Il treno corre sulla rotaie, cigolando, e le stazioni passano via via e si confondono nel paesaggio indefinito alle mie spalle. Presto poca attenzione al confuso susseguirsi di cartelli, strade, edifici, e godo del pigro dondolìo della carrozza ferroviaria, cullandomi nei pensieri che ieri mi hanno sorpresa a sera inoltrata.
Un senso, prima vago ora più intenso, di non appartenere; la sensazione dei giorni che volano uno dopo l’altro, portando con loro la mia breve vacanza a casa. Casa: lo stesso concetto inizia a perdere il significato mantenuto per anni, e si fa preoblematico. Dov’è, casa? Sicuramente non Columbus, data la mia permanenza di soli due anni; eppure, nel tornare il settembre scorso, mi sentii a casa a Columbus. Forse Verona, dove ho vissuto i primi 24 anni della mia vita; ma, ancora, non sento il calore e la familiarità che solitamente mi avvolgono. È il luogo che convenzionalmente chiamo casa, ma è più origine, provenienza, radici. Casa, tuttavia, ha valore diverso, è il luogo dove tornare, dove si concentrano le mie attività, il lavoro, la mia vita. Los Angeles, quindi: ma come chiamare casa una città che nemmeno conosco?
Sento un distinto bisogno di trovare un posto in cui potermi fermare, per un tempo indeteminato; un luogo in cui stabilire legami profondi, organizzare le mie giornate, senza dover pensare di continuo a quando dovrò andarmene, a cosa verrà dopo. Le continue migrazioni che hanno caratterizzato la mia vita negli ultimi anni iniziano a starmi strette: nonostante le innegabili esperienze, diverse e preziose, nonostante le splendide persone conosciute e le incredibili opportunità sognate, perseguite e immancabilmente ottenute, questo modo di vivere mi ha spinta ad esperire tutto e tutti con intensità persino eccessiva, in mancanza di tempo per costruire un rapporto basato sulla quotidianità e la confidenza acquisita giorno dopo giorno. Quindi, rappori brevi, intensi, che danno e prendono tanto ma lasciano segni superficiali, che non restano. Non ricordo i nomi, i visi di alcuni amici, o ragazzi con cui sono stata, e ciò mi rattrista.
Ieri, a Venezia a rivedere Marianna e Alice (due ex-coinquiline nel periodo dell’università), ho scoperto come le loro vite siano continuate in quella tranquilla routine lagunare che mi aveva soffocato dopo due anni. E come io mi sia dimenticata del tutto un’altra ragazza che viveva con noi e, a detta di Marianna, litigava spesso con me. Non ho alcun ricordo di questa persona; se non vi sono contatti, davvero è così facile per me cancellare dalla mente ricordi, fatti e individui?
Mi piacerebbe essere diversa, a volte; mi piacerebbe essere più semplice, e saper trovare serenità nel mio paese e nella mia città, senza troppo dannarmi a studiare e voler sapere, e scoprire. Ho accettato la mia sete di conoscenza e la mia ambizione tempo fa, imparando a convivere con una personalità estroversa ma convoluta, che sa essere sociale ma fatica a rivelare se stessa agli altri. Ho imparato ad accettare la mia forza di volontà e il mio senso del dovere, ridefinendo secondo i miei canoni i concetti di lavoro, svago, divertimento. Ho anche combattuto, e sto ancora combattendo con la mia indole che alterna momenti solari e lunatici, rendendomi talvolta imprevedibile a me stessa.
Non ho rimpianti, no, quelli mai. Non ho mai, nemmeno per un istante, rimpianto la decisione di partire. Tuttavia, è difficile mostrarsi sempre solida, sicura di me, coraggiosa e decisa; talvolta il pensiero di una vita in Italia mi tenta, sarebbe più facile, più veloce… Ma sarebbe una sconfitta, e significherebbe tradire la mia passione e ciò in cui credo e per cui sto lavorando.
Pensieri inattesi, che ieri sera hanno rpeso il sopravvento dopo uno spettacolo visto con Antonella e Daniele, “Danza di morte” di Strindberg; storia di scelte sbagliate, che causano disperazione e comportano responsabilità. Forse è proprio la responsabilità che ho dovuto assumermi in questi due anni a pesarmi ora, quando torno nei luoghi dell’infanzia, quando riabbraccio mamma e papà.
Un grazie speciale va ad Antonella, che mi ha ascoltata nonostante l’ora, e mi ha parlato con dolcezza.
Un paio di note a margine, mercoledì sono uscita a cena con Giulia per una chiacchierata, poi sono andata a ballare alla Corte degli Angeli a Cerea e ho conosciuto Jonatha e Raika, due ottimi ballerini e maestri.
Lunedì invece, serata Wii e Sushi con Federico, Antonella e Giovanni.
E oggi Parma.




