24 ottobre 2009, una settimana da Halloween ed autunno inoltrato.
Mentre camminavo verso “The Coffee Bean and Tea Leaf” (la versione californiana di Starbucks) in magliettina e shorts, mi ha colpito il pensiero che è fine ottobre.
Fine ottobre e ci sono 30 gradi.
Fine ottobre e c’è un sole che fa sudare, e nemmeno una nuvola in cielo.
Fine ottobre e sembra agosto.
In South Cali il tempo non passa. Come ho menzionato in precedenza, il cielo terso costante rallenta la percezione del tempo giorno dopo giorno, e ci si ritrova persi in un indefinito “oggi” che rimane uguale a se stesso.
Sensazioni a parte, si sta bene – il clima estivo invita ad uscire e a non rinchiudersi in casa, il che aiuta anche l’umore.
Sto proprio bene in California. Il tessuto quotidiano delle mie giornate è, se possibile, più frenetico che in Ohio, e allo stesso tempo meno stressante. Sarà che non insegno, e non soffro della pressione dell’essere in classe preparata e puntuale 5 giorni a settimana.
Ma insegno privatamente, e traduco, e interpreto. E ciò porta soldi: ieri ho incassato 5 assegni, a martedì ne incasserò altri due. E con quei soldi ho comprato alcuni vestiti nuovi – e comprerò delle nuove scarpe da ballo. E ciò fa bene allo spirito, fare shopping senza che il conto in banca ne risenta.
Ecco alcune cosette nuove:
La settimana scorsa sono uscita a ballare 5 giorni su 6.
Un record, considerando il fatto che ogni sera ho ballato almeno 3 o 4 ore di fila. Ballare a Los Angeles è meraviglioso, non ci sono altri modi per definire la scena salsera in questa città: ballerini bravissimi, musica eccezionale, locali stracolmi di gente, eventi ogni giorno. Cosa posso chiedere di più?
Forse il tempo di godere appieno di questa situazione, che non ho. Il mio rapporto con la salsa a Los Angeles è un coito interrotto, che talvolta diventa alquanto frustrante.
A livello scolastico, tutto procede bene. Molto, troppo da leggere ogni settimana, troppo anche da scrivere (3-4 response papers sono dalle 8 alle 10 pagine da produrre, ogni weekend); però, i corsi sono interessanti e su argomenti nuovi, le letture estremamente stimolanti e i professori validi.
A proposito di professori, menzione speciale va ancora a Luigi Ballerini, il quale ha accettato di venire a parlare al ritrovo settimanale dell’Italian Club (circolo per il quale organizzo le attività) ed è stato meraviglioso, colto ma spiritoso, raffinato ma gentile e cordiale. Che persona magnifica. Erika (carissima collega) ed io lo abbiamo poi portato all’aeroporto, e durante il tragitto si è parlato di vita, del figlio Edoardo (wah!), di relazioni… Mi pare di conoscere il professore in modo personale, ed è una sensazione molto bella, di complicità.
Infine, la stanchezza, che fa da padrone in questi ultimi giorni.
Faccio tanto, tutti i giorni, troppo. Al punto da stare in piedi a malapena, e guadagnare ammirazione per il numero di attività, lavoro e studio che riesco a condensare nella mia routine giornaliera. Sono stanca, sì, ma contenta, soddisfatta di me e del mio impegno che ogni giorno si concretizza in qualcosa di produttivo.
Ultimi eventi degni di nota, un lavoretto di interpretariato con Romeo Castellucci della Societas Raffaello Sanzio (viene qui lunedì per presentare il suo spettacolo teatrale “Purgatorio” a UCLA live) e un incontro molto proficuo con K., il dean del dipartimento, che ci ha assicurato fondi e contatti per la conferenza dell’anno prossimo, che organizzerò insieme ad Erika.
Io vorrei come ospite e keynote speaker Roberto Benigni – lui ha detto perché no?, creiamo un network di eventi e invitiamolo. Io amo K.
Piccola osservazione prima di chiudere, sento la mancanza di avere qualcuno vicino, di stringere qualcuno.
Un amico, un amante.
Ho conosciuto molte persone, ho trovato buoni amici ed amiche, ho una rete di contatti già ben sviluppata e che si avvia ad essere ottima, esco sempre, con diverse persone, ma tengo tutti i rapporti fuori dalla sfera fisica. Non do quel tipo di confidenza se non ballando, e ciò assume un valore diverso.
Mi manca la vicinanza di una pelle che mi piaccia annusare e leccare, o mordere, o chissà che altro. Mi mancano dei capelli da accarezzare, un respiro su di me che mi faccia venire la pelle d’oca, il tocco caldo di mani conosciute…
Ma non piace indugiare in pensieri che possono rendermi vulnerabile. Fare la donna di ferro dà risultati migliori, e più affidabili.
Ergo, alla prossima – e domani si ricomincia con studio e salsa.
p.s. Consiglio agli amici appassionati lettori: “Non c’è che te! (Una donna con tre anime)” di Rosa Rosà. Piccolo capolavoro di una scrittrice futurista



