sarà Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Peltri, con il magnifico Gian Maria Volontè.
Sul versante divertimento, Harry Potter and the Half-Blood Prince mi è piaciucchiato, ma non so consolarmi per il fatto che Public Enemies uscirà in Italia solo in dicembre (quindi lo perderò sia in inglese che in italiano x__x).

Sto anche andando a teatro, molto. A parte lo spettacolo, molto ben fatto e divertente, in cui recitava il mio caro amico Daniele (E tu, di che sesso sei? della compagnia La Formica), il 20 giugno ho potuto ammirare la magnificenza dell’ Aida in Arena, la comicità de La Bisbetica domata di Shakespeare al Teatro Romano – in dialetto veneto, eh… – e la struggente bellezza di Cyrano de Bergerac di teatro in Movimento alla Corte Mercato Vecchio, dove ho potuto conoscere un attore fantastico (che interpretava Cyrano), tale Solimano Pontarollo.

Ecco le mie impressioni a caldo sullo spettacolo:

“Al fin della licenza… io non perdono e tocco!”, recitava il testo di una splendida canzone di Francesco Guccini, chiamata Cyrano. (http://www.youtube.com/watch?v=aznmbLLacfY)

Quella splendida canzone, cantata e quasi recitata con la erre moscia, è sempre stata per me la ‘voce’ di Cyrano.
Ho letto e riletto il testo di Rostand, prima in italiano in traduzione, poi in originale, e negli anni mi sono innamorata perdutamente dell’incomparabile poeta e spadaccino, il cui orgoglio e pennacchio mai scesero a compromessi.

Deve essere dura, interpretare Cyrano.
Egli rappresenta l’amore romantico per eccellenza, il sacrificio di sè per la felicità dell’amata, il poeta dalle rime audaci e soavi…. quale donna non finisce per amare Cyrano? Forse una che non lo conosce, che si ferma all’apparenza, a quel naso che diventa ostacolo insormontabile, una donna che non vede l’anima, non ascolta le parole e non lascia che la passione del personaggio le bruci l’anima.
Tuttavia, Cyrano è un eroe di carta, fatto di pagine fruscianti e parole vergate sulle pagine. Egli sussurra tra le pagine, ma talvolta è difficile sentirne la voce.
Ma questa sera ho potuto sentire Cyrano, e talvolta ho chiuso gli occhi per assaporarne solo la voce. E attraverso la voce di Solimano Pontarollo, attore che ha dato vita al guascone poeta, ho potuto sentire Cyrano e la sua passione, passione che dalle pagine del testo di Rostand ha preso forma, creando una bellissima immagine che porterò nel cuore d’ora in poi.
Un’interpretazione appassionata, vera, magnifica, un Cyrano che l’attore ha condiviso con il pubblico, rendendolo parte di un sogno – altre parole non trovo per descrivere la delicata capacità di trasmettere un personaggio così fragile eppure forte come una roccia, orgoglioso e beffardo ma romantico e generoso, capace di toccare con spada e penna allo stesso tempo.

Splendido spettacolo alla Corta Mercato Vecchio, a Verona.”

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Sto incontrando gli amici che non ho visto da un anno… e alcuni invece no.
Alcuni si sono rivelati magnifici amici, capaci di passare oltre le differenze d’opinione e la distanza fisica; con altri invece i rapporti si sono raffreddati sino alla reciproca indifferenza. Non che io sia mai stata una sentimentale, in generale accetto il distacco con tranquillità – tuttavia, mi stupisce l’allontanamento senza ragioni fondate.

Infine, sto recuperando le forze per iniziare alla grande in settembre: ci vuole energia, per un dottorato!

È tutto per ora.

Ecco un paio di links utili ed informativi (un link o due diventeranno una costante nei miei post).

Guardate questo video!

E poi il mio sito si satira e attualità preferito :)

http://www.spinoza.it/

_Cami