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dic
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TRAGICITA`

Molte persone si meravigliano che io abbia un blog.

Persone che conosco, che stimo, persino M., con cui passo una cospicua parte del mio tempo libero. Semplicemente, non pensano che io sia tipo da tenere un blog.
E, devo ammettere, il mio blog fino a ieri e` stato un resoconto delle mie avventure e delle mie opinioni negli Stati Uniti, un elenco opportunamente avviluppato in una confezione di argute espressioni e talvolta ironici commenti. Ma nulla che, in fondo, contribuisse ad estrarre la mia personalita` dalle varie patine che la avvolgono. Patine che sono parte di me, ma che emergono continuamente e non hanno quindi bisogno di uno spazio a loro dedicato per trovare uno sfogo.
In sintesi, come ha giustamente sottolineato Serena (che, devo ammettere, non delude mai nella capacita` di precisa e succinta analisi che l’ha sempre caratterizzata, sin da quando schematizzava l’Edda di Snorri su quaderni Moleskine neri – forse 11 anni fa?), non parlavo di me e dei miei desideri, ma di cio` che dovrebbe costituire me e i miei desideri. Ecco, diciamo che ora il condizionale l’ho buttato nel cesso, e che cerchero` di essere meno ‘politically correct’ (oh, un termine cosi` congeniale al popolo statunitense) e piu` sincera, togliendo patina dopo patina e spingerndo fuori lo scheletro.

Tornando all’argomento discusso in precedenza (nel mio ultimo aggiornamento), oltre alla passione e alla dedizione, mi trovo ad essere attratta da tutto cio` che emana un alone di disperazione e tragicita`. Per fare un esempio a livello di arte ‘mainstream’, non avro` mai alcun interesse in Britney Spears o Rihanna, ma ho un amore viscerale per Lady Gaga. C’e` un sostrato disperato nella sua musica, nei suoi video, nel suo essere davanti alla telecamera e dietro al microfono; un ‘qualcosa’ che non riesco a definire, ma che mi attrae. Una dissociazione, una tragica sconnessione tra il suo successo e cio` di cui canta. Un grido barocco, urbano e attuale, incrostato di  gioielli, droghe e sesso. E certo, tutto cio` potrebbe essere una facciata costruita in studio – mi occupo di critica, sono ben cosciente dei livelli di finzione consci e inconsci che gli artisti immettono nei loro lavori -, ma cio` non toglie che ci sia un elemento spontaneo, percepibile a livello di istinto e non definibile razionalmente, che trasmette tragicita`.

Un altro esempio potrebbe essere il mio trasporto per la figura del vampiro, figura tragica per eccellenza, essere immortale condannato ad un’esistenza senza luce, senza sole, senza calore, senza amore carnale. Essere saggio, assetato di conoscenza (in ogni senso, corporea, intellettuale, sociale), escluso dalla vita e dalla morte e quindi non-morto, indefinibile onotlogicamente, se non in negativo, per sua stessa natura. Prodotto della fantasia oscura, tragica appunto, di autori che cercavano di scappare dalle costrizioni importe dal Positivismo del diciottesimo secolo, e che trovavano precario rifugio nell’immaginazione piu` sfrenata, fatta di incubi, di luoghi proibiti (cimiteri, foreste, periferie ‘pericolose’), di parti del giorno inesplorate (le ore piu` buie e solitarie della notte) e di riti considerati tabu` (pratiche sessuali, scambio di sangue, piacere da cercarsi al di la` del sesso matrimoniale devoto alla procreazione). E quindi, amo il Dracula di Bram Stoker, eterno amante tragico, amo il misterioso Vampiro di Polidori, amo i tragici protagonisti di Anne Rice, il crudele Lestat (e sulla cui interpretazione da parte di Tom Cruise dovro` scrivere a parte), l’infelice Luis e l’assetata Claudia; ma non posso amare le degenerazioni commerciali come la trilogia di Blade, o i vampiri ‘cattivi’ del blockbuster Van Helsing, o la terribile interpretazione dei cainiti della trilogia di Underworld. Men che meno, va da se`, la piu` recente saga di Twilight. Ecco, questa spazzatura non e` tragica, o meglio, e` tragicamente svuotata di ogni introspezione che possa rendere i personaggi capaci di qualsiasi emozione o regionamento.
Non e` questione di snobismo basato sul successo dei prodotti in questione: Dracula o le saghe di Anne Rice sono considerate letteratura popolare e vi sono numerosi adattamenti, sia a livello cinematografico che nell’industria dei vidogiochi e dei giochi da tavolo. Hanno un seguito, che qualche tempo fa era tanto agguerrito come le mamme e le adolescenti che ora si strapperebbero vestiti e capelli per poter stringere la mano ai loro idoli ‘soprannaturali’.  E` interessante, certo, che la moda del vampirismo abbia toccato eta` piu` tenere, abbia sfondato la barriera del genere horror e il limite della minore eta`; ma queste figure estreme, barocche e spregiudicate in realta` riflettono, a livello esteriore, l’estetica mista e sfrenata dei giovani di oggi. Peccato si sia persa tutta la parte intellettuale, in cui le stesse figure, complice l’immortalita`, esibivano una conoscenza impossibile, interminabile, costruita secolo dopo secolo e invidia degli esseri umani che arrivavano ad assaporarla senza venire azzannati prima. Quindi si stabiliva uno scambio di desideri impossibili tra umani e vampiri, un gioco di potere e fragilita` che in fondo costituiva il fascino maggiore dei testi sopracitati: il gusto del proibito, della condanna di una vita eterna ma incompleta.
Ora cosa rimane? Pelli luccicanti, vampiri con la crema solare, dubbiose unioni con i licantropi. Mah.

In conclusione, il popolare e il ‘mainstream’ non sono opposti al tragico e all’introspettivo; non giudico in base al successo di pubblico, e non cerco ad ogni costo di essere contro, di essere alternativa ad ogni costo. Al contrario, sono convinta che se la maggior parte della gente che incontro avesse i miei interessi, ne sarei felice. Forse uscirei di piu`, il che potrebbe sembrare controproducente stando a quanto detto prima. Ma l’interazione sociale produttiva, in cui si discutono diverse interpretazioni e si scambiano opinioni, sebbene molto proficua, e` purtroppo rara.

Il tragico, per me, e` una sfumatura, un accenno che si coglie negli sguardi, tra le parole scritte, nei movimenti del corpo, nell’inflessione della voce. Un segno a cui il mio corpo risponde, riconoscendolo, sentendolo vicino e attraente.
Ci sono altre sfumature che mi attraggono, ma questa e` un’altra storia, per un altro giorno.

[edit: questa conclusione non mi soddisfa, ma ho poco tempo, il post e` stato promesso, e devo andare ; ci tornero` sopra in futuro, tempo permettendo]

Currently reading: “Neuromancer” by William Gibson
“A Clash of Kings” by George Martin

Currently listening to: Lady Gaga, “Marry the Night”
Korn, “Forsaken” (Queen of the Damned OST)


1 Risposta a “TRAGICITA`”


  1. 1 Tommaso aka Momi
    dicembre 26, 2011 alle 5:15 pm

    Credo che il successo commerciale serio non possa prescindere da una predigestione del contenuto, da una banalizzazione almeno parziale del messaggio. Le cose ricercate e impegnative richiedono intelletto, curiosità e dedizione (la più complicata è quest’ultima) e, forse anche volutamente, finiscono per selezionare e suddividere il pubblico target, compromettendo proprio il successo.

    Per cui è probabilmente giusto schifare questi prodotti, ma purtroppo il fine che li governa è perfettamente giustificabile.


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