Archivio per la categoria 'Bustina quotidiana'

25
Ott
09

Bustina Quotidiana: 24 ottobre 2009

24 ottobre 2009, una settimana da Halloween ed autunno inoltrato.

Mentre camminavo verso “The Coffee Bean and Tea Leaf” (la versione californiana di Starbucks) in magliettina e shorts, mi ha colpito il pensiero che è fine ottobre.
Fine ottobre e ci sono 30 gradi.
Fine ottobre e c’è un sole che fa sudare, e nemmeno una nuvola in cielo.
Fine ottobre e sembra agosto.
In South Cali il tempo non passa. Come ho menzionato in precedenza, il cielo terso costante rallenta la percezione del tempo giorno dopo giorno, e ci si ritrova persi in un indefinito “oggi” che rimane uguale a se stesso.
Sensazioni a parte, si sta bene – il clima estivo invita ad uscire e a non rinchiudersi in casa, il che aiuta anche l’umore.

Sto proprio bene in California. Il tessuto quotidiano delle mie giornate è, se possibile, più frenetico che in Ohio, e allo stesso tempo meno stressante. Sarà che non insegno, e non soffro della pressione dell’essere in classe preparata e puntuale 5 giorni a settimana.
Ma insegno privatamente, e traduco, e interpreto. E ciò porta soldi: ieri ho incassato 5 assegni, a martedì ne incasserò altri due. E con quei soldi ho comprato alcuni vestiti nuovi – e comprerò delle nuove scarpe da ballo. E ciò fa bene allo spirito, fare shopping senza che il conto in banca ne risenta.
Ecco alcune cosette nuove:

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La settimana scorsa sono uscita a ballare 5 giorni su 6.
Un record, considerando il fatto che ogni sera ho ballato almeno 3 o 4 ore di fila. Ballare a Los Angeles è meraviglioso, non ci sono altri modi per definire la scena salsera in questa città: ballerini bravissimi, musica eccezionale, locali stracolmi di gente, eventi ogni giorno. Cosa posso chiedere di più?
Forse il tempo di godere appieno di questa situazione, che non ho. Il mio rapporto con la salsa a Los Angeles è un coito interrotto, che talvolta diventa alquanto frustrante.

A livello scolastico, tutto procede bene. Molto, troppo da leggere ogni settimana, troppo anche da scrivere (3-4 response papers sono dalle 8 alle 10 pagine da produrre, ogni weekend); però, i corsi sono interessanti e su argomenti nuovi, le letture estremamente stimolanti e i professori validi.
A proposito di professori, menzione speciale va ancora a Luigi Ballerini, il quale ha accettato di venire a parlare al ritrovo settimanale dell’Italian Club (circolo per il quale organizzo le attività) ed è stato meraviglioso, colto ma spiritoso, raffinato ma gentile e cordiale. Che persona magnifica. Erika (carissima collega) ed io lo abbiamo poi portato all’aeroporto, e durante il tragitto si è parlato di vita, del figlio Edoardo (wah!), di relazioni… Mi pare di conoscere il professore in modo personale, ed è una sensazione molto bella, di complicità.

Infine, la stanchezza, che fa da padrone in questi ultimi giorni.
Faccio tanto, tutti i giorni, troppo. Al punto da stare in piedi a malapena, e guadagnare ammirazione per il numero di attività, lavoro e studio che riesco a condensare nella mia routine giornaliera. Sono stanca, sì, ma contenta, soddisfatta di me e del mio impegno che ogni giorno si concretizza in qualcosa di produttivo.
Ultimi eventi degni di nota, un lavoretto di interpretariato con Romeo Castellucci della Societas Raffaello Sanzio (viene qui lunedì per presentare il suo spettacolo teatrale “Purgatorio” a UCLA live) e un incontro molto proficuo con K., il dean del dipartimento, che ci ha assicurato fondi e contatti per la conferenza dell’anno prossimo, che organizzerò insieme ad Erika.
Io vorrei come ospite e keynote speaker Roberto Benigni – lui ha detto perché no?, creiamo un network di eventi e invitiamolo. Io amo K.

Piccola osservazione prima di chiudere, sento la mancanza di avere qualcuno vicino, di stringere qualcuno.
Un amico, un amante.
Ho conosciuto molte persone, ho trovato buoni amici ed amiche, ho una rete di contatti già ben sviluppata e che si avvia ad essere ottima, esco sempre, con diverse persone, ma tengo tutti i rapporti fuori dalla sfera fisica. Non do quel tipo di confidenza se non ballando, e ciò assume un valore diverso.
Mi manca la vicinanza di una pelle che mi piaccia annusare e leccare, o mordere, o chissà che altro. Mi mancano dei capelli da accarezzare, un respiro su di me che mi faccia venire la pelle d’oca, il tocco caldo di mani conosciute…

Ma non piace indugiare in pensieri che possono rendermi vulnerabile. Fare la donna di ferro dà risultati migliori, e più affidabili.
Ergo, alla prossima – e domani si ricomincia con studio e salsa.

p.s. Consiglio agli amici appassionati lettori: “Non c’è che te! (Una donna con tre anime)” di Rosa Rosà. Piccolo capolavoro di una scrittrice futurista :)

22
Ott
09

Bustina Quotidiana: 21 ottobre 2009

Ottobre sta rotolando via, e acquista velocità ogni giorno.

Di nuovo, i giorni mi sfuggono dalle mani, nonostante li viva in modo intensissimo.
Oggi, per esempio: sveglia alle 7, di corsa all’università a studiare, scrivere un response paper di 3-4 pagine e preparare una presentazione per il corso sul romanzo futurista – su Il codice di Perelà di Palazzeschi e la sublimazione del corpo in fumo. Così se ne va una mattinata intera, in cui ho dovuto spostare la mia lezione privata (extra-$$$) a domani per troppo stress accumulato per la presentazione. Niente pranzo, dalle 14 alle 17 lezione su Palazzeschi e presentazione – andata benissimo – poi conferenza sulle Watts Towers (luogo meraviglioso di questa città, che ho intenzione di visitare al più presto) con il dipartimento, poi di corsa a fare le audizioni per un gruppo esibizioni di salsa qui a Los Angeles. Audizioni che si sono rivelate una bella faticata: 3 ore totali, improvvisazione (social dancing), coreografia in coppia, pasito e shines personali, rumba e spaccate per le donne! Whew x__x
Ad ogni modo, alle 22 la giornata finalmente finisce, cena da “Inn-n-out Burgers” (con due colleghi incontrati per caso), casa, collasso sul divano.

Tutto questo dopo un venerdì sera a Hollywood – evento con Felicia Day e Joss Whedon, come si fa a rinunciare a Joss Whedon…? -, un sabato interamente passato a soffrire all’Opera House di Los Angeles guardando una versione futuristica e altamente improbabile di Siegfried di Wagner, una domenica all’insegna della salsa a Hacienda, un lunedì di corso intensissimo sul cinema e poi 4 ore di salsa dura a Zanzibar, e un martedì di studio e lavoro.

Stanca è davvero un eufemismo, al momento. I piedi mi dolgono in modo insopportabile (e domani devono essere in forma per la serata a ballare a Dakota Lounge), la testa frulla di progetti di studio e lavoro per questa fine di settimana, gli occhi si chiuderebbero anche, se il sonno sopraggiungesse. Morfeo tuttavia se ne frega della sottoscritta al momento, quindi il blog sopperisce.

Dicevo, ottobre sta svanendo – e non lo si percepisce, dato che qui il tempo è cristallizzato in una tarda estate perenne. Gli unici segni che i giorni effettivamente passano sono le decorazioni per Halloween, che si fanno di giorno in giorno più invasive e numerose.
Sono stata invitata ad un “pumpkin carving party” (una festa in cui si tagliuzzano e decorano le zucche) – il primo della mia vita.
Inoltre, pare che a Hollywood ad Halloween ci siano i migliori costumi del mondo. Sarà che qui alla gente piace apparire. Sarà che la città brulica di attori. Sarà la similitudine Hollywood-Halloween.

Momento di spicco della settimana, un dialogo molto profondo con il professore di cinema e cultural studies, Teshome Gabriel (apparentement molto conosciuto nel campo, ndr), che viene dall’Etiopia. Etiopia che fu colonia dell’Italia protofascista e fascista. Parlare di cinema di immigrazione con Gabriel è stato straniante, quasi assurdo – ed estremamente interessante. Peccato mi avesse tirato buca due volte alle sue ore d’ufficio prima di questo meeting.

Non molto da aggiungere: sto bene, fisicamente e psicologicamente.
Mi manca Verona in modo struggente, la famiglia, gli amici; mi manca (meno) Columbus, gli amici americani e il freddo dell’Ohio. Tuttavia, Los Angeles ha talmente tanto da offrire che perdere un’occasione di uscire e incontrare persone incredibili diventa un crimine.
Salsa: M E R A V I G L I O S A. Non avrei mai e poi mai potuto sognare niente di meglio, i locali sono splendidi, la musica superlativa, i ballerini ottimi… un paradiso.

Lo stress, prima o poi, se ne andrà :)

Chiudo con Utena.

Perché mi manca Utena, e mi mancano i giorni in cui la guardavo, e mi manca il sapore della libertà morale ed intellettuale che in quel periodo tastavo per la prima volta – e mi manca l’inebriatezza delle sensazioni forti, il brivido delle emozioni a fior di labbra, il piacere degli spasimi…

Qualcuno sa di cosa sto parlando.

Virtual Star Embriology, signore e signori.

16
Ott
09

Bustina Quotidiana: 16 ottobre 2009 – Illuminations

Come da migliore tradizione accademica statunitense, apriamo con una citazione pregnante:

“Adventure is a path. Real adventure – self-determined, self-motivated, often risky – forces you to have firsthand encounters with the world. The world the way it is, not the way you imagine it. Your body will collide with the earth and you will bear witness. In this way you will be compelled to grapple with the limitless kindness and bottomless cruelty of humankind – and perhaps realize that you yourself are capable of both. This will change you. Nothing will ever again be black-and-white.” – Mark Jenkins

(traduciamo… “L’avventura è un percorso. La vera avventura – voluta, fortemente motivata e talvolta rischiosa – forza ad avere incontri diretti con il mondo. Il mondo non è come ci si immagina. Il corpo verrà a contatto con la terra e se ne porteranno i segni. In questo modo ci si dovrà confrontare con l’infinita gentilezza e l’inesauribile crudeltà dell’umanità – e forse realizzare che si è capaci di entrambe. Ciò cambierà la nostra prospettiva. Niente sarà mai più bianco o nero.”)

Dopo aver riflettuto sulle parole di Mark Jenkins, un paio di pensieri sulla mia permanenza statunitense.

In questi giorni mi coglie la forte consapevolezza che dovrò passare 4 anni della mia vita a Los Angeles. Quattro anni. Un periodo decisamente lungo, che sommato ai due anni in Ohio verrà a rappresentare un quinto della mia vita una volta compiuti i 30 anni. Mi sono già abituata a Los Angeles, al ritmo frenetico di una vita che non ammette pause e che richiede di essere sempre pronta a cogliere occasioni e conoscere persone interessanti.
E adoro la mia vita. Adoro essere incasinatissima, avere 13894785 cose da fare, essere qui, avere prospettive di lavoro splendide, avere la possibilità di consocere tantissima gente, forgiare la mia strada e fare ciò che adoro.

Per quanto sia difficile, per quanto ci voglia, non farei mai cambio. Mai.
Los Angeles, cielo sempre blu senza nuvole, traffico soffocante, città poliedrica e incredibilmente multietnica, contrappunto occidentale della più urbana New York.
Una città in cui si può perdere la propria identità, o trovarla. Io la sto costruendo, piano piano, attraverso momenti di euforia totale e monenti di riflessione profonda, che mi portano talvolta a desiderare un rapporto più viscerale con la mia patria e talvolta ad immergermi nei libri e leggere, leggere, leggere, cercando di carpire quanto più posso per diventare una persona di cui poter essere fiera, intelligente e completa.

Modello da seguire ed ammirare, pur non dipendendone, è diventato un professor qui a UCLA, il professor Ballerini. Erudizione sterminata e la noncurante capacità di essere divertente e scanzonato. E anche disponibile – l’ho invitato a chiacchierare con gli studenti all’Italian Club (le cui attività organizzo) sulla storia del cibo – area in cui è esperto – e ha risposto con prontezza, confermando la sua presenza.

Amo le nuove conoscenze qui a Los Angeles. Moltissime persone interessanti, diverse, e soprattutto appassionate. Adoro sentire la passione di chi mi circonda, e tra musicisti, attori, registi, futuri professori e studiosi mi sembra di vivere in un piccolo paradiso personale. Tutto mi appassiona… ogni cosa, tendo a viverla al 100%…  ed essendo curiosa di natura, tendo ad esagerare.. ma sto imparando ad incanalare le mie energie ed essere produttiva ed organizzata, pur mantenendo un minimo di eclettismo, pena la noia.
Anche il mero andare a ballare mi porta in contatto con persone incredibili, che esprimono se stesse sulla pista – e io mi faccio trascinare.
Ieri, Dakota Lounge, 4 ore di salsa intensa, non mi sono mai fermata; meraviglioso. Domenica si replica.

Ma stasera visione di “The Guild” e “Dr. Horrible sing-along blog” a Hollywood con B. e V., e domani LA Opera House a vedere “Siegfried” (terza parte del ciclo dei Nibelunghi di Wagner) con il carissimo D.
La salsa torna domenica sera.

Weekend  anche dedicato allo studio: sto ricercando il materiale da leggere e studiare per il paper sul cinema di immigrazione italiano e il concetto di “Otherness” – il materiale filmico dovrebbe essere “Terra di Mezzo” di Matteo Garrone; inoltre, sto preparando una presentazione du “Il codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi per mercoledì, e il concetto del corpo come fumo. Lots to do, insomma, as usual :)

Chiudo con un’altra citazione, che tengo sempre a mente nel mio continuo processo di rinnovamente personale:

“Der Vogel kämpft sich aus dem Ei. Das Ei ist die Welt. Wer geboren werden will, muss eine Welt zerstören.”
- Herman Hesse, “Demian”

15
Ott
09

Bustina Quotidiana: 14 ottobre 2009 – Cinema, varie ed eventuali.

Una premessa prima di tutto: nel tentativo di registrare tutto ciò che capita, finisco sempre per procrastinare.
Indi, cercherò d’ora in poi di scrivere meno e più spesso – in altre parole, il blog si adatterà al ritmo forsennato della mia vita. Un paio di osservazioni intelligenti al giorno sono più che sufficienti a trasmettere impressioni e stati d’animo.

Piove.
Ieri pioveva, oggi piove. Le previsioni del tempo segnalavano “Stormwatch”, il che mi aveva inquietato non poco; questo finché non ho realizzato che per i californiani la pioggia rappresenta ciò che per la mia sensibilità temprata dall’Ohio è un tifone. Vedere Los Angeles sotto la pioggia è alquanto divertente. Molte persone prendono d’assalto il supermercato (pare che nessuno in questa città possegga un ombrello), e le statistiche provano che quando piove i californiani fanno scorta di provviste. Come fosse un’emergenza nucleare insomma.
Inoltre, pochi sanno guidare sotto la pioggia, il che produce un effetto comico nelle strade e induce tutti a sperare che smetta presto. Tuttavia, non mi spiace studiare in biblioteca con la pioggia che crea un ritmo omogeneo, di sottofondo – la pioggia durerà poco, perciò tendo ad apprezzarla.

Ultimamente faccio una fatica non indifferente a scrivere in italiano. I termini escono spontaneamente in inglese, i sinonimi pure, “not to mention” espressioni e modi di dire. la cosa mi infastidisce abbastanza, data la piacevole consapevolezza di solidità linguistica che mi ha sempre accompagnata in questi anni.

Quest’oggi ho scritto un “response paper” (un saggio di due paginette di riflessione su un testo letto per un corso) su “Sam Dunn è morto”, testo futurista di Bruno Corra. L’ho scritto in inglese, senza alcuna difficoltà. Generalmente scrivo in italiano, quando mi occupo di letteratura italiana, specialmente nel trattare le Avanguardie e il loro linguaggio metaforico e stratificato. Oggi invece ho scelto l’inglese, perché in italiano “suonava male”; in testa il pensiero critico si è formato in inglese, e in inglese è uscito dai tasti del Mac.
Sarà perché ultimamente discuto in inglese, sarà perché le persone più interessanti incontrate sinora non parlano italiano. Questo, e forse altro ancora. Il retrogusto amaro rimane.

Nel weekend, conferenza sul Futurismo. Ottime presentazioni, conoscenze interessanti e una rivelazione particolarmente piacevole: uno dei miei professori, Luigi Ballerini (poeta abbastanza conosciuto, e critico di spiccod ella Neovanguardia italiana), è un uomo poliedrico, simpaticissimo, modesto e di una cultura sterminata. Uno di quelli che la cultura non la fa pesare, per intenderci. Uno di quelli con cui si può parlare per 7 ore consecutive senza annoiarsi un istante.
E infatti abbiamo chiacchierato sabato sera, per due o tre orette – durante la Cena Futurista offerta dal Dipartimento, dopo una Serata Futurista in cui si sono alternate letture di manifesti, teatro futurista, e la proiezione dei pochi film prodotti da Marinetti and Co. In seguito alla chiacchierata, ho deciso di lavorare con lui per il minor, sulle Avanguardie e Neoavanguardie in prosa e poesia – dovrebbe essere un ottimo supporto al mio interesse principale, il cinema.
Inoltre ho scoperto che il figlio del professor Ballerini è un attore, tale Edoardo Ballerini – che pare sveglio, interessante e decisamente affascinante (e sposato >_>).

A proposito di cinema: ho recentemente iniziato un corso di cinema nel mio curriculum – alla scuola di cinema e tv di UCLA. L’edificio in sè è splendido, tappezzato di poster di film fatti da ex-studenti (stiamo parlando di film *molto* conosciuti, hollywoodiani insomma) e con un cinema al piano terra – un vero cinema!
Il corso è molto confuso e molto interessante – il professore è uno specialista di “third world cinema”, Teshome H. Gabriel -, sul concetto di “otherness” nel cinema. La parte più bella del corso, le conoscenze: un sacco di studenti della scuola di cinema, futuri produttori, registi, cinematografi, etc.
Un ragazzo in particolare mi ha colpito per l’intelligenza eccezionale e la cretività incredibile: D., di Taiwan, doppia laurea in fisica applicata e cinema, master in fisica, attualmente nel programma di dottorato per critica cinematografica. Quite impressive. Ieri sera abbiamo chiacchierato per 3-4 ore, e D. mi ha mostrato uno short film che ha girato a New York quest’estate. Inutile aggiungere che il corto era eccezionale. Poi prosecco + discussioni intelligentoidi = serata piacevolissima.
Ci siamo ripromessi di organizzare un appuntamento settimanale per visionare film che a rotazione proporremo.

Piccolo extra finale, salsa.
Ballo tantissimo, anche troppo: distrazione pericolosa dallo studio, il ballare così tanto ha anche i suoi vantaggi. Ho conosciuto persone splendide e ottimi ballerini, specialmente Y., con il quale ho passato ore ed ore lunedì, a ballare prima e chiacchierare poi. Los Angeles pare essere un “piccolo” paradiso per chi ama la salsa, si balla in due o tre locali ogni giorno della settimana, la gente è simpatica e non rifiuta un ballo, c’è moltissima salsa all’aperto… Non penso potrei chiedere di meglio.

In definitiva, tra attività legate all’università, studio, salsa e nuove amicizie, ho esaurito il tempo libero dopo solo un mesetto di permanenza losangelina.
Ma in fondo adoro la mia vita proprio perché è un continuo vortice di novità.

16
Set
09

Bustina Quotidiana: September 15th – Il ritorno.

Scrivo il 15 di Settembre, sera. 
In Italia è già il 16 da un pezzo, e quando avrò finito di scrivere sarà il 16 anche qui. Molti amici sono già svegli, alcuni al lavoro, altri a casa, ognuno immerso nelle proprie occupazioni mattutine. Mi soffermo su questo fenomeno curioso, interagire con persone che si muovono 9 ore nel futuro rispetto a me – che sono nel mio domani e fanno ciò che farò io tra 9 ore, dopo essermi alzata da un letto che devo ancora toccare.
Fenomeno curioso, appunto, che mi comunica la sensazione netta di essere lontanissima da casa, e di avere tempo. So di avere torto a logica, ma condividere pensieri ed esperienze con amici che vivono in Italia mi dà sempre l’impressione che le mie giornate si allunghino e siano infinite.

Sarà anche merito del clima della SoCal, ovvero Southern California. Sole, sole, sole e… sole. Raramente coperto, il tempo è costantemente bello, non troppo caldo (sui 25-30 gradi) e ventilato: un paradiso terrestre, insomma. Eppure un tempo univoco, che non cambia mai, crea una effetto di stasi temporale, in cui il succedersi delle ore rallenta, si espande, tanto da non avere più senso. Mi alzo, c’è sempre il sole, si sta bene, viene voglia di uscire; la sera, freschetto, brezza leggera, serve la giacca primaverile/autunnale per uscire. Il giorno dopo, stessa routine. E ancora, e ancora. Sono a Los Angeles da due settimane scarse e mi pare di essere qui da anni – non capisco come si calcoli il passare del tempo, dato che non esistono le stagioni.

Ad ogni modo, sono seduta al tavolo nuovo, comprato all’Ikea di Los Angeles (quella ‘cool’ di Carson, non quella ‘ghetto’ di Burbank dove avevano finito le scorte!) per la modica cifra di 129 dollari (+ tasse, siamo in America qui, le tasse non sono incluse). Quattro sedie in legno chiaro con cuscini beige completano il quadretto della sala da pranzo. Sul tavolo, una tazza di tè fumante, “Il codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi finito e gettato in un angolo, il segnalibro trasportato in “Mafarka il futurista” di Marinetti (primo capitolo, “Lo stupro delle negre”, letto e mal digerito…) e alcuni opuscoli informativi dell’Hammer museum/Billy Wilder Theater di Westwood.
Il resto dell’appartamento losangelino (o westwoodiano che dir si voglia) consta di una cucina connessa alla sala da pranzo, un bel salotto in cui ora fanno bella mostra di sè una libreria nuova (che ho montato da sola con chiodi e martello), un divano-letto e una TV nuova fiammante con relativo mobiletto, due camere e due bagni. E una coinquilina che dorme.

La mia nuova coinquilina, Linzi, è stata una piacevole sorpresa; tranquilla, posata ma vulcanica nelle idee. Studia Performing Arts, e si è laureata con tesi sulla politica reale riflessa nell’ MMORPG World of Warcraft prodotto da Blizzard, ed è una fonte inesauribile di informazioni utili su eventi interessanti e particolari. Lesbica (al 99% ritengo), vegana ma con un debole per patatine fritte e pizza, ha il potere di farmi sentire una pattumiera quando mi guarda mangiare latte, uova, pane… per non parlare della carne. 
Altri contatti umani notevoli, in questi primi giorni in città, sono alcune colleghe conosciute ieri; persone motivate, serie, molto appassionate dell’area di studi di competenza e determinate a lasciare un segno nell’ambiente accademico contemporaneo. Penso di essere nel posto giusto – le ragazze sono toste ma affettuose, e mi hanno fatto sentire “a casa” in poco tempo.
E poi c’è Mike, con cui tutto va più che bene al momento; talmente bene che mi inquieta un po’, a dire il vero. Mike che mi ha accompagnata a Los Angeles ed è rimasto una settimana intera ad aiutarmi nel trasloco. Mike che è talmente sdolcinato da farmi venire il vomito, a volte, ma che per lo stesso motivo riesce a calmarmi e darmi sicurezza. Mike di cui temo di essere abbastanza presa. Ma questa è un’altra storia, e va raccontata un’altra volta.

Tornando al mobilio, le varie missioni all’Ikea, Home Depot, Target per trovare le migliori offerte, sono state massacranti. Ore a girovagare per magazzini immensi (soprattutto la dannata Ikea), cercando un prezzo adatto alle mie povere tasche, abusate e violentate dalle spese pazze di questo settembre di fuoco. Il letto, un dramma: centinaia di siti con prezzi assurdi, poi la luce all’improvviso, quando su Craigslist ho visto un annuncio “letto in vendita a 60 dollari, rete e tutto”. Comprato, e trasportato a casa sul tetto della macchina (con le braccia fuori dal finestrino a tenerlo fermo, in pieno stile yanke – anche se qui si direbbe “hillbilly”).
Alla fine, dopo aver montato i mobili da sola (Mike era già ripartito) con viti, cacciaviti, martello e chiodi, mi sento soddisfatta: spese limitate a 6-700 dollari più o meno, e l’inaspettata scoperta di avere doti da carpentiere.

L’appartamento, oltre ad essere più grande di ciò che mi aspettassi, è nel centro del mondo, e non sto cercando l’effetto e l’esagerazione. Westwood è davvero uno dei centri culturali più attivi e brulicanti di vita di Los Angeles, e quindi di tutto il mondo; tutto accade a Westwood, in cui si concentrano due cinema famosissimi (in cui si tengono premiere ogni settimana o quasi), vari musei, molti locali trendy e, ovviamente, il campus di UCLA, vero catalizzatore di persone ed eventi. 
Da quando sono arrivata, ho assistito a due film première (con tappeto rosso e celebrità annesse), vari eventi culturali relativi ad arte e cinema, concerti, party e un sacco di ‘gatherings’ studenteschi. Abituata a Columbus dove la vita attorno al campus si spegne dopo le 10/11, vedere luci e folla dopo mezzanotte risulta molto strano – e mi piace.
Eventi particolari questa settimana sono stati diversi: domenica una commedia (con attori professionisti,che definire bravissimi risulta eufemistico) al Theaterwest, piccolo teatro con una tradizione impressionante come ‘trampolino di lancio’ per attori teatrali, vicino agli Universal Studios. Commedia nera, di epoca vittoriana, il titolo è “Gaslight”; incredibile come un teatro tanto conosciuto possa comunicare un senso di piccola comunità, di intimità e semplicità. Soprattutto di fianco ai giganteschi Universal Studios. Oltre alla commedia, lunedì sera all’Istituto Italiano di Cultura (anch’esso in Westwood) si è tenuto un evento-riconoscimento in onore di Dino e Giada De Laurentiis, con party esclusivo annesso; in quanto membro, sono andata a dare un’occhiata, e per quanto non ami la spocchiosità di tali eventi mondani, ho avuto la fortuna di conoscere una coppia molto piacevole, Luca (cuoco) e la fidanzata Julia, che lavora al consolato tedesco a Los Angeles. Infine stasera, all’Hammer Museum/Billy Wilder Theater, un evento organizzato da Flux, organizzazione che ha presentato vari corti musicali e non: star della serata un corto realizzato da H5, Logorama. Ecco anche l’articolo che ne parla; il film è un piccolo capolavoro, geniale nell’idea di base e nella realizzazione. Una specie di poliziesco, un inseguimento che finisce in apocalisse; la cosa splendida è che tutti i personaggi sono letteralmente formati da loghi di marche. Il cattivone di turno è Ronald McDonald, i poliziotti gli omini Michelin, il bambino dispettoso è quello di Haribo, il leone allo zoo quello della Metro-Goldwyn Meyer, e via dicendo: la marca diventa l’oggetto stesso, una sorta di metonimia cartoonistica realizzata in modo superlativo.
E non finisce qui… concerti ogni settimana (i miei gruppi preferiti, vengono TUTTI a Los Angeles…incredibile), una natura splendida attorno alla città, l’oceano e il deserto e le montagne, il tutto nello stesso stato. Non ci vuole molto a capire perché vivere in California rappresenta un sogno per molte persone.

Ad ogni modo, sono qui per un dottorato, non (solo) per turismo. Ho speso alcuni pomeriggi a girare nell’immenso campus di UCLA, trovandolo magnifico; più piccolo di Ohio State, ma più ricco di attività culturali e decisamente più bello. Edifici splendidi, giardini di sculture, colline e scalinate infinite, il tutto immerso nel verde e sempre esposto ad un clima a dir poco perfetto, anche se talvolta la brezza si fa particolarmente insistente. 
Ma ciò che mi fa amare UCLA sono le possibilità; dopo un meeting con il mio advisor, Professor Thomas Harrison, ho occhi e orecchie traboccanti di informazioni, e la mente aperta su nuovi progetti che non credevo possibili. Posso costruire il mio percorso di studi, espandere gli orizzonti della mia ricerca, con al sicurezza che qui sono (ben)voluta fortemente e che i professori mi supportano. Non penso esista una situazione migliore, per un Graduate Student come me. Mi sono attivata nella preparazione delle classi e degli abstract (presentazioni da 300 parole di un paper da presentare ad una conferenza, che si invia alla conferenza in questione per spiegare la propria ricerca e sperare di essere ammessi); quest’autunno seguirò un corso sul Futurismo, un corso di “Film and Society” sulla ricezione e l’etica del cinema, e un altro da definire. In questi giorni, ho letto “Il Codice di Perelà” di Palazzeschi – e l’ho trovato superlativo -, ora “Mafarka il futurista” di Marinetti, poi “Zig Zag” con vari autori futuristi; inoltre, ho mandato un abstract ad una conferenza sul cinema italiano a Warwick (Regno Unito), e sto preparando altri abstract per conferenze a Montreal, in Michigan e in Massachussetts – vedremo a quali sarò accettata. Infine, il progetto di studio per la dissertazione è in fase di trasformazione; sto considerando la possibilità di occuparmi di registe italiane (tema poco studiato), un monografico su Lina Wertmüller, o un’espansione sul tema Olocausto in luce di problematiche di sesso, ricezione dei film, etica, etc.

Insomma, un calderone di impegni che devo far cuocere a fuoco lento, pena il rischio di esplosione.
Soprattutto se si considera il fatto che ho deciso di impegnarmi nel Dipartimento anche sul fronte organizzativo: farò parte degli editori del giornale elettronico del Dipartimento (
Carte Italiane
), pubblicato dalla prestigiosa UC Press (contatti! contatti!), aiuterò ad organizzare la Conferenza sul Futurismo di ottobre, etc… 

Ecco. È tutto, dopo un mese e mezzo di assenza dal blog, mese in cui la mia vita è cambiata in modo totale ancora una volta, e sempre per il meglio :)
Ora è il 16 settembre anche qui in SoCal – e da Los Angeles è tutto, vado a nanna.

Ma prima un ultimo appunto, più un consiglio che altro: prima di morire, si DEVE vedere il tramonto sulla spiaggia di Santa Monica, con il sole che sparisce dietro la linea della costa e le onde dell’Oceano Pacifico che accarezzano ritmicamente la spiaggia, e la brezza insistente, e la vista sul pontile illuminato… momenti come questi valgono qualsiasi sacrificio.

A presto.

Cam

29
Apr
09

Bustina Quotidiana : 25-27 aprile 2009 – LOS ANGELES e UCLA!!!

25 aprile 2009

Ho deciso di tornare a scrivere il blog dopo un mese di assenza grazie alle 5 ore di volo da Columbus a Los Angeles che mi hanno strappato a forza dalla mia routine quotidiana (studio per esami di master + tesi + insegnamento + due classi da seguire, una su tutta la Divina Commedia, l’altra su vari autori dell’800/900) e regalato qualche momento tranquillo.
Avevo dimenticato quanto mi piaccia viaggiare; quanto mi senta a mio agio negli aeroporti, che come mio solito esploro in lungo e in largo. Uno stop tra Los Angeles e Columbus: Phoenix, in Arizona. Un caldo africano – qui c’è caldo tutto l’anno -, deserto, paesaggi nuovi… volevo leggere e non ho invece aperto il testo, nemmeno sull’aereo. Non sono mai stata così a Ovest, quindi tutto è abbastanza nuovo, e, devo dire, molto diverso.
Nella fase di atterraggio, dal finestrino dell’aereo ho notato penso la caratteristica principale di Phoenix; non c’è vegetazione! Un colore marrone chiaro, desertico e compatto permea il paesaggio. All’orizzonte montagne brulle, marrone scuro (ci dovrebbe essere il Gran Canyon qui vicino, ma non so in che direzione), per il resto polvere e cactus. Ebbene sì, la mia prima esperienza faccia a faccia con un cactus vero, e alto più di me. Molto più che Columbus e l’Ohio, qui è evidente la distanza da casa; al di fuori dell’agglomerato urbano della metropoli (peraltro gigantesca, case ad un piano che si estandono l’una accanto all’altra a perdita d’occhio – ma costruire su più piani no?), non c’è…. nulla. Deserto, cactus, rocce più o meno imponenti, e basta. Quando l’aereo riparte, dal finestrino vedo aree immense senza una casa, o un campo coltivato, o un albero; uno scenario piuttosto alieno ai miei occhi abituati alla sovraffolata Italia o alla verde Europa. Mi chiedo se potrei vivere in un luogo come questo, in una città letteralmente strappata al deserto e costruita su sabbia e roccia; ho degli amici che vivono qui e giurano sia un Paradiso terrestre, quindi immagino abbia le sue attrattive. Nonostante ciò, sono molto, molto distratta al momento dal pensiero di Los Angeles: la città in cui vivrò per i prossimi 4 anni, una delle città più grandi e cosmopolite al mondo, il centro dell’attività cinematografica mondiale, Hollywood, Beverly Hills, Santa Monica, Venice Beach, l’oceano Pacifico e, soprattutto, the University of California at Los Angeles (UCLA). Appena arrivata, e spero la prima impressione sia positiva, incontrerò una delle figlie di Salvatore (il mio caro studente privato a Columbus) che mi poerteà a casa (e ospiterà in questi giorni) e poi al campus di UCLA, dove questo weekend si tiene un gigantesco ‘festival del libro’ con molti autori famosi. Incontrerò un amico, Brian, che mi porterà a visitare il campus. E avrò la macchina fotografica con me ;)

Per quanto riguarda la mia vita quotidiana nell’ultimo mese, qualche novità, nonostante il tran tran di ogni giorno si componga per lo più di studio, studio, insegnamento, cibo e studio. Gli esami di master (3 giorni di scritti + 1 giorno di orali) si terranno dal 18 al 22 maggio, e con i colleghi stiamo organizzando ripassi settimanali per tenerci al passo gli uni con gli altri e scambiare opinioni e domande. Inoltre, la mia tesi deve essere consegnata l’8 meggio al mio comitato di laurea, e poi discussa e revisionata, e quindi stampata e messa su file… un sacco di burocrazia x__x
Oltre a tutto ciò, sto insegnando un corso nuovo (Italiano 103) in cui si imparano condizionale, passato remoto e congiuntivo, che farebbero venire il mal di testa al migliore degli insegnanti. Infine, due corsi da seguire e per cui scrivere ‘papers’: un’analisi della Divina Commedia (tutta, il che impone un ritmo forsennato) e un corso sulla letteratura che va dal 1880 al 1980, con commentari di DeSanctis, Calvino etc. Inoltre ho seguito un seminario a inizio maggio sulla nozione di Impegno nell’Italia contemporanea, corso interessantissimo ma con montagne di materiale da preparare in troppo poco tempo: abbiamo visto due film di Nanni Moretti e “Il Divo” di Sorrentino, gli spettacoli “Vajont” e “Ustica” di Marco Paolini, e abbiamo letto “Gomorra” di Saviano, “Corpo di Stato” di Baliani e “Nessuna cortesia all’uscita” di Carlotto.
Il problema principale di questo trimestre, a parte l’esagerato carico di studio e stress che tutti gli impegni sovracitati comportano, è che non ho potuto fare la settimana di vacanza dello Spring Break, in quanto sono andata ad una conferenza a New York (a New York University) sulla denuncia e la possibilità di condannare ingiustizie e crimini nell’Italia contemporanea. Esperienza magnifica, riveletrice per alcuni versi – ho scoperto una rete di futuri ‘scholars’ in Italianistica, persona splendide con cui ho condiviso giornate intense e incredibili dal punto di vista intellettuale; inoltre ho compreso più a fondo le possibilità che il sistema universitario statunitense offre, e ne sono entusiasta. Papers fantastici, ospiti incredibili (come Paul Ginsborg, un uomo adorabile) e persino regali per chi presentava!

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26 aprile (domenica)

Ok, secondo giorno a Los Angeles – sono innamorata cotta di questa città meravigliosa e gigantesca, e del bellissimo campus di UCLA!!

Ieri appena arrivata ho incontrato Maria, che mi ha portata direttamente a Manhattan Beach (le foto saranno disponibili appena torno a casa e le metto sul computer), di fronte all’oceano. Vista che mi ha mozzato il fiato sin dal principio, le spiagge qui sono magnifiche, l’oceano immenso. Mi piace guardare la distesa d’acqua infinita, le onde e i surfisti, i campi da volleyball (che sono tantissimi), il molo con i ristoranti. Manhattan Beach è una delle zone “in” di Los Angeles, molto costosa, dove non si trova nulla per meno di un milione di dollari (nemmeno gli sbaguzzini); pare un piccolo paese di mare, con le strade che si buttano nell’oceano con pendenze non indifferenti e le case colorate e molto distinte per stile e dimensioni. Abbiamo mangiato da “Wahoo Fish Taco”, ritrovo per surfisti e amanti della spiaggia dove tutti mangiano in costume tra un bagno e l’altro. Ho mangiato un ottimo taco di pesce e un’insalata. Nel pomeriggio, Maria mi ha portata a Westwood Village, quartiere (qui si chiama ‘neighborhood’) molto europeo, dove tutto si può raggiungere a piedi (cosa più unica che rara a Los Angeles) e dove si trova il campus di UCLA. Sulla highway (autostrada/superstrada) ho sperimentato per la prima volta il traffico tipico di Los Angeles: strade da 12 o 14 corsie (6 o 7 per parte) completamente bloccate da un numero di automobili inconcepibile. Nelle ore di punta le strade si trasformano in parcheggi (cioè, non ci si muove), e ci possono volere ore per percorrere pochi chilometri; nel weekend invece la situazione si normalizza su un’andatura molto lenta (40/50 km all’ora quando va bene). Penso ci farò molte crisi di nervi, heh. Maria mi ha spiegato che le corsie più interne e più veloci sono riservate al ‘carpooling’, cioè auto con due o tre persone o più; in questo modo, si invitano gli abitanti a lasciare a casa l’auto quando possibile… ma un sistema di metropolitana no?
Ad ogni modo, la cosa più bella di Westwood sono i cinema: molti film hanno la première mondiale qui, e tutti i cinema hanno una sala sola, e molto carattere. Ci piace molto. Poi, il campus di UCLA: un paradiso terrestre, con il piacevolissimo extra di un clima sempre caldo o temperato, ventilato e secco e il cielo sempre blu. Pare che a Los Angeles non piova mai, e quando piove, il traffico impazzisce e viene dichiarata emergenza locale. Penso mi piacerà vivere qui, heh. Il campus si divide in Nord e Sud (link to map); il Nord, composto da edifici bellissimi, è la parte più antica del campus e la sede degli studi umanistici. L’edificio dove lavorerò io (Royce Hall) è il fiore all’occhiello del campus, e appare su tutte le cartoline :D La parte a Sud è dedicata invece agli studi scientifici.
Sabato pomeriggio ho incontrato un caro amico dei tempi di Lineage II (quando giocavo online, eh sì!), Brian, che mi ha fatto da Cicerone nel campus. Persona carinissima, ci siamo divertiti molto a chiacchierare e commentare vari aspetti della vita a UCLA. Maria poi è venuta a prendermi e siamo andati a mangiare con tutte le figlie di Salvatore meno una (cioè con Maria, Kellie, Roseanne e rispettive famiglie) in un’ottima pizzeria chiamata “Il Fornaio” – dovrebbe essere una catena italiana.
Alla sera, ero distrutta (il fuso orario di tre ore ha contribuito abbastanza); siamo tornati a casa e verso le 23 sono andata a dormire, svegliandomi ovviamente alle 6 convinta che fossero le 9…

Domenica è stata una giornata abbastanza impegnata; per pranzo Maria mi ha portata da “Lobster”, un ristorante a Santa Monica (una delle spiagge più esclusive di Los Angeles) con vista sull’oceano, dove ho conosciuto Angela, la quarta figlia di Salvatore, il marito Robert e la figlia Catie. Persone molto simpatiche, che abitano in un canyon vicino a Los Angeles e mi hanno raccontato storie abbastanza terrificanti sulla fauna che popola la loro zona – pare che trovino spesso coyote, leoni di montagna, tarantole e serpenti velenosi in giardino… Pare inoltre che in California in un raggio di due ore in auto si possano trovare l’oceano, il deserto, le colline, le montagne con la neve, la pianura, etc…
Penso mi piacerà vivere qui, heh.
Dopo pranzo e dopo un’altra visita all’oceano Pacifico, Maria mi ha portata – in auto – a Bel Air, Beverly Hills e Hollywood. Il campus di UCLA inizia di fronte alle ville di Bel Air e finisce a Westwood, e pare sia a 15 minuti di autobus dall’oceano; comincio a pensare di essere troppo fortunata. Hollywwod è un sogno: zona mano esclusiva di Beverly Hills o della costa, ha un carattere incredibile. Gli edifici sono tutti in qualche modo collegati al mondo dello spettacolo, e alcuni luoghi sono davvero pezzi di storia, come “Chinese” o “El Capitan”. Maria mi ha fatto scendere alla Walk of Fame, dove ho potuto fotografare alcune stelle (coem quelle di Godzilla e Jack Nicholson) – ci vorranno giorni per vedere tutti i nomi! Poi abbiamo continuato sul Sunset Boulevard e siamo infine tornate a casa. Pizza per cena e poi a nanna (ero stremata di nuovo).
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27 aprile 2009 (lunedì)

Lunedì, campus day. Sono arrivata alle 9 e ho scoperto di riuscire ad orientarmi molto bene, grazie alla visita di sabato; ho fatto colazione da Coffee Bean, che pare destinato a diventare il mio coffee shop preferito, e poi ho visitato il negozio del campus, dove ho comprato alcuni souvenirs dei Bruins (la squadra di football di UCLA). I colori della scuola sono giallo e blu chiaro, quindi dovrebbe andare bene anche a casa a Verona questa volta (il grigio scuro e rosso di Ohio State causavano problemi per la somiglianza con i colri del Milan)! Mi sono poi diretta a Royce Hall, dove ho chiacchierato un po’ con la segretaria e ho scoperto di avere un posto riservato negli appartamenti per i Graduate Students – il che mi ha fatto molto piacere. Alle 11 invece avevo fissato appuntamento con il professor Thomas Harrison, probabilmente il mio futuro advisor per la dissertazione e il mio referente per gli studi; persona splendida, con molto stile e una grande disponibilità e affabilità. Mi ha fatto subito sentire a mio agio e benvoluta, facendomi capire che lui e gli altri professori credono in me e nelle mie possibilità. Inoltre, è un uomo decisamente intelligente e interessante, il che non guasta dato che dovrò passarci un sacco di tempo a discutere. Ho incontrato alcuni Graduate Students che paiono simpatici e disponibili, e pare che le altre due ragazze ammesse non siano particolarmente ferrate in italiano… spero di saper sfruttare questo vantaggio e ho intenzione di fare del mio meglio per corrispondere alle aspettative che sono state riposte nella mia ammissione al programma.
Pranzo con Brian, a cui ho fatto tanti auguri perché martedì è il suo compleanno: ci siamo salutati e dati appuntamento a settembre quando mi trasferirò definitivamente. Alle 13, meeting con il professor David Liu, contatto americano di un cliente di mio padre (e mio amico), per il quale dovrò fare alcune traduzioni. Perosna in gamba, molto aperto e simpatico, abbiamo chacchierato del più e del meno e di affari nel coffee shop di Kerckoff Hall, nel campus. Poi una piccola pausa e un po’ di relax per me, fino alle 15; sono andata in una delle numerose zone verdi del campus (apparentemente qui la gente resta vestita, nel campus, e va in spiaggia a mettersi in costume – al contrario di Ohio State dove ogni cm di verde è coperto da un po’ di pelle nuda… >_>) e mi sono distesa a scrivere, nel sole tiepido – c’era “freddo”, circa 21-22 gradi.
Alle 15 appuntamento con Jonathan Hiller, uno dei Graduate Students di UCLA che sta finendo il dottorato, ragazzo simpaticissimo con cui ero in contatto da mesi. Mi ha spiegato meglio la vita come Graduate Student a UCLA e la sistemazione negli appartamenti offerti dall’università; mi ha anche portato in giro a Westwood Village di nuovo. Verso le 18, l’ho salutato e mi sono seduta su una panchina ad aspettare Maria per tornare a casa, fare le valigie e andare all’aeroporto, e per passare il tempo ho iniziato a studiare; in un paio di minuti, un gruppo di studenti mi ha chiesto di fare una foto con me per un progetto sulla settimana degli “esami finali”… immagino sia raro vedere qualcuno che studia per la strada.
Con Maria, siamo andate a casa a salutare tutti e poi a mangiare da Chipotle – poi all’aeroporto, dove ho comprato dei souvenirs e un ragazzo della security mi ha fatto i complimenti per la mia t-shirt gialla e blu firmata UCLA. Ho scoperto che secondo alcuni (caucasici per lo più), U.C.L.A. starebbe per “University of Caucasians Lost among Asians”, data la percentuale altissima di studenti asiatici. Inoltre, la tanto odiata rivale sportiva U.S.C. (University of South California originariamente) starebbe invece per “University for Spoiled Children”. Ha ha.

Ad ogni modo, pacchia finita. Si torna a Columbus a insegnare nel grigio cielo così tipico dell’Ohio… e poi studio, routine. Ma ci piace così, fino a settembre.

A presto!

25
Mar
09

Bustina Quotidiana: 25 marzo 2009

Futuro prossimo.

Ultimamente sto studiando moltissimo, e si tratta principalmente di attualità italiana. Gli anni ‘60, gli anni di piombo, i decenni successivi fino ad arrivare al nuovo secolo e millennio.

Guardando indietro ai fatti relativamente recenti della nostra storia, analizzati da vari studiosi con lucidità e inevitabile critica (soprattutto per quanto riguarda la storia del nostro amato stivale), mi sorge spontaneo un dubbio: che resterà del nostro presente, nel futuro prossimo?
Cosa diranno dei primi anni del Duemila i giornalisti e gli storici nel 2050?

Leggevo alcuni articoli di Pierpaolo Antonello (Cambridge university, che conoscerò alla conferenza di NY) e Paul Ginsborg (keynote speaker e padrino della conferenza di NY), e i libri di Marco Baliani e Marco Paolini; il passato prossimo del tricolore è grigio quanto il piombo che ha dato il nome a un intero periodo storico. Che dire invece del presente?
Con quale coraggio spiegherò ai miei nipotini perché la politica è un disastro, in Italia, perché c’è crisi economica, perché ci sono situazioni da terzo mondo, perché c’è la Mafia?
Se poi i suddetti nipotini guardassero un documentario come Biùtiful Cauntri o Viva Zapatero! o qualche programma-verità sul g8 di Genova e poi chiedessero “Com’è possibile, nonna, in un paese civile, che questo sia successo?” – cosa risponderei?

Dopo essere scappata negli Stati Uniti, ho iniziato a vedere la realtà italiana con un punto di vista esterno, e a sentire opinioni molto disparate da vari amici europei ed americani. Ho iniziato io stessa ad informarmi di più – oh, è molto più semplice ottenere articoli e documentari qui… – e ho realizzato che razza di censura sia in atto sul suolo italiano. E ciò mi ha sdegnata.

Sono grata a chi nel mio paese di origine fa giornalismo, satira, informazione che non collima con i piani di quella figura sospesa tra la caricatura e il macabro che è Silvio Berlusconi, nome che qualche anno fa nessuno conosceva e ora è sulla bocca di tutti, e mai per una buona ragione o un commento positivo. Si parla del suo strapotere, delle sue gaffe di portata stratosferica, della sua classe inesistente, della sua preoccupamnte intolleranza verso la satira, i comici e i giornalisti che non pendono dalle sue labbra, della minacciosa somiglianza della sua ascesa con quella mussoliniana.

Io purtroppo l’impegno e la motivazione di queste persone non li ho avuti al momento decisivo, quello di decidere se restare in patria o andarmene. E così me ne sono andata. E se è vero che qui posso fare carriera e diventare qualcuno che può farsi ascoltare, è anche vero che la mia partenza sa di sconfitta, amara sconfitta nei confronti di un sistema governato dal clientelismo e da favori “sottobanco”, da Mafie a tutti i livelli e corruzione che dilaga.
Non che gli Stati Uniti siano un paradiso da questo punto di vista, ma la meritocrazia esiste. E l’opposizione ad ogni livello è forte. E se la gente qui protesta, il governo ascolta, eccome se ascolta. In Italia abbiamo perso  anche questo, la capacità di farci ascoltare dal governo.
E così fioccano leggi che servono solo a mettere in regola e legalizzare gli interessi di pochi, mentre l’economia si ammala sempre di più e viene coperta di notizie fiduciose che abbagliano il sempliciotto e dipingono un sorriso amaro sulle labbra dell’informato.

La televisione è specchio della degradazione raggiunta nel paese; come fa notare Sabina Guzzanri, non c’è più un solo programma di informazione e libera circolazione di idee – e no, non considero Vespa e il suo “porta a Porta” informazione -nel palinsento non solo di Mediaset ma anche della Rai, la tv pubblica. Invece, ci sono un sacco di giochi a premi, un sacco di ballerine procaci, un sacco di comicità e satira innocua e benigna, che, come auspicato dai dirigenti berlusconiani, “non fanno pensare ma piuttosto danno una dimensione umana al target del loro sarcasmo”. Eh sì, perché da che mondo è mondo la satira non è diretta alla polemica… right. Chissà cosa passa per la testa ai professori di mezzo mondo a definirla tale.

Più leggo e mi informo, più mi rattrista vedere che succede alla mia bella Italia, che amo molto nonostante i lati negativi. E ancora una volta, mi chiedo cosa resterà di questi anni turbolenti, in cui la sinistra va a rotoli e la destra dà i numeri… e il popolo, intrappolato nel mezzo, subisce i colpi di entrambe le disfatte.

24
Mar
09

Bustina Quotidiana: 24 marzo 2009

Giornate belle, caratterizzate da un ottimo umore.
Il pensiero di Los Angeles e di un futuro pianificato e assicurato per 4 anni mi da’ una sicurezza e un buonumore invidiabili. Non riesco a smettere di sorridere, e ridacchio tra me e me quando penso alle prospettive che questa offerta da UCLA apre.

Venerdì, serata splendida – da Nyoh’s con un paio di miei ex studenti (poiché metà classe era fuori città, ci si troverà un’altra volta per fare karaoke, il 9 aprile), un paio di colleghi, Elena e la nuova coinquilina Samantha. Qualche birra, tanta musica country e lezione di linedance. Penso tornerò ogni venerdì: linedancing mi è piaciuto sin troppo, e voglio imparare a ballare bene!

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Inoltre, ho imparato a giocar a cornhole, passatempo tipico dell’ohioano medio: si tratta di tirare dei sacchettini ripieni di… immagino corn, e cercare di centrare un buco su una piccola piattaforma posta a qualche metro di distanza.
È spiegato meglio da Wikipedia qui.
Gioco abbastanza divertente (soprattutto con qualche birra in corpo), che mi ha fatto sentire un po’ più autoctona.

Sabato, mattinata pigra, pomeriggio a scrivere la seconda versione del secondo capitolo della tesi e praticare la lettura del mio paper per la coonferenza; poi al cinema con M. e il suo coinquilino. Abbiamo visto Gran Torino di Clint Eastwood, un capolavoro che ci ha fatto ridere sino alle lacrime.
Tornati a casa, un evento: M. mi ha lasciato guidare la sua 1970 Buick skylark 4 door custom, e mi sono divertita come una pazza a guidare quel transatlantico in giro per il parcheggio vicino a casa mia. Inoltre, non mi dispiace il cambio automatico! :D
Ecco una foto del mostro che ho guidato:

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Domenica, brunch da Tasi con Sal, Donna e M. : ottime le uova con salmone e verdure miste, bella l’atmosfera e la compagnia. Dopo mangiato, siamo andati al Columbus International Auto Show e abbiamo visitato i vari produttori per comparare prezzi e condizioni… mi sono innamorata del Volkswagen Beetle 2009, colore “Gecko Green” con interni beige. Decappottabile. Bellissima *__*
Mi ci vedo a guidarla per le strade di Los Angeles…

Dopo il salone dell’auto (gigantesco, siamo rimasti parecchie ore a girare), a casa a lavorare un po’ al paper e poi alla sera al bar Rumba con M., Carla (la mia supervisor) e Alessia, una mia collega. Ottima musica, e Chris ha cantato Honey Bee, la mia canzone rpeferita di Tom Petty…. Inutile aggiungere che mi sono precipitata di fianco alla piattaforma dove cantava a ballare :D

Lunedì, giornata abbastanza piatta: sveglia presto (verso le 8), ultimi febbrili ritocchi al capitolo 2, poi appuntamento con la mia professoressa alle 14 per una lettura del paper per la Conferenza di New York. Dana mi ha anche parlato del suo libro sulla Mafia, e i progetti per il futuro… mi piace chiacchierare in libertà con la professoressa Renga, soprattutto ora che il rapporto ‘lavorativo’ sta per finire, mi piacerebbe continuare a livello ‘amicizia’ :)
Dopo il meeting, ho preso l’autobus e sono andata a nord di Columbus, in un piccolo agglomerato commerciale molto carino; ho mangiato da Chipotle, preso un caffè da Panera e mi sono rilassata leggendo un po’ del materiale per la Conferenza (so che non è un metodo ortodosso di rilassamento, ma per me funziona!). Poi a casa, a guardare un paio di documentari per la Conferenza… Biùtiful Cauntri, sui rifiuti nel napoletano, mi ha disgustata… l’ecomafia descritta nel film è anche peggio di quella violenta che caratterizza le zone del centro… povera Italia.

Oggi, sveglia tardiSSIMO (damn it! >__<) dopo essermi addormentata sul divano alle 1 – meglio andare all’università (dato che finalmente il tempo mi concede di muovermi in bicicletta) per usufruire della fantastica connessione di OSUwireless (sto ancora scaricando film per la conferenza, sì…) e andare un po’ in palestra!

2 giorni alla partenza per New York :D

20
Mar
09

Bustina Quotidiana: 20 marzo 2009 – UCLA!

Da dove inizio… troppe cose in questi giorni.

Prima cosa veloce veloce: Gomorra di Matteo garrone è uscito ufficialmente al cinema negli Stati Uniti con il titolo di GOMORRAH (Hurray!! Hurray!!) – finalmente posso vederlo in sala :D

p.s. Il mutlisala di Columbus ha qualcosa come 30 sale di proiezione…altro che UCI >_>

Ecco la locandina americana!

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Poi vediamo… settimana pesantissima, esame finale dei miei studenti lunedì e poi serata spesa a correggere tutto e mettere i voti online (povera la mia testa… @__@).
Martedì meeting con FIGSA per definire i dettagli della nostra conferenza del 4 aprile e parlare di costi etc… inoltre, ho stampato il materiale per il prossimo quarter: 12 libri da leggere (in 10 settimane), più il Purgatorio e il Paradiso di Dante da analizzare in profondità e un pacco gigante di readings in inglese… ho una mezza voglia di spararmi x__x
Mercoledì studio e papers: un saggio su Bassani e il suo universo ferrarese (nel libro Dietro la Porta) - ho scoperto che Bassani mi piace moltissimo! – , i due capitoli della tesi da consegnare, e sistemare la presentazione per la conferenza di New York!
E a proposito di quella: due lunghissimi articoli in inglese da leggere per prepararsi (sull’incapacità della sinistra storica di contrastare personaggi come Berlusconi) al discorso del keynote speaker Paul Ginsborg, SEI! film/documentari da guardare, di cui nessuno reperibile negli Stati Uniti… per fortuna esistono i bit torrents. Comunque sono matti da legare x__x , sembra la preparazione per un seminario cristo, è solo una conferenza! Cosa positiva: ci sarà un evento la sera prima della conferenza (giovedì 26 marzo) in cui il noto professore Gardini di Oxford University parlerà del baronaggio delle università italiane e del perché sia sbagliato. Pizza a seguire: sembra molto interessante!

Giovedì, giornata campale: non avendo dormito, ero un cadavere dal mattino. Due Red Bull in corpo, un caffè: mattinata passata a finire il paper di cinema ( prima stesura del capitolo 3 della tesi – pagine 11), mettere a posto quello di letteratura, studiacchiare per l’esame finale di letteratura. Alle 13.30, esame finale di letteratura, pessimo. Argomento generalissimo, con il mio mal di testa crescente non ho scritto molto. Speriamo di non esserci abbassati la media generale… (plurale maiestatis, ci piace).

Dopo l’esamone, chiamata persa sul cellulare e messaggio in segreteria. Svogliata, lo ascolto. Thomas Harrison, da UCLA: butto i libri a terra, corro fuori e richiamo. Il professor Harrison risponde, cordialissimo, e mi dice che una decisione è stata presa, e io risulto in cima alla loro lista preferenze. Mi offre una copertura totale delle tasse per ben 4 anni, con una borsa di studio di 18.000 dollari (2000 al mese) per il primo anno accademico – praticamente mi pagano per studiare lì… – e un contratto da insegnante (cinema o lingua italiana) nei restanti tre anni. Boccheggio e mi metto a piangere mentre mi chiede se me la sento di dargli una risposta informale prima che mi arrivino le carte a casa.

Ovviamente dico di sì.
Metto giù, chiamo tutti quelli che conosco, ancora in lacrime. Da ultimi, mamma e papà: mamma mi comunica che quando mi trasferirò a Los Angeles verranno loro a trovarmi, e non il contrario. Lol.

Ergo, stasera si beve. Alle 8 vado in un locale country chiamato Nyoh’s, lezione gratis di  line dance e poi musica country… ha ha vedremo come va!

Ora qualche foto prima del campus di UCLA…

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L’edificio in cui si trova il Dipartimento di Italiano (e il mio futuro ufficio), Royce Hall…

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Il simbolo di UCLA e la squadra di football (gli stessi colori del Verona/Chievo, giallo e blu ha ha!)

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E infine Los Angeles…. woot!

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Grossa eh… guardate le strade e il traffico x__x

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L’università è a Westwood…di fianco a Beverly Hills… wow.

Non so nemmeno se me lo merito, ma cazzo! Sono troppo contenta!

C’è una strada chiamata “Sunset Boulevard” :D

*giggles*

15
Mar
09

Bustina Quotidiana: 15 marzo 2009, domenica

Venerdì 13 marzo: Sbornia colossale.
A cui aggiungere mal di testa, nausea fortissima, senso generale di malore, un ginocchio sbucciato e un’anca che fa male.
Bel risultato per una notte brava con il Dipartimento di Italiano.

Dopo l’evento Imagining the Holocaust (piccola commemorazione della Shoah con immagini da diversi film francesi e italiani e brevi citazioni o poesie recitate da noi, il tutto parte del corso di cinema), giovedì sera la professoressa Renga ha organizzato un piccolo afterparty a casa sua. Molto vino, bella musica.
Ho bevuto circa 6 bicchieri di vino: data la mia incapacità di tenere alcun tipo di alcolico, ero decisamente ubriaca. Dopo una passeggiata nel parco a mezzanotte, una rovinosa caduta sul ponte (da cui la sbucciatura al ginocchio, a quanto pare), un ballo sfrenato e un paio d’ore a flirtare con un ragazzo che nemmeno conosco, sono finalmente arrivata a casa, dove ho rimesso cena e alcol e sono finalmente svenuta sul divano.

Venerdì mattina, esami orali: dopo un intero trimestre in tacchi, abbigliamento curato e trucco impeccabile, mi sono presentata con viso sfatto e sofferente, maglione oversize, jeans e scarpe da ginnastiche. Inutile aggiungere commenti sulle espressioni basite dei miei studenti, che ho liquidato con un “I had a bad night. Don’t ask.
In qualche modo sono riuscita a portare a termine gli esami orali e persino a partecipare al meeting di fine trimestre con il resto dello staff.

Il prossimo quarter parte con il piede giusto, insegnerò Italian 103 (congiuntivo, condizionale etc, finalmente impareranno a parlare!) dal lunedì al venerdì alle 12.30 come richiesto. Inoltre, le mie lezioni di master saranno martedì, mercoledì e giovedì pomeriggio dalle 14.30 alle 16.18. In questo modo, potrò studiare per esami e tesi ogni giorno, poi fare pausa pranzo tra la mia lezione e le mie classi, ed essere libera la sera. Perfetto, adoro quando tutto funziona come dico io. :P

Sabato 14 marzo: ho dormito tantissimo, poi palestra (tra ellyptical machine, tapis roulant e bike sono un cadaverino oggi…) e lampade. Grazie ai 400 minuti gratis che ho vinto, ho acquisito un bel colore, molto inusuale per me in questo periodo dell’anno!
Serata casalinga con un amico, cena take-away (qui dicono to go) da Lavash Cafè (un locale di cucina mediterranea, ottima), 6 ore di chiacchiere – fino alle 5… – e film insieme > Ladyhawke.

Domenica 15 marzo: sveglia alle 11, telefonata a mamma e papà, e poi fuori con Salvatore e Donna. Cinema, shopping selvaggio al White and Black Market (devo stare lontana da quel negozio: due vestiti e un coprispalle, e la mia carta di credito ha chiesto pietà….) e un’ottima cena da Ocean Club, un ristorante molto esclusivo a Columbus, che serve principalmente pesce. Ho preso un ottimo King Salmon, con contorno di funghi. Poi a casa con Krissy e Stefan (amico di Krissy), a studiare e scrivere papers prima di andare a Rumba Cafè – mi manca un po’ di buona musica live…

Sono stata invitata ad un formal ball dei Marines. Sì, è ciò che sembra: un ballo, evento formale con dresscode, organizzato dagli USMC (United States Marines Corps). Un amico mi ha chiesto di essere la sua ‘date‘ al ballo ed io ho accettato, incuriosita da un’occasione di vedere come funzionano questi eventi in cui i ragazzi devono essere in abito formale (completo elegante o divisa da cerimonia) e le ragazze in abito da sera. Dato l’evento, ho dato un’occhiata al mio guardaroba e ho deciso di aver bisogno di un vestito nuovo per l’occasione. Ergo, oggi la visita a Black and White Market, negozio che vende abiti magnifici seppur costosi; ho acquistato un vestito bianco e nero in pizzo, lungo fino al ginocchio, davvero splendido (foto al più presto), con coprispalle di seta abbinato. Poi un altro abitino più fresco e informale. Totale…. lasciamo perdere. L’evento è l’11 aprile. I am quite excited :)

Oggi con Sal e Donna abbiamo guardato The Reader, di Stephen Daldry.
Un capolavoro.
Storia complicata ma ben delineata, musiche splendide, ritmo perfetto, ottima alternanza di presente e passato mediante i frequenti flashback, tematica difficile e delicata affrontata con rispetto e senza cadere nel melenso.
E poi gli attori. David Kross e Ralph Fiennes magnifici e perfettamente in sintonia nel rappresentare Michael giovane e poi adulto, Lena Olin dignitosa e pacata. E Kate Winslet che entra nella mia lista di attrici preferite con una performance che di Oscar ne valeva 4; la sua Hanna è come una bambina, curiosa, crudele, senza barriere. Commovente quando seduce un ragazzino molto più giovane di lei, quando piange in chiesa sentendo un coro di bambini, quando candidamente ammette i crimini come SS in tribunale. Il fatto che non si riesca ad odiarla causerà frustrazione in alcuni spettatori, di sicuro.
Non è mai facile parlare di Olocausto, sopravvissuti, colpa, memorie e moralità della legge; i dialoghi più belli del film sono quelli del professore di diritto, che distingue nettamente giustizia, moralità e legge, e ciò che è giusto da ciò che è legale, e il commento di Brigitte, sopravissuta ad Auschwitz, che dice “go to theatre or to literature to find catharsis. Nothing come out of the camps. Nothing.” Quest’ultima citazione potrebbe persino finire nella mia tesi, nel capitolo introduttivo.
Ho amato profondamente questo film per la capacità di trattareil tema Olocausto con la giusta ambiguità – mi ha ricordato Il Portiere di Notte di Liliana Cavani.

Da vedere.

È tutto per oggi: ultimo appunto sul tempo, giornata finalmente primaverile, 20 gradi e sole tiepido.
Sarei di ottimo umore, non ci fossero due capitoli della tesi da scrivere….

A presto!

Musica : Pandora.com, hard rock station (Ac/Dc, Guns’n'Roses, Led Zeppelin, Alice Cooper, Metallica, Aerosmith, Black Sabbath, Billy Idol, Europe, Kiss, Lordi, Poison, Queen, Scorpions, Skid Row, ZZ Top e altri…)