Archivio Autore di coffeefairy

01
Nov
09

Bustina Quotidiana: 1 Novembre 2009

Los Angeles è una delle poche città al mondo in cui, in 24 ore, si possono fare esperienze diversissime in numero esponenziale.

Caso in esame, 30 e 31 ottobre 2009 per Camilla Zamboni.
Dopo un venerdì di studio, spesa con Dennis e momento di relax (decisamente necessario dopo una settimana troppo impegnata anche per i miei standard) e poi “Pumpkin Carving Party”, cioè una festa a casa di amici in cui si decorano le zucche per Halloween, si beve, mangia e chiacchiera.
Ecco la mia zucca, frutto di un’oretta di scava-scava:

Zucca!

Il giorno dopo, sabato 31 ottobre, cambio di scena: appuntamento alle 12 con D. per andare a vedere la Symphony (=orchestra sinfonica) di Los Angeles al Walt Disney Concert Hall, probabilmente l’edificio più bello della città – e ce ne sono tanti…

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L’ultima foto, i meravigliosi interni, formati come la parte interiore di una nave. Arrivando un’ora prima dell’inizio del concerto, abbiamo trovato i biglietti migliori. Fortuna insperata: posti a pochi metri dall’orchestra, generalmente in vendita a 200 dollari, per 20.
Esperienza meravigliosa: un’ora e mezza di musica splendidamente eseguita, Dvorak e Szymanowski. Soprattutto nel terzo e quarto movimento della “Sinfonia dal Nuovo Mondo” di Dvorak non riuscivo a smettere di piangere.
Con D. si è deciso si tornare almeno una volta al mese.

Sabato sera, altro cambio radicale di scena: con A. e Y. a West Hollywood, teatro della più grande parata di Halloween degli Stati Uniti, l’”Halloween Carnival” sul Santa Monica Boulevard. La strada (lunghissima, chilometri e chilometri a cinque-sei corsie) viene chiusa ogni anno il 31 ottobre dalle 19 a tarda notte, per permettere ai partecipanti (più di 400.000 persone pare) di camminare, ballare, divertirsi.
Un paio di teatri e Vaudeville all’aperto, molte postazioni per dj con musica diversa, tantissimi stand alimentari, e tanta, tantissima gente. Una specie di Lucca Comics and Games al cubo e all’aperto (tanto qui fa caldo tutto l’anno). Particolarmente incredibile la popolazione gay, che vince il premio per energia, costumi, creatività e performances – menzione speciale a due ragazze in tenuta sadomaso, appese ad un filo a contorcersi – erano bellissime.
Ecco un paio di foto di costumi particolarmente riusciti:

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Esperienza incredibile per la pluralità di persone presenti all’evento: padri e bambini con costumi fatti in casa, famigliole tradizionali vestite a tema, coppie eterosessuali e omosessuali a braccetto, gruppi, costumi singoli, tutti in festa e con poche o nulle inibizioni. Alcuni costumi rasentavano il limite ultimo della mia idea di decenza, idea piuttosto flessibile – altri mi hanno lasciata a bocca aperta per l’inventiva e la perizia nella realizzazione.
Tre ore di folle folla, al termine dellequali ero paradossalmente stremata, senza energie e allo stesso tempo carica come una molla.

Un Halloween senza precedenti, e un’ulteriore conferma che Los Angeles è una città incredibilmente poliedrica e capace di offrire moltissimi stimoli ad ogni livello immaginabile.
Adoro questa città, ogni giorno di più: vivere qui significa essere sempre al centro del mondo, nello studio, negli eventi culturali, musicali e cinematografici, ma anche nell’ambiente salsero. Cosa potrei chiedere di più?

La settimana appena finita è stata prova dell’energia che ci vuole per tenere il passo con il ritmo losangelino.
In breve: lunedì studio e paper da consegnare, lezione, e a ballare; martedì ripetizioni, studio, lezione, una conferenza fino alle 19, poi fuori a cena con R. (amico di Torino incontrato a new York, che vive e studia a Chicago, ed era in visita a Los Angeles per incontrare un professore, che casino @__@), i colleghi e i professori; mercoledì, studio e paper da consegnare, lezione sul Futurismo, fuori per un drink con R. che ripartiva e i colleghi, poi Monsoon a ballare salsa; giovedì, ripetizioni tutta la mattina e il pomeriggio, Italian Club, film da mostrare per l’Italian Club, spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio (“Purgatorio”, terribile), poi a ballare salsa a Dakota Lounge.
Una settimana senza respiro, da cui devo ancora riprendermi.
E la prossima si annuncia anche peggio!

Ah, ultime news: ho passato le selezioni per un gruppo esibizioni di salsa, organizzato da una delle più brave ballerine di Los Angeles, Liz Lira. Su una sessantina di persone, ne hanno prese 8, e a quanto pare io sono tra quelle! L’idea di far parte di un gruppo esibizioni mi piace molto, così come mi piacciono molto i componenti del gruppo – tutti di buon livello e motivati a preparare una buona coreografia.
Si comincia mercoledì, dalle 19 alle 21 – ottima scusa per impegnare ancora di più le mie giornate!
Ecco un video delle performances passate (ma quest’anno saremo solo 4 o 5 coppie per fortuna).

Ma tanto si sa che mi piace essere impegnata :P

A presto!

25
Ott
09

Bustina Quotidiana: 24 ottobre 2009

24 ottobre 2009, una settimana da Halloween ed autunno inoltrato.

Mentre camminavo verso “The Coffee Bean and Tea Leaf” (la versione californiana di Starbucks) in magliettina e shorts, mi ha colpito il pensiero che è fine ottobre.
Fine ottobre e ci sono 30 gradi.
Fine ottobre e c’è un sole che fa sudare, e nemmeno una nuvola in cielo.
Fine ottobre e sembra agosto.
In South Cali il tempo non passa. Come ho menzionato in precedenza, il cielo terso costante rallenta la percezione del tempo giorno dopo giorno, e ci si ritrova persi in un indefinito “oggi” che rimane uguale a se stesso.
Sensazioni a parte, si sta bene – il clima estivo invita ad uscire e a non rinchiudersi in casa, il che aiuta anche l’umore.

Sto proprio bene in California. Il tessuto quotidiano delle mie giornate è, se possibile, più frenetico che in Ohio, e allo stesso tempo meno stressante. Sarà che non insegno, e non soffro della pressione dell’essere in classe preparata e puntuale 5 giorni a settimana.
Ma insegno privatamente, e traduco, e interpreto. E ciò porta soldi: ieri ho incassato 5 assegni, a martedì ne incasserò altri due. E con quei soldi ho comprato alcuni vestiti nuovi – e comprerò delle nuove scarpe da ballo. E ciò fa bene allo spirito, fare shopping senza che il conto in banca ne risenta.
Ecco alcune cosette nuove:

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La settimana scorsa sono uscita a ballare 5 giorni su 6.
Un record, considerando il fatto che ogni sera ho ballato almeno 3 o 4 ore di fila. Ballare a Los Angeles è meraviglioso, non ci sono altri modi per definire la scena salsera in questa città: ballerini bravissimi, musica eccezionale, locali stracolmi di gente, eventi ogni giorno. Cosa posso chiedere di più?
Forse il tempo di godere appieno di questa situazione, che non ho. Il mio rapporto con la salsa a Los Angeles è un coito interrotto, che talvolta diventa alquanto frustrante.

A livello scolastico, tutto procede bene. Molto, troppo da leggere ogni settimana, troppo anche da scrivere (3-4 response papers sono dalle 8 alle 10 pagine da produrre, ogni weekend); però, i corsi sono interessanti e su argomenti nuovi, le letture estremamente stimolanti e i professori validi.
A proposito di professori, menzione speciale va ancora a Luigi Ballerini, il quale ha accettato di venire a parlare al ritrovo settimanale dell’Italian Club (circolo per il quale organizzo le attività) ed è stato meraviglioso, colto ma spiritoso, raffinato ma gentile e cordiale. Che persona magnifica. Erika (carissima collega) ed io lo abbiamo poi portato all’aeroporto, e durante il tragitto si è parlato di vita, del figlio Edoardo (wah!), di relazioni… Mi pare di conoscere il professore in modo personale, ed è una sensazione molto bella, di complicità.

Infine, la stanchezza, che fa da padrone in questi ultimi giorni.
Faccio tanto, tutti i giorni, troppo. Al punto da stare in piedi a malapena, e guadagnare ammirazione per il numero di attività, lavoro e studio che riesco a condensare nella mia routine giornaliera. Sono stanca, sì, ma contenta, soddisfatta di me e del mio impegno che ogni giorno si concretizza in qualcosa di produttivo.
Ultimi eventi degni di nota, un lavoretto di interpretariato con Romeo Castellucci della Societas Raffaello Sanzio (viene qui lunedì per presentare il suo spettacolo teatrale “Purgatorio” a UCLA live) e un incontro molto proficuo con K., il dean del dipartimento, che ci ha assicurato fondi e contatti per la conferenza dell’anno prossimo, che organizzerò insieme ad Erika.
Io vorrei come ospite e keynote speaker Roberto Benigni – lui ha detto perché no?, creiamo un network di eventi e invitiamolo. Io amo K.

Piccola osservazione prima di chiudere, sento la mancanza di avere qualcuno vicino, di stringere qualcuno.
Un amico, un amante.
Ho conosciuto molte persone, ho trovato buoni amici ed amiche, ho una rete di contatti già ben sviluppata e che si avvia ad essere ottima, esco sempre, con diverse persone, ma tengo tutti i rapporti fuori dalla sfera fisica. Non do quel tipo di confidenza se non ballando, e ciò assume un valore diverso.
Mi manca la vicinanza di una pelle che mi piaccia annusare e leccare, o mordere, o chissà che altro. Mi mancano dei capelli da accarezzare, un respiro su di me che mi faccia venire la pelle d’oca, il tocco caldo di mani conosciute…

Ma non piace indugiare in pensieri che possono rendermi vulnerabile. Fare la donna di ferro dà risultati migliori, e più affidabili.
Ergo, alla prossima – e domani si ricomincia con studio e salsa.

p.s. Consiglio agli amici appassionati lettori: “Non c’è che te! (Una donna con tre anime)” di Rosa Rosà. Piccolo capolavoro di una scrittrice futurista :)

22
Ott
09

Bustina Quotidiana: 21 ottobre 2009

Ottobre sta rotolando via, e acquista velocità ogni giorno.

Di nuovo, i giorni mi sfuggono dalle mani, nonostante li viva in modo intensissimo.
Oggi, per esempio: sveglia alle 7, di corsa all’università a studiare, scrivere un response paper di 3-4 pagine e preparare una presentazione per il corso sul romanzo futurista – su Il codice di Perelà di Palazzeschi e la sublimazione del corpo in fumo. Così se ne va una mattinata intera, in cui ho dovuto spostare la mia lezione privata (extra-$$$) a domani per troppo stress accumulato per la presentazione. Niente pranzo, dalle 14 alle 17 lezione su Palazzeschi e presentazione – andata benissimo – poi conferenza sulle Watts Towers (luogo meraviglioso di questa città, che ho intenzione di visitare al più presto) con il dipartimento, poi di corsa a fare le audizioni per un gruppo esibizioni di salsa qui a Los Angeles. Audizioni che si sono rivelate una bella faticata: 3 ore totali, improvvisazione (social dancing), coreografia in coppia, pasito e shines personali, rumba e spaccate per le donne! Whew x__x
Ad ogni modo, alle 22 la giornata finalmente finisce, cena da “Inn-n-out Burgers” (con due colleghi incontrati per caso), casa, collasso sul divano.

Tutto questo dopo un venerdì sera a Hollywood – evento con Felicia Day e Joss Whedon, come si fa a rinunciare a Joss Whedon…? -, un sabato interamente passato a soffrire all’Opera House di Los Angeles guardando una versione futuristica e altamente improbabile di Siegfried di Wagner, una domenica all’insegna della salsa a Hacienda, un lunedì di corso intensissimo sul cinema e poi 4 ore di salsa dura a Zanzibar, e un martedì di studio e lavoro.

Stanca è davvero un eufemismo, al momento. I piedi mi dolgono in modo insopportabile (e domani devono essere in forma per la serata a ballare a Dakota Lounge), la testa frulla di progetti di studio e lavoro per questa fine di settimana, gli occhi si chiuderebbero anche, se il sonno sopraggiungesse. Morfeo tuttavia se ne frega della sottoscritta al momento, quindi il blog sopperisce.

Dicevo, ottobre sta svanendo – e non lo si percepisce, dato che qui il tempo è cristallizzato in una tarda estate perenne. Gli unici segni che i giorni effettivamente passano sono le decorazioni per Halloween, che si fanno di giorno in giorno più invasive e numerose.
Sono stata invitata ad un “pumpkin carving party” (una festa in cui si tagliuzzano e decorano le zucche) – il primo della mia vita.
Inoltre, pare che a Hollywood ad Halloween ci siano i migliori costumi del mondo. Sarà che qui alla gente piace apparire. Sarà che la città brulica di attori. Sarà la similitudine Hollywood-Halloween.

Momento di spicco della settimana, un dialogo molto profondo con il professore di cinema e cultural studies, Teshome Gabriel (apparentement molto conosciuto nel campo, ndr), che viene dall’Etiopia. Etiopia che fu colonia dell’Italia protofascista e fascista. Parlare di cinema di immigrazione con Gabriel è stato straniante, quasi assurdo – ed estremamente interessante. Peccato mi avesse tirato buca due volte alle sue ore d’ufficio prima di questo meeting.

Non molto da aggiungere: sto bene, fisicamente e psicologicamente.
Mi manca Verona in modo struggente, la famiglia, gli amici; mi manca (meno) Columbus, gli amici americani e il freddo dell’Ohio. Tuttavia, Los Angeles ha talmente tanto da offrire che perdere un’occasione di uscire e incontrare persone incredibili diventa un crimine.
Salsa: M E R A V I G L I O S A. Non avrei mai e poi mai potuto sognare niente di meglio, i locali sono splendidi, la musica superlativa, i ballerini ottimi… un paradiso.

Lo stress, prima o poi, se ne andrà :)

Chiudo con Utena.

Perché mi manca Utena, e mi mancano i giorni in cui la guardavo, e mi manca il sapore della libertà morale ed intellettuale che in quel periodo tastavo per la prima volta – e mi manca l’inebriatezza delle sensazioni forti, il brivido delle emozioni a fior di labbra, il piacere degli spasimi…

Qualcuno sa di cosa sto parlando.

Virtual Star Embriology, signore e signori.

16
Ott
09

Bustina Quotidiana: 16 ottobre 2009 – Illuminations

Come da migliore tradizione accademica statunitense, apriamo con una citazione pregnante:

“Adventure is a path. Real adventure – self-determined, self-motivated, often risky – forces you to have firsthand encounters with the world. The world the way it is, not the way you imagine it. Your body will collide with the earth and you will bear witness. In this way you will be compelled to grapple with the limitless kindness and bottomless cruelty of humankind – and perhaps realize that you yourself are capable of both. This will change you. Nothing will ever again be black-and-white.” – Mark Jenkins

(traduciamo… “L’avventura è un percorso. La vera avventura – voluta, fortemente motivata e talvolta rischiosa – forza ad avere incontri diretti con il mondo. Il mondo non è come ci si immagina. Il corpo verrà a contatto con la terra e se ne porteranno i segni. In questo modo ci si dovrà confrontare con l’infinita gentilezza e l’inesauribile crudeltà dell’umanità – e forse realizzare che si è capaci di entrambe. Ciò cambierà la nostra prospettiva. Niente sarà mai più bianco o nero.”)

Dopo aver riflettuto sulle parole di Mark Jenkins, un paio di pensieri sulla mia permanenza statunitense.

In questi giorni mi coglie la forte consapevolezza che dovrò passare 4 anni della mia vita a Los Angeles. Quattro anni. Un periodo decisamente lungo, che sommato ai due anni in Ohio verrà a rappresentare un quinto della mia vita una volta compiuti i 30 anni. Mi sono già abituata a Los Angeles, al ritmo frenetico di una vita che non ammette pause e che richiede di essere sempre pronta a cogliere occasioni e conoscere persone interessanti.
E adoro la mia vita. Adoro essere incasinatissima, avere 13894785 cose da fare, essere qui, avere prospettive di lavoro splendide, avere la possibilità di consocere tantissima gente, forgiare la mia strada e fare ciò che adoro.

Per quanto sia difficile, per quanto ci voglia, non farei mai cambio. Mai.
Los Angeles, cielo sempre blu senza nuvole, traffico soffocante, città poliedrica e incredibilmente multietnica, contrappunto occidentale della più urbana New York.
Una città in cui si può perdere la propria identità, o trovarla. Io la sto costruendo, piano piano, attraverso momenti di euforia totale e monenti di riflessione profonda, che mi portano talvolta a desiderare un rapporto più viscerale con la mia patria e talvolta ad immergermi nei libri e leggere, leggere, leggere, cercando di carpire quanto più posso per diventare una persona di cui poter essere fiera, intelligente e completa.

Modello da seguire ed ammirare, pur non dipendendone, è diventato un professor qui a UCLA, il professor Ballerini. Erudizione sterminata e la noncurante capacità di essere divertente e scanzonato. E anche disponibile – l’ho invitato a chiacchierare con gli studenti all’Italian Club (le cui attività organizzo) sulla storia del cibo – area in cui è esperto – e ha risposto con prontezza, confermando la sua presenza.

Amo le nuove conoscenze qui a Los Angeles. Moltissime persone interessanti, diverse, e soprattutto appassionate. Adoro sentire la passione di chi mi circonda, e tra musicisti, attori, registi, futuri professori e studiosi mi sembra di vivere in un piccolo paradiso personale. Tutto mi appassiona… ogni cosa, tendo a viverla al 100%…  ed essendo curiosa di natura, tendo ad esagerare.. ma sto imparando ad incanalare le mie energie ed essere produttiva ed organizzata, pur mantenendo un minimo di eclettismo, pena la noia.
Anche il mero andare a ballare mi porta in contatto con persone incredibili, che esprimono se stesse sulla pista – e io mi faccio trascinare.
Ieri, Dakota Lounge, 4 ore di salsa intensa, non mi sono mai fermata; meraviglioso. Domenica si replica.

Ma stasera visione di “The Guild” e “Dr. Horrible sing-along blog” a Hollywood con B. e V., e domani LA Opera House a vedere “Siegfried” (terza parte del ciclo dei Nibelunghi di Wagner) con il carissimo D.
La salsa torna domenica sera.

Weekend  anche dedicato allo studio: sto ricercando il materiale da leggere e studiare per il paper sul cinema di immigrazione italiano e il concetto di “Otherness” – il materiale filmico dovrebbe essere “Terra di Mezzo” di Matteo Garrone; inoltre, sto preparando una presentazione du “Il codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi per mercoledì, e il concetto del corpo come fumo. Lots to do, insomma, as usual :)

Chiudo con un’altra citazione, che tengo sempre a mente nel mio continuo processo di rinnovamente personale:

“Der Vogel kämpft sich aus dem Ei. Das Ei ist die Welt. Wer geboren werden will, muss eine Welt zerstören.”
- Herman Hesse, “Demian”

15
Ott
09

Bustina Quotidiana: 14 ottobre 2009 – Cinema, varie ed eventuali.

Una premessa prima di tutto: nel tentativo di registrare tutto ciò che capita, finisco sempre per procrastinare.
Indi, cercherò d’ora in poi di scrivere meno e più spesso – in altre parole, il blog si adatterà al ritmo forsennato della mia vita. Un paio di osservazioni intelligenti al giorno sono più che sufficienti a trasmettere impressioni e stati d’animo.

Piove.
Ieri pioveva, oggi piove. Le previsioni del tempo segnalavano “Stormwatch”, il che mi aveva inquietato non poco; questo finché non ho realizzato che per i californiani la pioggia rappresenta ciò che per la mia sensibilità temprata dall’Ohio è un tifone. Vedere Los Angeles sotto la pioggia è alquanto divertente. Molte persone prendono d’assalto il supermercato (pare che nessuno in questa città possegga un ombrello), e le statistiche provano che quando piove i californiani fanno scorta di provviste. Come fosse un’emergenza nucleare insomma.
Inoltre, pochi sanno guidare sotto la pioggia, il che produce un effetto comico nelle strade e induce tutti a sperare che smetta presto. Tuttavia, non mi spiace studiare in biblioteca con la pioggia che crea un ritmo omogeneo, di sottofondo – la pioggia durerà poco, perciò tendo ad apprezzarla.

Ultimamente faccio una fatica non indifferente a scrivere in italiano. I termini escono spontaneamente in inglese, i sinonimi pure, “not to mention” espressioni e modi di dire. la cosa mi infastidisce abbastanza, data la piacevole consapevolezza di solidità linguistica che mi ha sempre accompagnata in questi anni.

Quest’oggi ho scritto un “response paper” (un saggio di due paginette di riflessione su un testo letto per un corso) su “Sam Dunn è morto”, testo futurista di Bruno Corra. L’ho scritto in inglese, senza alcuna difficoltà. Generalmente scrivo in italiano, quando mi occupo di letteratura italiana, specialmente nel trattare le Avanguardie e il loro linguaggio metaforico e stratificato. Oggi invece ho scelto l’inglese, perché in italiano “suonava male”; in testa il pensiero critico si è formato in inglese, e in inglese è uscito dai tasti del Mac.
Sarà perché ultimamente discuto in inglese, sarà perché le persone più interessanti incontrate sinora non parlano italiano. Questo, e forse altro ancora. Il retrogusto amaro rimane.

Nel weekend, conferenza sul Futurismo. Ottime presentazioni, conoscenze interessanti e una rivelazione particolarmente piacevole: uno dei miei professori, Luigi Ballerini (poeta abbastanza conosciuto, e critico di spiccod ella Neovanguardia italiana), è un uomo poliedrico, simpaticissimo, modesto e di una cultura sterminata. Uno di quelli che la cultura non la fa pesare, per intenderci. Uno di quelli con cui si può parlare per 7 ore consecutive senza annoiarsi un istante.
E infatti abbiamo chiacchierato sabato sera, per due o tre orette – durante la Cena Futurista offerta dal Dipartimento, dopo una Serata Futurista in cui si sono alternate letture di manifesti, teatro futurista, e la proiezione dei pochi film prodotti da Marinetti and Co. In seguito alla chiacchierata, ho deciso di lavorare con lui per il minor, sulle Avanguardie e Neoavanguardie in prosa e poesia – dovrebbe essere un ottimo supporto al mio interesse principale, il cinema.
Inoltre ho scoperto che il figlio del professor Ballerini è un attore, tale Edoardo Ballerini – che pare sveglio, interessante e decisamente affascinante (e sposato >_>).

A proposito di cinema: ho recentemente iniziato un corso di cinema nel mio curriculum – alla scuola di cinema e tv di UCLA. L’edificio in sè è splendido, tappezzato di poster di film fatti da ex-studenti (stiamo parlando di film *molto* conosciuti, hollywoodiani insomma) e con un cinema al piano terra – un vero cinema!
Il corso è molto confuso e molto interessante – il professore è uno specialista di “third world cinema”, Teshome H. Gabriel -, sul concetto di “otherness” nel cinema. La parte più bella del corso, le conoscenze: un sacco di studenti della scuola di cinema, futuri produttori, registi, cinematografi, etc.
Un ragazzo in particolare mi ha colpito per l’intelligenza eccezionale e la cretività incredibile: D., di Taiwan, doppia laurea in fisica applicata e cinema, master in fisica, attualmente nel programma di dottorato per critica cinematografica. Quite impressive. Ieri sera abbiamo chiacchierato per 3-4 ore, e D. mi ha mostrato uno short film che ha girato a New York quest’estate. Inutile aggiungere che il corto era eccezionale. Poi prosecco + discussioni intelligentoidi = serata piacevolissima.
Ci siamo ripromessi di organizzare un appuntamento settimanale per visionare film che a rotazione proporremo.

Piccolo extra finale, salsa.
Ballo tantissimo, anche troppo: distrazione pericolosa dallo studio, il ballare così tanto ha anche i suoi vantaggi. Ho conosciuto persone splendide e ottimi ballerini, specialmente Y., con il quale ho passato ore ed ore lunedì, a ballare prima e chiacchierare poi. Los Angeles pare essere un “piccolo” paradiso per chi ama la salsa, si balla in due o tre locali ogni giorno della settimana, la gente è simpatica e non rifiuta un ballo, c’è moltissima salsa all’aperto… Non penso potrei chiedere di meglio.

In definitiva, tra attività legate all’università, studio, salsa e nuove amicizie, ho esaurito il tempo libero dopo solo un mesetto di permanenza losangelina.
Ma in fondo adoro la mia vita proprio perché è un continuo vortice di novità.

16
Set
09

Bustina Quotidiana: September 15th – Il ritorno.

Scrivo il 15 di Settembre, sera. 
In Italia è già il 16 da un pezzo, e quando avrò finito di scrivere sarà il 16 anche qui. Molti amici sono già svegli, alcuni al lavoro, altri a casa, ognuno immerso nelle proprie occupazioni mattutine. Mi soffermo su questo fenomeno curioso, interagire con persone che si muovono 9 ore nel futuro rispetto a me – che sono nel mio domani e fanno ciò che farò io tra 9 ore, dopo essermi alzata da un letto che devo ancora toccare.
Fenomeno curioso, appunto, che mi comunica la sensazione netta di essere lontanissima da casa, e di avere tempo. So di avere torto a logica, ma condividere pensieri ed esperienze con amici che vivono in Italia mi dà sempre l’impressione che le mie giornate si allunghino e siano infinite.

Sarà anche merito del clima della SoCal, ovvero Southern California. Sole, sole, sole e… sole. Raramente coperto, il tempo è costantemente bello, non troppo caldo (sui 25-30 gradi) e ventilato: un paradiso terrestre, insomma. Eppure un tempo univoco, che non cambia mai, crea una effetto di stasi temporale, in cui il succedersi delle ore rallenta, si espande, tanto da non avere più senso. Mi alzo, c’è sempre il sole, si sta bene, viene voglia di uscire; la sera, freschetto, brezza leggera, serve la giacca primaverile/autunnale per uscire. Il giorno dopo, stessa routine. E ancora, e ancora. Sono a Los Angeles da due settimane scarse e mi pare di essere qui da anni – non capisco come si calcoli il passare del tempo, dato che non esistono le stagioni.

Ad ogni modo, sono seduta al tavolo nuovo, comprato all’Ikea di Los Angeles (quella ‘cool’ di Carson, non quella ‘ghetto’ di Burbank dove avevano finito le scorte!) per la modica cifra di 129 dollari (+ tasse, siamo in America qui, le tasse non sono incluse). Quattro sedie in legno chiaro con cuscini beige completano il quadretto della sala da pranzo. Sul tavolo, una tazza di tè fumante, “Il codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi finito e gettato in un angolo, il segnalibro trasportato in “Mafarka il futurista” di Marinetti (primo capitolo, “Lo stupro delle negre”, letto e mal digerito…) e alcuni opuscoli informativi dell’Hammer museum/Billy Wilder Theater di Westwood.
Il resto dell’appartamento losangelino (o westwoodiano che dir si voglia) consta di una cucina connessa alla sala da pranzo, un bel salotto in cui ora fanno bella mostra di sè una libreria nuova (che ho montato da sola con chiodi e martello), un divano-letto e una TV nuova fiammante con relativo mobiletto, due camere e due bagni. E una coinquilina che dorme.

La mia nuova coinquilina, Linzi, è stata una piacevole sorpresa; tranquilla, posata ma vulcanica nelle idee. Studia Performing Arts, e si è laureata con tesi sulla politica reale riflessa nell’ MMORPG World of Warcraft prodotto da Blizzard, ed è una fonte inesauribile di informazioni utili su eventi interessanti e particolari. Lesbica (al 99% ritengo), vegana ma con un debole per patatine fritte e pizza, ha il potere di farmi sentire una pattumiera quando mi guarda mangiare latte, uova, pane… per non parlare della carne. 
Altri contatti umani notevoli, in questi primi giorni in città, sono alcune colleghe conosciute ieri; persone motivate, serie, molto appassionate dell’area di studi di competenza e determinate a lasciare un segno nell’ambiente accademico contemporaneo. Penso di essere nel posto giusto – le ragazze sono toste ma affettuose, e mi hanno fatto sentire “a casa” in poco tempo.
E poi c’è Mike, con cui tutto va più che bene al momento; talmente bene che mi inquieta un po’, a dire il vero. Mike che mi ha accompagnata a Los Angeles ed è rimasto una settimana intera ad aiutarmi nel trasloco. Mike che è talmente sdolcinato da farmi venire il vomito, a volte, ma che per lo stesso motivo riesce a calmarmi e darmi sicurezza. Mike di cui temo di essere abbastanza presa. Ma questa è un’altra storia, e va raccontata un’altra volta.

Tornando al mobilio, le varie missioni all’Ikea, Home Depot, Target per trovare le migliori offerte, sono state massacranti. Ore a girovagare per magazzini immensi (soprattutto la dannata Ikea), cercando un prezzo adatto alle mie povere tasche, abusate e violentate dalle spese pazze di questo settembre di fuoco. Il letto, un dramma: centinaia di siti con prezzi assurdi, poi la luce all’improvviso, quando su Craigslist ho visto un annuncio “letto in vendita a 60 dollari, rete e tutto”. Comprato, e trasportato a casa sul tetto della macchina (con le braccia fuori dal finestrino a tenerlo fermo, in pieno stile yanke – anche se qui si direbbe “hillbilly”).
Alla fine, dopo aver montato i mobili da sola (Mike era già ripartito) con viti, cacciaviti, martello e chiodi, mi sento soddisfatta: spese limitate a 6-700 dollari più o meno, e l’inaspettata scoperta di avere doti da carpentiere.

L’appartamento, oltre ad essere più grande di ciò che mi aspettassi, è nel centro del mondo, e non sto cercando l’effetto e l’esagerazione. Westwood è davvero uno dei centri culturali più attivi e brulicanti di vita di Los Angeles, e quindi di tutto il mondo; tutto accade a Westwood, in cui si concentrano due cinema famosissimi (in cui si tengono premiere ogni settimana o quasi), vari musei, molti locali trendy e, ovviamente, il campus di UCLA, vero catalizzatore di persone ed eventi. 
Da quando sono arrivata, ho assistito a due film première (con tappeto rosso e celebrità annesse), vari eventi culturali relativi ad arte e cinema, concerti, party e un sacco di ‘gatherings’ studenteschi. Abituata a Columbus dove la vita attorno al campus si spegne dopo le 10/11, vedere luci e folla dopo mezzanotte risulta molto strano – e mi piace.
Eventi particolari questa settimana sono stati diversi: domenica una commedia (con attori professionisti,che definire bravissimi risulta eufemistico) al Theaterwest, piccolo teatro con una tradizione impressionante come ‘trampolino di lancio’ per attori teatrali, vicino agli Universal Studios. Commedia nera, di epoca vittoriana, il titolo è “Gaslight”; incredibile come un teatro tanto conosciuto possa comunicare un senso di piccola comunità, di intimità e semplicità. Soprattutto di fianco ai giganteschi Universal Studios. Oltre alla commedia, lunedì sera all’Istituto Italiano di Cultura (anch’esso in Westwood) si è tenuto un evento-riconoscimento in onore di Dino e Giada De Laurentiis, con party esclusivo annesso; in quanto membro, sono andata a dare un’occhiata, e per quanto non ami la spocchiosità di tali eventi mondani, ho avuto la fortuna di conoscere una coppia molto piacevole, Luca (cuoco) e la fidanzata Julia, che lavora al consolato tedesco a Los Angeles. Infine stasera, all’Hammer Museum/Billy Wilder Theater, un evento organizzato da Flux, organizzazione che ha presentato vari corti musicali e non: star della serata un corto realizzato da H5, Logorama. Ecco anche l’articolo che ne parla; il film è un piccolo capolavoro, geniale nell’idea di base e nella realizzazione. Una specie di poliziesco, un inseguimento che finisce in apocalisse; la cosa splendida è che tutti i personaggi sono letteralmente formati da loghi di marche. Il cattivone di turno è Ronald McDonald, i poliziotti gli omini Michelin, il bambino dispettoso è quello di Haribo, il leone allo zoo quello della Metro-Goldwyn Meyer, e via dicendo: la marca diventa l’oggetto stesso, una sorta di metonimia cartoonistica realizzata in modo superlativo.
E non finisce qui… concerti ogni settimana (i miei gruppi preferiti, vengono TUTTI a Los Angeles…incredibile), una natura splendida attorno alla città, l’oceano e il deserto e le montagne, il tutto nello stesso stato. Non ci vuole molto a capire perché vivere in California rappresenta un sogno per molte persone.

Ad ogni modo, sono qui per un dottorato, non (solo) per turismo. Ho speso alcuni pomeriggi a girare nell’immenso campus di UCLA, trovandolo magnifico; più piccolo di Ohio State, ma più ricco di attività culturali e decisamente più bello. Edifici splendidi, giardini di sculture, colline e scalinate infinite, il tutto immerso nel verde e sempre esposto ad un clima a dir poco perfetto, anche se talvolta la brezza si fa particolarmente insistente. 
Ma ciò che mi fa amare UCLA sono le possibilità; dopo un meeting con il mio advisor, Professor Thomas Harrison, ho occhi e orecchie traboccanti di informazioni, e la mente aperta su nuovi progetti che non credevo possibili. Posso costruire il mio percorso di studi, espandere gli orizzonti della mia ricerca, con al sicurezza che qui sono (ben)voluta fortemente e che i professori mi supportano. Non penso esista una situazione migliore, per un Graduate Student come me. Mi sono attivata nella preparazione delle classi e degli abstract (presentazioni da 300 parole di un paper da presentare ad una conferenza, che si invia alla conferenza in questione per spiegare la propria ricerca e sperare di essere ammessi); quest’autunno seguirò un corso sul Futurismo, un corso di “Film and Society” sulla ricezione e l’etica del cinema, e un altro da definire. In questi giorni, ho letto “Il Codice di Perelà” di Palazzeschi – e l’ho trovato superlativo -, ora “Mafarka il futurista” di Marinetti, poi “Zig Zag” con vari autori futuristi; inoltre, ho mandato un abstract ad una conferenza sul cinema italiano a Warwick (Regno Unito), e sto preparando altri abstract per conferenze a Montreal, in Michigan e in Massachussetts – vedremo a quali sarò accettata. Infine, il progetto di studio per la dissertazione è in fase di trasformazione; sto considerando la possibilità di occuparmi di registe italiane (tema poco studiato), un monografico su Lina Wertmüller, o un’espansione sul tema Olocausto in luce di problematiche di sesso, ricezione dei film, etica, etc.

Insomma, un calderone di impegni che devo far cuocere a fuoco lento, pena il rischio di esplosione.
Soprattutto se si considera il fatto che ho deciso di impegnarmi nel Dipartimento anche sul fronte organizzativo: farò parte degli editori del giornale elettronico del Dipartimento (
Carte Italiane
), pubblicato dalla prestigiosa UC Press (contatti! contatti!), aiuterò ad organizzare la Conferenza sul Futurismo di ottobre, etc… 

Ecco. È tutto, dopo un mese e mezzo di assenza dal blog, mese in cui la mia vita è cambiata in modo totale ancora una volta, e sempre per il meglio :)
Ora è il 16 settembre anche qui in SoCal – e da Los Angeles è tutto, vado a nanna.

Ma prima un ultimo appunto, più un consiglio che altro: prima di morire, si DEVE vedere il tramonto sulla spiaggia di Santa Monica, con il sole che sparisce dietro la linea della costa e le onde dell’Oceano Pacifico che accarezzano ritmicamente la spiaggia, e la brezza insistente, e la vista sul pontile illuminato… momenti come questi valgono qualsiasi sacrificio.

A presto.

Cam

31
Lug
09

Italian Intermezzo: July 31st, 2009

Il treno corre sulla rotaie, cigolando, e le stazioni passano via via e si confondono nel paesaggio indefinito alle mie spalle. Presto poca attenzione al confuso susseguirsi di cartelli, strade, edifici, e godo del pigro dondolìo della carrozza ferroviaria, cullandomi nei pensieri che ieri mi hanno sorpresa a sera inoltrata.

Un senso, prima vago ora più intenso, di non appartenere; la sensazione dei giorni che volano uno dopo l’altro, portando con loro la mia breve vacanza a casa. Casa: lo stesso concetto inizia a perdere il significato mantenuto per anni, e si fa preoblematico. Dov’è, casa? Sicuramente non Columbus, data la mia permanenza di soli due anni; eppure, nel tornare il settembre scorso, mi sentii a casa a Columbus. Forse Verona, dove ho vissuto i primi 24 anni della mia vita; ma, ancora, non sento il calore e la familiarità che solitamente mi avvolgono. È il luogo che convenzionalmente chiamo casa, ma è più origine, provenienza, radici. Casa, tuttavia, ha valore diverso, è il luogo dove tornare, dove si concentrano le mie attività, il lavoro, la mia vita. Los Angeles, quindi: ma come chiamare casa una città che nemmeno conosco?

Sento un distinto bisogno di trovare un posto in cui potermi fermare, per un tempo indeteminato; un luogo in cui stabilire legami profondi, organizzare le mie giornate, senza dover pensare di continuo a quando dovrò andarmene, a cosa verrà dopo. Le continue migrazioni che hanno caratterizzato la mia vita negli ultimi anni iniziano a starmi strette: nonostante le innegabili esperienze, diverse e preziose, nonostante le splendide persone conosciute e le incredibili opportunità sognate, perseguite e immancabilmente ottenute, questo modo di vivere mi ha spinta ad esperire tutto e tutti con intensità persino eccessiva, in mancanza di tempo per costruire un rapporto basato sulla quotidianità e la confidenza acquisita giorno dopo giorno. Quindi, rappori brevi, intensi, che danno e prendono tanto ma lasciano segni superficiali, che non restano. Non ricordo i nomi, i visi di alcuni amici, o ragazzi con cui sono stata, e ciò mi rattrista.

Ieri, a Venezia a rivedere Marianna e Alice (due ex-coinquiline nel periodo dell’università), ho scoperto come le loro vite siano continuate in quella tranquilla routine lagunare che mi aveva soffocato dopo due anni. E come io mi sia dimenticata del tutto un’altra ragazza che viveva con noi e, a detta di Marianna, litigava spesso con me. Non ho alcun ricordo di questa persona; se non vi sono contatti, davvero è così facile per me cancellare dalla mente ricordi, fatti e individui?

Mi piacerebbe essere diversa, a volte; mi piacerebbe essere più semplice, e saper trovare serenità nel mio paese e nella mia città, senza troppo dannarmi a studiare e voler sapere, e scoprire. Ho accettato la mia sete di conoscenza e la mia ambizione tempo fa, imparando a convivere con una personalità estroversa ma convoluta, che sa essere sociale ma fatica a rivelare se stessa agli altri. Ho imparato ad accettare la mia forza di volontà e il mio senso del dovere, ridefinendo secondo i miei canoni i concetti di lavoro, svago, divertimento. Ho anche combattuto, e sto ancora combattendo con la mia indole che alterna momenti solari e lunatici, rendendomi talvolta imprevedibile a me stessa.

Non ho rimpianti, no, quelli mai. Non ho mai, nemmeno per un istante, rimpianto la decisione di partire. Tuttavia, è difficile mostrarsi sempre solida, sicura di me, coraggiosa e decisa; talvolta il pensiero di una vita in Italia mi tenta, sarebbe più facile, più veloce… Ma sarebbe una sconfitta, e significherebbe tradire la mia passione e ciò in cui credo e per cui sto lavorando.

Pensieri inattesi, che ieri sera hanno rpeso il sopravvento dopo uno spettacolo visto con Antonella e Daniele, “Danza di morte” di Strindberg; storia di scelte sbagliate, che causano disperazione e comportano responsabilità. Forse è proprio la responsabilità che ho dovuto assumermi in questi due anni a pesarmi ora, quando torno nei luoghi dell’infanzia, quando riabbraccio mamma e papà.

Un grazie speciale va ad Antonella, che mi ha ascoltata nonostante l’ora, e mi ha parlato con dolcezza.

Un paio di note a margine, mercoledì sono uscita a cena con Giulia per una chiacchierata, poi sono andata a ballare alla Corte degli Angeli a Cerea e ho conosciuto Jonatha e Raika, due ottimi ballerini e maestri.

Lunedì invece, serata Wii e Sushi con Federico, Antonella e Giovanni.

E oggi Parma.

27
Lug
09

Italian Intermezzo: July 23rd-26th, 2009

Qualche giorno di pausa, per organizzare il mio tempo di modo da non avere la costante, fastidiosa sensazione di correre dietro agli impegni. Rispolverare le agende (plurale non casuale) fa sempre bene, aggiornarle dà un senso di controllo e puntualità preventiva – e piena di buoni propositi, à la “se lo scrivo nell’agenda, me lo ricordo”. Ecco, peccato che questo metodo, infallibile in tempi di stress e lavoro, si riveli assolutamente inefficace in modalità relax; la mia mente vaga, divaga e puntualmente dimentica di guardare le agende, siano esse cartacee o elettroniche. Nemmeno le email-promemoria funzionano, poiché organizzate secondo l’ora di Columbus, che quindi mi manda un promemoria ben 6 ore dopo l’effettivo appuntamento segnato.

Deliri da vacanza e ozio.
Ozio: parola che ho rifiutato e allontanato per così tanto tempo, che ora mi sta stretta e mi spaventa. E così mi trovo a leggiucchiare materiale per la tesi, spulciare testi per futuri papers, studiare attentamente le “call for papers” di varie conferenze, guardare film impegnati, leggere articoli di attualità, cronaca, politica…
Insomma, ne ho abbastanza delle vacanze in cui si stacca completamente la spina e ci si dimentica del mondo; non ce la faccio più, ecco, ad ignorare che il mondo va avanti lo stesso, che una persona decida di esserne spettatore o meno.

Ho guardato “I banchieri di Dio”, che potrebbe figurare tra gli antenati de “Il Divo” di Sorrentino. Il film del 2002, ad opera di Ferrara, parla del caso Calvi, del suo suicidio-omicidio e della fraudolenta bancarotta del Banco Ambrosiano-Veneto, in cui furono coinvolti il Vaticano (la IOR), la Mafia, la loggia P2 (che è davvero prezzemolina) e un buon numero di imprenditori, politici, banchieri…eccetera. Un “eccetera” che dà l’idea del numero di ‘persone ai vertici’ coinvolte, e – ovvimanente – non punite. Come sottolinea un personaggio del film, “qui non siamo in America; l’opinione pubblica conta quanto un due di picche.”
Ho intenzione di scriverci un paper. More to come.

Ho anche guardato “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (1970) e deciso che Gian Maria Volontè e Elio Petri sono il mio nuovo binomio d’interesse, che approfondirò e studierò per bene :)
Il film è superlativo nel montaggio, la regia, la recitazione, il tema, lo storyboard, la musica (Morricone, signori, Morricone), e… Volontè. Un attore che ha una capacità inaudita di stare davanti alla telecamera, muoversi, mutare ed appropriarsi completamente del personaggio.

Ora vorrei vedere “Il caso Moro” e “Anche la classe operaia va in paradiso”.

Ho anche comprato “Promemoria” di Travaglio e “Cose di Cosa Nostra” di Falcone; libri che non si caratterizzano certo come letture da spiaggia, ma che mi appassionano e ripugnano nella loro assurdità (e la tragica ironia è che sono più vere dei molto più verosimili romanzi di fiction). Inoltre, sto leggendo Sciascia e Camilleri che parlano della loro Sicilia. E continuo a leggere Ginsborg e la sua storia di Italia, scritta in modo eccelso.

Penso a cosa scrivere, come scrivere, per chi scrivere. Nonostante sia ben consapevole che dovrò produrre papers e relazioni tra poco più di un mese, al momento, per chi scrivo?
Principalmente per me stessa, per organizzare informazioni e tenerle a mente in modo ordinato (ah, questa manìa per l’ordine…); sto assorbendo una quantità molto elevata di materiale, tasselli che si inseriscono a mano a mano in una struttura più grande e complessa, in cui però abbondano le zone d’ombra. Vi sono pezzi mancanti, informazioni tenute vaghe, situazioni che mancano di chiarezza e quindi risultano difficoltose da comprendere e in seguito esporre. L’interesse principale, il cinema, ma l’interesse non può diventare il limite; occorre una conoscenza ampia, che sappia spaziare in ogni angolo del secolo scorso per creare una rete di campanelli che mi permetta di toccare vari aspetti della società italiana.

Sovviene, talvolta, il pensiero del motivo che mi spinge a fare tutto ciò, di coem sarebbe molto più semplice, chiaro e menofrustrante occuparsi di argomenti più definiti, meno problematici, più “facili” e tranquilli. Tuttavia, scavando nella storia recente, c’è un brivido che mi accompagna nello scoprire fatti e dinamiche di potere; non penso sia positivo, ma indispensabile per continuare nella ricerca.
“A ciascuno il suo”, scriveva Sciascia. E allora bei versi e poemi cavallereschi ad altri, servizi giornalistici e rapporti giudiziari a me.

19
Lug
09

Italian Intermezzo: July 18/19th, 2009

Alba – July 18th, 2009

Tornare a casa all’alba, dopo una splendida notte di ballo e buona compagnia, non ha prezzo.

L’auto che divora l’autostrada a gran velocità, le gambe stanche che si allungano sui pedali; un compatto banco nero di nubi in cielo, che d’improvviso si squarcia, si dissolve e lascia spazio alla luce. Il cielo si colora, Est ed Ovest si spezzano nel contrasto tra luce ed ombra, le nubi fuggono il sole, veloci.
Il sole, infine, emerge pigramente dall’orizzonte; sta sospeso per un istante immobile e poi abbaglia il cielo, distrugge l’oscurità e vince la notte.

L’autostrada si fa strada semplice, la velocità diminuisce, l’adrenalina scema; passi veloci, la confortante penombra di una casa familiare, la morbidezza del letto. Morfeo sussurra, seduce, induce. Sonno.

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Riflessioni Tosine – July 19th, 2009

Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubavano
Poi vennero a prendere gli ebrei e tacqui perché mi erano antipatici
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché erano fastidiosi
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non parlai perché non ero comunista
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

- Bertold Brecht

Cerco un motivo per cui il sindaco della mia città mi debba piacere. Lo cerco intensamente, forte del fatto che molti miei amici lo votano; persone che stimo, nonostante la tendenza a coprire le mie parole e argomentazioni con urla e punti esclamativi.
Cerco, e non trovo nulla.

O meglio, trovo un sito, rigorosamente anti-Tosi. Sarà che sono una “classica intellettuale di sinistra” (sebbene quale sinistra, sia poi da discutere…) e radical-chic del cazzo.
Ad ogni modo, ecco il sito > http://lombroso.noblogs.org/

E io continuo ad andare “in direzione ostinata e contraria” (cit.)

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Infine, due intellettuali che meritano, e molto.

1- Gli Indifferenti – Gramsci

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani” (1). Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

“La Città futura”, pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.
antoniogramsci.com/cittafutura.htm

2- Il fascismo secondo Pasolini

“Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.

L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?
No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i “figli di papà”, i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari – umiliati – cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di “studente”. Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello “televisivo” – che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale – diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre”.

Pier Paolo Pasolini

- Very inspiring.

18
Lug
09

Italian Intermezzo: July 17th, 2009

Il mio Italian Intermezzo non è andato come previsto.

Le mie aspettative prima di partire: un viaggio tranquillo, rilassante, di puro turismo e visita ad amici e parenti, con piccolo viaggi in giro per l’Europa.

La verità dei fatti: un inaspettato interesse per la situazione politica e un desiderio incredibile di informarmi, leggere, studiare, apprendere, continuare il lavoro da poco interrotto.

Ergo, il blog:

  1. non sarà in inglese, o lo sarà a tratti
  2. non tratterà solo di vacanza e daily blog, ma sarà integrato con riflessioni sul mio paese

Sto leggendo Il Giorno della Civetta di Leonardo Sciascia; un libro magnifico, su cui ho intenzione di scrivere un paper. Incredibile l’analisi sociale di Sciascia, che scrisse il libro quando la Mafia la negavano tutti.
Ho anche acquistato i due volumi della Storia dell’Italia Contemporeane di Paul Ginsborg – next in line, mi piacerebbe saperne di più sul passato recente del mio paese. Sulla lista anche Calvino.

Sto guardando ottimi film. Ho riguardato Il Divo di Sorrentino e ho intenzione dis criverci qualcosa, il prossimo sarà Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Peltri, con il magnifico Gian Maria Volontè.
Sul versante divertimento, Harry Potter and the Half-Blood Prince mi è piaciucchiato, ma non so consolarmi per il fatto che Public Enemies uscirà in Italia solo in dicembre (quindi lo perderò sia in inglese che in italiano x__x).

Sto anche andando a teatro, molto. A parte lo spettacolo, molto ben fatto e divertente, in cui recitava il mio caro amico Daniele (E tu, di che sesso sei? della compagnia La Formica), il 20 giugno ho potuto ammirare la magnificenza dell’ Aida in Arena, la comicità de La Bisbetica domata di Shakespeare al Teatro Romano – in dialetto veneto, eh… – e la struggente bellezza di Cyrano de Bergerac di teatro in Movimento alla Corte Mercato Vecchio, dove ho potuto conoscere un attore fantastico (che interpretava Cyrano), tale Solimano Pontarollo.

Ecco le mie impressioni a caldo sullo spettacolo:

“Al fin della licenza… io non perdono e tocco!”, recitava il testo di una splendida canzone di Francesco Guccini, chiamata Cyrano. (http://www.youtube.com/watch?v=aznmbLLacfY)

Quella splendida canzone, cantata e quasi recitata con la erre moscia, è sempre stata per me la ‘voce’ di Cyrano.
Ho letto e riletto il testo di Rostand, prima in italiano in traduzione, poi in originale, e negli anni mi sono innamorata perdutamente dell’incomparabile poeta e spadaccino, il cui orgoglio e pennacchio mai scesero a compromessi.

Deve essere dura, interpretare Cyrano.
Egli rappresenta l’amore romantico per eccellenza, il sacrificio di sè per la felicità dell’amata, il poeta dalle rime audaci e soavi…. quale donna non finisce per amare Cyrano? Forse una che non lo conosce, che si ferma all’apparenza, a quel naso che diventa ostacolo insormontabile, una donna che non vede l’anima, non ascolta le parole e non lascia che la passione del personaggio le bruci l’anima.
Tuttavia, Cyrano è un eroe di carta, fatto di pagine fruscianti e parole vergate sulle pagine. Egli sussurra tra le pagine, ma talvolta è difficile sentirne la voce.
Ma questa sera ho potuto sentire Cyrano, e talvolta ho chiuso gli occhi per assaporarne solo la voce. E attraverso la voce di Solimano Pontarollo, attore che ha dato vita al guascone poeta, ho potuto sentire Cyrano e la sua passione, passione che dalle pagine del testo di Rostand ha preso forma, creando una bellissima immagine che porterò nel cuore d’ora in poi.
Un’interpretazione appassionata, vera, magnifica, un Cyrano che l’attore ha condiviso con il pubblico, rendendolo parte di un sogno – altre parole non trovo per descrivere la delicata capacità di trasmettere un personaggio così fragile eppure forte come una roccia, orgoglioso e beffardo ma romantico e generoso, capace di toccare con spada e penna allo stesso tempo.

Splendido spettacolo alla Corta Mercato Vecchio, a Verona.”

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Sto incontrando gli amici che non ho visto da un anno… e alcuni invece no.
Alcuni si sono rivelati magnifici amici, capaci di passare oltre le differenze d’opinione e la distanza fisica; con altri invece i rapporti si sono raffreddati sino alla reciproca indifferenza. Non che io sia mai stata una sentimentale, in generale accetto il distacco con tranquillità – tuttavia, mi stupisce l’allontanamento senza ragioni fondate.

Infine, sto recuperando le forze per iniziare alla grande in settembre: ci vuole energia, per un dottorato!

È tutto per ora.

Ecco un paio di links utili ed informativi (un link o due diventeranno una costante nei miei post).

Guardate questo video!

E poi il mio sito si satira e attualità preferito :)

http://www.spinoza.it/

_Cami