Una premessa prima di tutto: nel tentativo di registrare tutto ciò che capita, finisco sempre per procrastinare.
Indi, cercherò d’ora in poi di scrivere meno e più spesso – in altre parole, il blog si adatterà al ritmo forsennato della mia vita. Un paio di osservazioni intelligenti al giorno sono più che sufficienti a trasmettere impressioni e stati d’animo.
Piove.
Ieri pioveva, oggi piove. Le previsioni del tempo segnalavano “Stormwatch”, il che mi aveva inquietato non poco; questo finché non ho realizzato che per i californiani la pioggia rappresenta ciò che per la mia sensibilità temprata dall’Ohio è un tifone. Vedere Los Angeles sotto la pioggia è alquanto divertente. Molte persone prendono d’assalto il supermercato (pare che nessuno in questa città possegga un ombrello), e le statistiche provano che quando piove i californiani fanno scorta di provviste. Come fosse un’emergenza nucleare insomma.
Inoltre, pochi sanno guidare sotto la pioggia, il che produce un effetto comico nelle strade e induce tutti a sperare che smetta presto. Tuttavia, non mi spiace studiare in biblioteca con la pioggia che crea un ritmo omogeneo, di sottofondo – la pioggia durerà poco, perciò tendo ad apprezzarla.
Ultimamente faccio una fatica non indifferente a scrivere in italiano. I termini escono spontaneamente in inglese, i sinonimi pure, “not to mention” espressioni e modi di dire. la cosa mi infastidisce abbastanza, data la piacevole consapevolezza di solidità linguistica che mi ha sempre accompagnata in questi anni.
Quest’oggi ho scritto un “response paper” (un saggio di due paginette di riflessione su un testo letto per un corso) su “Sam Dunn è morto”, testo futurista di Bruno Corra. L’ho scritto in inglese, senza alcuna difficoltà. Generalmente scrivo in italiano, quando mi occupo di letteratura italiana, specialmente nel trattare le Avanguardie e il loro linguaggio metaforico e stratificato. Oggi invece ho scelto l’inglese, perché in italiano “suonava male”; in testa il pensiero critico si è formato in inglese, e in inglese è uscito dai tasti del Mac.
Sarà perché ultimamente discuto in inglese, sarà perché le persone più interessanti incontrate sinora non parlano italiano. Questo, e forse altro ancora. Il retrogusto amaro rimane.
Nel weekend, conferenza sul Futurismo. Ottime presentazioni, conoscenze interessanti e una rivelazione particolarmente piacevole: uno dei miei professori, Luigi Ballerini (poeta abbastanza conosciuto, e critico di spiccod ella Neovanguardia italiana), è un uomo poliedrico, simpaticissimo, modesto e di una cultura sterminata. Uno di quelli che la cultura non la fa pesare, per intenderci. Uno di quelli con cui si può parlare per 7 ore consecutive senza annoiarsi un istante.
E infatti abbiamo chiacchierato sabato sera, per due o tre orette – durante la Cena Futurista offerta dal Dipartimento, dopo una Serata Futurista in cui si sono alternate letture di manifesti, teatro futurista, e la proiezione dei pochi film prodotti da Marinetti and Co. In seguito alla chiacchierata, ho deciso di lavorare con lui per il minor, sulle Avanguardie e Neoavanguardie in prosa e poesia – dovrebbe essere un ottimo supporto al mio interesse principale, il cinema.
Inoltre ho scoperto che il figlio del professor Ballerini è un attore, tale Edoardo Ballerini – che pare sveglio, interessante e decisamente affascinante (e sposato >_>).
A proposito di cinema: ho recentemente iniziato un corso di cinema nel mio curriculum – alla scuola di cinema e tv di UCLA. L’edificio in sè è splendido, tappezzato di poster di film fatti da ex-studenti (stiamo parlando di film *molto* conosciuti, hollywoodiani insomma) e con un cinema al piano terra – un vero cinema!
Il corso è molto confuso e molto interessante – il professore è uno specialista di “third world cinema”, Teshome H. Gabriel -, sul concetto di “otherness” nel cinema. La parte più bella del corso, le conoscenze: un sacco di studenti della scuola di cinema, futuri produttori, registi, cinematografi, etc.
Un ragazzo in particolare mi ha colpito per l’intelligenza eccezionale e la cretività incredibile: D., di Taiwan, doppia laurea in fisica applicata e cinema, master in fisica, attualmente nel programma di dottorato per critica cinematografica. Quite impressive. Ieri sera abbiamo chiacchierato per 3-4 ore, e D. mi ha mostrato uno short film che ha girato a New York quest’estate. Inutile aggiungere che il corto era eccezionale. Poi prosecco + discussioni intelligentoidi = serata piacevolissima.
Ci siamo ripromessi di organizzare un appuntamento settimanale per visionare film che a rotazione proporremo.
Piccolo extra finale, salsa.
Ballo tantissimo, anche troppo: distrazione pericolosa dallo studio, il ballare così tanto ha anche i suoi vantaggi. Ho conosciuto persone splendide e ottimi ballerini, specialmente Y., con il quale ho passato ore ed ore lunedì, a ballare prima e chiacchierare poi. Los Angeles pare essere un “piccolo” paradiso per chi ama la salsa, si balla in due o tre locali ogni giorno della settimana, la gente è simpatica e non rifiuta un ballo, c’è moltissima salsa all’aperto… Non penso potrei chiedere di meglio.
In definitiva, tra attività legate all’università, studio, salsa e nuove amicizie, ho esaurito il tempo libero dopo solo un mesetto di permanenza losangelina.
Ma in fondo adoro la mia vita proprio perché è un continuo vortice di novità.
mi sembra di capire Los Angeles batte Columbus 10 – 0
attenzione che al clima losangeliano si diventa addicted
Ma no, le stagioni a me piacciono. vedremo come sarà dopo anni qui
4 anni sono lunghi heh.
LA > Columbus, ovvio.