Come da migliore tradizione accademica statunitense, apriamo con una citazione pregnante:
“Adventure is a path. Real adventure – self-determined, self-motivated, often risky – forces you to have firsthand encounters with the world. The world the way it is, not the way you imagine it. Your body will collide with the earth and you will bear witness. In this way you will be compelled to grapple with the limitless kindness and bottomless cruelty of humankind – and perhaps realize that you yourself are capable of both. This will change you. Nothing will ever again be black-and-white.” – Mark Jenkins
(traduciamo… “L’avventura è un percorso. La vera avventura – voluta, fortemente motivata e talvolta rischiosa – forza ad avere incontri diretti con il mondo. Il mondo non è come ci si immagina. Il corpo verrà a contatto con la terra e se ne porteranno i segni. In questo modo ci si dovrà confrontare con l’infinita gentilezza e l’inesauribile crudeltà dell’umanità – e forse realizzare che si è capaci di entrambe. Ciò cambierà la nostra prospettiva. Niente sarà mai più bianco o nero.”)
Dopo aver riflettuto sulle parole di Mark Jenkins, un paio di pensieri sulla mia permanenza statunitense.
In questi giorni mi coglie la forte consapevolezza che dovrò passare 4 anni della mia vita a Los Angeles. Quattro anni. Un periodo decisamente lungo, che sommato ai due anni in Ohio verrà a rappresentare un quinto della mia vita una volta compiuti i 30 anni. Mi sono già abituata a Los Angeles, al ritmo frenetico di una vita che non ammette pause e che richiede di essere sempre pronta a cogliere occasioni e conoscere persone interessanti.
E adoro la mia vita. Adoro essere incasinatissima, avere 13894785 cose da fare, essere qui, avere prospettive di lavoro splendide, avere la possibilità di consocere tantissima gente, forgiare la mia strada e fare ciò che adoro.
Per quanto sia difficile, per quanto ci voglia, non farei mai cambio. Mai.
Los Angeles, cielo sempre blu senza nuvole, traffico soffocante, città poliedrica e incredibilmente multietnica, contrappunto occidentale della più urbana New York.
Una città in cui si può perdere la propria identità, o trovarla. Io la sto costruendo, piano piano, attraverso momenti di euforia totale e monenti di riflessione profonda, che mi portano talvolta a desiderare un rapporto più viscerale con la mia patria e talvolta ad immergermi nei libri e leggere, leggere, leggere, cercando di carpire quanto più posso per diventare una persona di cui poter essere fiera, intelligente e completa.
Modello da seguire ed ammirare, pur non dipendendone, è diventato un professor qui a UCLA, il professor Ballerini. Erudizione sterminata e la noncurante capacità di essere divertente e scanzonato. E anche disponibile – l’ho invitato a chiacchierare con gli studenti all’Italian Club (le cui attività organizzo) sulla storia del cibo – area in cui è esperto – e ha risposto con prontezza, confermando la sua presenza.
Amo le nuove conoscenze qui a Los Angeles. Moltissime persone interessanti, diverse, e soprattutto appassionate. Adoro sentire la passione di chi mi circonda, e tra musicisti, attori, registi, futuri professori e studiosi mi sembra di vivere in un piccolo paradiso personale. Tutto mi appassiona… ogni cosa, tendo a viverla al 100%… ed essendo curiosa di natura, tendo ad esagerare.. ma sto imparando ad incanalare le mie energie ed essere produttiva ed organizzata, pur mantenendo un minimo di eclettismo, pena la noia.
Anche il mero andare a ballare mi porta in contatto con persone incredibili, che esprimono se stesse sulla pista – e io mi faccio trascinare.
Ieri, Dakota Lounge, 4 ore di salsa intensa, non mi sono mai fermata; meraviglioso. Domenica si replica.
Ma stasera visione di “The Guild” e “Dr. Horrible sing-along blog” a Hollywood con B. e V., e domani LA Opera House a vedere “Siegfried” (terza parte del ciclo dei Nibelunghi di Wagner) con il carissimo D.
La salsa torna domenica sera.
Weekend anche dedicato allo studio: sto ricercando il materiale da leggere e studiare per il paper sul cinema di immigrazione italiano e il concetto di “Otherness” – il materiale filmico dovrebbe essere “Terra di Mezzo” di Matteo Garrone; inoltre, sto preparando una presentazione du “Il codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi per mercoledì, e il concetto del corpo come fumo. Lots to do, insomma, as usual
Chiudo con un’altra citazione, che tengo sempre a mente nel mio continuo processo di rinnovamente personale:
“Der Vogel kämpft sich aus dem Ei. Das Ei ist die Welt. Wer geboren werden will, muss eine Welt zerstören.”
- Herman Hesse, “Demian”
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