Archivio per la categoria 'Uncategorized'

01
Nov
09

Bustina Quotidiana: 1 Novembre 2009

Los Angeles è una delle poche città al mondo in cui, in 24 ore, si possono fare esperienze diversissime in numero esponenziale.

Caso in esame, 30 e 31 ottobre 2009 per Camilla Zamboni.
Dopo un venerdì di studio, spesa con Dennis e momento di relax (decisamente necessario dopo una settimana troppo impegnata anche per i miei standard) e poi “Pumpkin Carving Party”, cioè una festa a casa di amici in cui si decorano le zucche per Halloween, si beve, mangia e chiacchiera.
Ecco la mia zucca, frutto di un’oretta di scava-scava:

Zucca!

Il giorno dopo, sabato 31 ottobre, cambio di scena: appuntamento alle 12 con D. per andare a vedere la Symphony (=orchestra sinfonica) di Los Angeles al Walt Disney Concert Hall, probabilmente l’edificio più bello della città – e ce ne sono tanti…

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L’ultima foto, i meravigliosi interni, formati come la parte interiore di una nave. Arrivando un’ora prima dell’inizio del concerto, abbiamo trovato i biglietti migliori. Fortuna insperata: posti a pochi metri dall’orchestra, generalmente in vendita a 200 dollari, per 20.
Esperienza meravigliosa: un’ora e mezza di musica splendidamente eseguita, Dvorak e Szymanowski. Soprattutto nel terzo e quarto movimento della “Sinfonia dal Nuovo Mondo” di Dvorak non riuscivo a smettere di piangere.
Con D. si è deciso si tornare almeno una volta al mese.

Sabato sera, altro cambio radicale di scena: con A. e Y. a West Hollywood, teatro della più grande parata di Halloween degli Stati Uniti, l’”Halloween Carnival” sul Santa Monica Boulevard. La strada (lunghissima, chilometri e chilometri a cinque-sei corsie) viene chiusa ogni anno il 31 ottobre dalle 19 a tarda notte, per permettere ai partecipanti (più di 400.000 persone pare) di camminare, ballare, divertirsi.
Un paio di teatri e Vaudeville all’aperto, molte postazioni per dj con musica diversa, tantissimi stand alimentari, e tanta, tantissima gente. Una specie di Lucca Comics and Games al cubo e all’aperto (tanto qui fa caldo tutto l’anno). Particolarmente incredibile la popolazione gay, che vince il premio per energia, costumi, creatività e performances – menzione speciale a due ragazze in tenuta sadomaso, appese ad un filo a contorcersi – erano bellissime.
Ecco un paio di foto di costumi particolarmente riusciti:

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Esperienza incredibile per la pluralità di persone presenti all’evento: padri e bambini con costumi fatti in casa, famigliole tradizionali vestite a tema, coppie eterosessuali e omosessuali a braccetto, gruppi, costumi singoli, tutti in festa e con poche o nulle inibizioni. Alcuni costumi rasentavano il limite ultimo della mia idea di decenza, idea piuttosto flessibile – altri mi hanno lasciata a bocca aperta per l’inventiva e la perizia nella realizzazione.
Tre ore di folle folla, al termine dellequali ero paradossalmente stremata, senza energie e allo stesso tempo carica come una molla.

Un Halloween senza precedenti, e un’ulteriore conferma che Los Angeles è una città incredibilmente poliedrica e capace di offrire moltissimi stimoli ad ogni livello immaginabile.
Adoro questa città, ogni giorno di più: vivere qui significa essere sempre al centro del mondo, nello studio, negli eventi culturali, musicali e cinematografici, ma anche nell’ambiente salsero. Cosa potrei chiedere di più?

La settimana appena finita è stata prova dell’energia che ci vuole per tenere il passo con il ritmo losangelino.
In breve: lunedì studio e paper da consegnare, lezione, e a ballare; martedì ripetizioni, studio, lezione, una conferenza fino alle 19, poi fuori a cena con R. (amico di Torino incontrato a new York, che vive e studia a Chicago, ed era in visita a Los Angeles per incontrare un professore, che casino @__@), i colleghi e i professori; mercoledì, studio e paper da consegnare, lezione sul Futurismo, fuori per un drink con R. che ripartiva e i colleghi, poi Monsoon a ballare salsa; giovedì, ripetizioni tutta la mattina e il pomeriggio, Italian Club, film da mostrare per l’Italian Club, spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio (“Purgatorio”, terribile), poi a ballare salsa a Dakota Lounge.
Una settimana senza respiro, da cui devo ancora riprendermi.
E la prossima si annuncia anche peggio!

Ah, ultime news: ho passato le selezioni per un gruppo esibizioni di salsa, organizzato da una delle più brave ballerine di Los Angeles, Liz Lira. Su una sessantina di persone, ne hanno prese 8, e a quanto pare io sono tra quelle! L’idea di far parte di un gruppo esibizioni mi piace molto, così come mi piacciono molto i componenti del gruppo – tutti di buon livello e motivati a preparare una buona coreografia.
Si comincia mercoledì, dalle 19 alle 21 – ottima scusa per impegnare ancora di più le mie giornate!
Ecco un video delle performances passate (ma quest’anno saremo solo 4 o 5 coppie per fortuna).

Ma tanto si sa che mi piace essere impegnata :P

A presto!

19
Lug
09

Italian Intermezzo: July 18/19th, 2009

Alba – July 18th, 2009

Tornare a casa all’alba, dopo una splendida notte di ballo e buona compagnia, non ha prezzo.

L’auto che divora l’autostrada a gran velocità, le gambe stanche che si allungano sui pedali; un compatto banco nero di nubi in cielo, che d’improvviso si squarcia, si dissolve e lascia spazio alla luce. Il cielo si colora, Est ed Ovest si spezzano nel contrasto tra luce ed ombra, le nubi fuggono il sole, veloci.
Il sole, infine, emerge pigramente dall’orizzonte; sta sospeso per un istante immobile e poi abbaglia il cielo, distrugge l’oscurità e vince la notte.

L’autostrada si fa strada semplice, la velocità diminuisce, l’adrenalina scema; passi veloci, la confortante penombra di una casa familiare, la morbidezza del letto. Morfeo sussurra, seduce, induce. Sonno.

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Riflessioni Tosine – July 19th, 2009

Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubavano
Poi vennero a prendere gli ebrei e tacqui perché mi erano antipatici
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché erano fastidiosi
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non parlai perché non ero comunista
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

- Bertold Brecht

Cerco un motivo per cui il sindaco della mia città mi debba piacere. Lo cerco intensamente, forte del fatto che molti miei amici lo votano; persone che stimo, nonostante la tendenza a coprire le mie parole e argomentazioni con urla e punti esclamativi.
Cerco, e non trovo nulla.

O meglio, trovo un sito, rigorosamente anti-Tosi. Sarà che sono una “classica intellettuale di sinistra” (sebbene quale sinistra, sia poi da discutere…) e radical-chic del cazzo.
Ad ogni modo, ecco il sito > http://lombroso.noblogs.org/

E io continuo ad andare “in direzione ostinata e contraria” (cit.)

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Infine, due intellettuali che meritano, e molto.

1- Gli Indifferenti – Gramsci

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani” (1). Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

“La Città futura”, pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.
antoniogramsci.com/cittafutura.htm

2- Il fascismo secondo Pasolini

“Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.

L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?
No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i “figli di papà”, i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari – umiliati – cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di “studente”. Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello “televisivo” – che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale – diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre”.

Pier Paolo Pasolini

- Very inspiring.

17
Mag
09

Bustina Quotidiana: 16 maggio 2009 – La fine del tunnel?

Di nuovo quasi un mese di assenza.

Ciò rivela molto sul mio attuale livello di stress e l’ammontare dei miei impegni, incalcolabile. Dunque, come mai oggi posso scrivere?

Ebbene, signori e signore, ho finito la tesi. Non pensavo sarei riuscita a vedere questo giorno, consapevole della mia incapacità cronica di portare a termine progetti lunghi; ebbene, mi sono sorpresa e ho caparbiamente continuato a scrivere, nonostante Word ‘crashasse’ spesso e volentieri e a dispetto del blocco dello scrittore che mi ha colpito la settimana scorsa.
Ho finito, e ho finito bene: 70 pagine in tutto, in inglese e italiano, con il mio nome sulla copertina e il cui copyright dice “Camilla Zamboni”. Una corposa introduzione che parla della problematica rappresentazione dell’Olocausto nel cinema italiano e delle figure liminali e sospese che vengono a crearsi nel lager, seguita da due capitoli lunghi su due diversi periodi del cinema italiano e le diverse risposte di registi come Pontecorvo, Cavani, Wertmüller, per chiudere poi con una postfazione sui lavori di Faenza e Benigni.
Quando l’estate scorsa ho acquistato il testo di Giorgio Agamben “Quel che resta di Auschwitz”, non avrei mai immaginato che lo avrei sventrato a forza di rileggerlo e sottolinearlo. Questa esperienza di scrittura è stata più che utile, rivelatrice; ho imparato a giostrare il mio tempo prima delle scadenze, ad organizzare le mie idee in capitoli e paragrafi, a dosare la parole per ottenere un certo numero di pagine, a cogliere in un testo ciò che posso citare ed usare,ad usare il sistema di bibliografia MLA come una bibbia, a scrivere pagine e pagine di analisi su una scena lunga pochi minuti… Insomma, un assaggio di ciò a cui sto andando incontro nel mio percorso (la dissertazione del dottorato sono 200 pagine e più, le future pubblicazioni anche di più); ora mi sento decisamente attrezzata ad affrontare i 4 anni che mi aspettano a UCLA.

Dopo aver consegnato la tesi ai professori, ora devo aspettare venerdì pomeriggio per difenderla. Nel frattempo, lunedì, martedì e mercoledì avrò gli esami di Master, che devo passare se voglio laurearmi. Dopo i tre giorni di scritti (tre ore ciascuno, dalle 2.30 alle 5.30 pm ogni giorno), giovedì pausa e venerdì orali + difesa della tesi. Mi pare un po’ un mix assassino di esami di maturità e laurea triennale… speriamo di uscirne viva.

Anche perché mi serve una vacanza di due mesi pieni in Italia, a rilassarmi, stare con famiglia e amici e non studiare se non ciò che ho voglia di fare durante il giorno.
Per ora tuttavia, devo accontentarmi di studiare Petrarca e Boccaccio prima di andare a nanna; domani linguistica, poiché è il primo esame lunedì. Martedì invece saremmo testati sulla conoscenza di Dante/Petrarca/Boccaccio, nonché Rinascimento e 600/700. Mercoledì letteratura dell’800/900 e cinema (mercoledì per me è semplice…).
Quanto vorrei avere solo esami orali. Oh well.

Elemento vitale e supporto solido e stentoreo del mio umore in questi mesi di stress supremo e mille impegni… una canzone.
Canzone che ho ascoltato allo sfiniment, e ancora trovo magnifica. Dei Pink FLoyd.

E la magnifica cover dei Nightwish, che mi ha fatto conoscere l’originale:

In generale, i Nightwish mi hanno fatto da colonna sonora nello scrivere. Dal settembre 2008, quando ho iniziato a buttare giù le prime idee, ad oggi, quando le ho consegnate, rifinite e perfezionate. “Once” e “Dark Passion Play” vincono a parimerito il titolo di cd più ascoltati dalla sottoscritta.

E ora il testo di “High Hopes”, che è un capolavoro (dei Pink Floyd, heh).

Beyond the horizon of the place we lived when we were young
In a world of magnets and miracles
Our thoughts strayed constantly and without boundary
The ringing of the division bell had begun
Along the long road and on down to the causeway
Do they still LIVE there by the cut
There was a ragged band that followed in our footsteps
Running before time took our dreams away
Leaving the myriad small creatures trying to tie us to the ground
To a life consumed by slow decay

The grass was greener
The light was brighter
With friends surrounded
The nights of wonder

Looking beyond the embers of bridges glowing behind us
To a glimpse of how green it was on the other side
Steps taken forwards but sleepwalking back again
Dragged by the force of some inner tide
At a higher altitude with flag unfurled
We reached the dizzy heights of that dreamed up world

****

Encumbered forever by desire and ambition
There’s a hunger still unsatisfied
Our weary eyes still stray to the horizon
Though down this road we’ve been so many times

The grass was greener
The light was brighter
The taste was sweeter
The nights of wonder
With friends surrounded
The dawn mist glowing
The water flowing
The endless river

The grass was greener
The light was brighter
The taste was sweeter
The nights of wonder
With friends surrounded
The dawn mist glowing
The water flowing
The endless river

Forever and ever

Ciao! :)

14
Feb
09

Bustina Quotidiana: 14 febbraio 2009

San Valentino da single, ancora una volta.
E come si sta bene.
A morte le feste commerciali e i regali forzati.

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Posto questo, oggi ho ricevuto un mazzo gigante di rose rosse, con orsetto bianco di peluche annesso e bigliettino “for the one I love“. Potete immaginare la mia espressione basita di fronte al corriere che me li ha portati, chiedendomi gentilmente di firmare.

[Cami sta uscendo. Apre la porta, si trova davanti un corriere]
corriere: salve, giusto in tempo eh?
cami: sì, certo.. per chi sono?
corriere: camilla zamboni.
cami: …. ah sì?
corriere: già. dove le metto?  mi mette una firma qui?
[Cami lo segue con lo sguardo, basita]
cami: ma sono davvero per me? e da chi?
corriere: eh, non lo so. arrivederci, buon san valentino!
[Cami lo segue con lo sguardo, basita]

A ciò è seguita un’immediata ispezione del bigliettino.
“Savner deg”.
Norvegese (“Mi manchi”, frase sentita sin troppe volte).
SI è accesa la lampadina sul chi, ma non sul perché. Purtroppo però dovevo uscire, quindi mi sono ripromessa di contattare una certa persona dopo e sono andata ad un brunch con Timothy, il ragazzo che è stato qui fino ad oggi per visitare il campus e conoscere un po’ il programma di master per cui ha fatto domanda.
Timothy è stato ospite a casa mia da mercoledì sera, ha visitato il campus giovedì e per il resto è uscito con me a Columbus. Penso di aver fatto un lavoro decente nel mostrargli la città e il cibo migliore, portandolo a mangiare nei miei ristoranti preferiti – ieri poi siamo andati a fare un lungo giro a downtown e al Columbus Museum of Art, che non ci è piaciuto poi molto.

Giornate impegnate quindi, arricchite dalla visione di due DVD (un documentario su DeAndrè e Some Like it Hot) e da splendide conversazioni.
Grazie a Tim, ci si rivede a Siena (la sua città d’origine) questa estate!

Tornando a oggi, dopo il brunch sono tornata a casa e ho contattato Fabian su Skype.
Chi è Fabian? Un mio ex, mezzo olandese mezzo norvegese, con il quale ho mantenuto ottimi rapporti di amicizia e dialogo. Una persona da cui non mi aspettavo rose a San Valentino.
Un paio di convenevoli, poi la domanda: sì, è stato lui.
Alla mia richiesta di spiegazioni, mi ha dettoche ha pensato di mandarmi rose per mostrarmi quanot ci tenga a me e quanto mi rispetti e supporti nelle mie scelte. E per rimarcare il fatto che se mi tarsferissi in Norvegia mi sposerebbe.
Ah beh.
Che potevo rispondere? Grazie, una bella chiacchierata su Skype di diverse ore, la promessa di chiacchierare ancora.
Sono molto confusa x__x.

La mia vita sentimentale è talmente assurda che potrei cavarne un’ottima sceneggiatura per un film (come Tim ah suggerito dovrei fare).

@_@

29
Gen
09

Bustina quotidiana: 28 gennaio 2009 – riflessioni d’inverno

È ormai il 29 gennaio.
Ho imparato ad amare questo numero, dato l’elevato numero di volte in cui, nella mia vita, ho dovuto e dovrò ripeterlo.

- Quando sei nata?
- Il 29 giugno…

Ecco, 5 mesi dal mio ventiseiesimo compleanno, serata giusta per fare elucubrazioni su come io sia cambiata.
Quest’oggi abbiamo avuto uno snow day, cioè una giornata in cui la neve raggiunge livelli tali per cui l’università chiude i battenti e cancella tutte le lezioni – giornata passata a casa a guardare Le Chagrin et la Pitié di Marcel Orphus (un documentario di 4 ore sulla Francia di Pétain, citato anche in Annie Hall di Woody Allen), leggere Dominick LaCapra e Gli Indifferenti di Moravia, scrivere un piccolo paper, pensare alla mia tesi e al futuro…

Negli ultimi due anni, ho vissuto lontana da casa.
Il cambiamento di certo più visibile e totale è stato un insieme di molti fattori che sono mutati e si sono riadattati ad una persona differente. In primo luogo, il mio lato più genuino si è progressivamente ritirato dalla pubblica scena, per lasciare il posto ad un’immagine più razionale e controllata, che ha pochi difetti a nessun cedimento; lasciando le emozioni e i sentimenti legati a coloro che sento da casa, ho dato alla luce una nuova perosnalità che organizza la propria ottica, la propria vita e le proprie priorità sul lavoro e l’esigenza personale, cercando di dare spazio all’interazione con gli altri ma focalizzata sul successo e il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Insieme a questo fondamento piuttosto ‘freddo’ emozionalemente, ho messo a punto un lato sociale che mescola un’estrema disponibilità, anche a lavorare ore ed ore in eccesso per raggiungere risultati, ad un’estrema durezza. In altre parole, ’se ti metti sulla mia strada, ti schiaccio come un verme, ma con un bel sorriso di circostanza cosicché tu non possa odiarmi troppo’. Risultato: un rispetto pressoché assoluto da tutti coloro con cui ho a che fare nel mio lavoro. Ho fatto uno sforzo per risultare estremamente affidabile e nasconder ei miei sforzi, e allontanato coloro che si volevano prendere cura di me e darmi supporto. Ho imparato ad essere forte, fortissima, una roccia; piango, certo, ma piango a casa e da sola. Mi mancano amici, famiglia e la mia città, e non lo nascondo, ma è una nostalgia fiera, che non chiede compassione.
Ho sviluppato un’intolleranza che si sta tramutando in idiosincrasia per le persone deboli, per coloro che, in un modo o nell’altro, non sanno prendersi cura di se stessi o falliscono. Sono cosciente di non essere la persona più dolce e simpatica al mondo, e non ne faccio una tragedia. So di valere e so che contando su me stessa posso arrivare dove voglio; la mia determinazion mi sostiene dovunque e mi porta avanti, anche quando sono sfinita. Ho imparato a non essere infantile, a non correre da papà e mamma se qualcosa capita, a gestire i miei soldi, a gestire i miei sentimenti, a gestire le mie amicizie e le mie relazioni. So di apparire fredda e calcolatrice a volte, e so che qualcuno potrebbe arrivare ad odiarmi per la mia tendenza a non mettere filtri in ciò che dico; amo essere sincera e avere opinioni forti, e in generale prevengo le critiche con un’avvertenza iniziale. Ho scoperto che la sincerità e il coraggio delle proprie idee e azioni in questo paese spiazzano i più, e ciò mi conferisce un vantaggio non indifferente.
Ho imparato ad usare le situazioni a mio vantaggio e a vincere la mia pigrizia in nome di una regolarità giornaliera che mi mantiene in tempo con le scadenze e la mia ansia costante.

Sono ancora stressata, insoddisfatta, a tratti irrazionale e vicina all’isteria (soprattutt se i miei piani riguardo a qualcosa a cui tengo incontrano ostacoli), capricciosa con me stessa, pigra a tratti.
Mi trovo ancora la notte prima di un esame a studiare rabbiosamente, o a finire un paper poche ore prima di consegnarlo; vedo talvolta una pila di piatti da lavare, o qualche abito sul pavimento. E mi arrabbio con me stessa.

Ma in generale penso di essere cresciuta in una persona che rispetto. Ho imparato molto e ho una coscienza storica e culturale più ampia di giorno in giorno. Mi piace il mio lavoro e ho gettato le basi per renderlo migliore. Mi piace studiare e imparare cose nuove. Mi piace la mia vita e le prospettive per il futuro.

Tuttavia, sono cinica nei riguardi degli affetti. Più il tempo passa, più mi trovo disillusa e più selettiva, al punto da non essere interessata a nessuno che non sia capace di solleticare il mio interesse in almeno metà dei campi di interesse che mi competono. La mia esperienza con i ragazzi è lunga, e dopo pochi incontri mi trovo a sapere come andrà avanti, e come finirà. Sono sempre più dell’idea che la strada imboccata mi porterà a restare da sola, e la cosa al momento non mi spiacerebbe nemmeno – anche se so che in futuro me ne pentirei. Mi trovo a considerare persone frequentate in passato come esempi inarrivabili, e a desiderare scambi affettivi di quell’intensità, conscia che probabilmente non ve n’è la possiblità.
Quando torno, la me stessa creata qui scompare, cancellata dalla gioia di tornare a casa e rivedere le persone a me care. Mi spiace quasi che coloro che conosco nella mia patria potrebbero non vedere mai altri lati che riservo per situazioni ‘non familiari’, ma sono felice di recuperare la mia serenità tornando nella mia bella Verona.

Infine , la lingua riveste una speciale funzione. Il mio inglese ha poco a che fare con l’espressione personale di sentimenti ed emozioni. Lo uso per comunicazioni d’ufficio, papers, nuove conoscenze formali e non, lettere di cortesia, la mia tesi… ma le emozioni sono racchiuse nei miei scritti italiani, così ricchi di sfumature e piccoli risvolti personali.

Ultima curiosità in quetso post atipico: in inglese non esiste la parola Patria.

21
Gen
09

Bustina Quotidiana: 21 gennaio 2009

21 gennaio, ore 20:17.
Serata di cielo libero da nubi, – 5 gradi.

A casa, sul divano, con tre libri aperti: The Vichy Syndrome di Rousso, Come un’anomalia di De André e Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi.
Il primo, lettura obbligata per domani e parte della mia tesi, parla della reazione francese alla ‘vergogna’ del regime di Vichy. Il testo di Tozzi è il prossimo testo da leggere nel corso di letteratura, e parla.. in realtà non di molto. Delle psicosi di Pietro Rosi e la sua vita in campagna, principalmente.
Il terzo è una sorpresa da parte del professor Klopp, che oggi ha risposto in modo simbolico alla mia email sull’anniversario del grande Faber prestandomi un testo che raccoglie tutti i testi del cantautore-poeta genovese, con commenti di amici o dello stesso De André. Un gesto davvero inaspettato, che mi ha fatto molto piacere; scoprire un altro estimatore di De André a Columbus fa bene :)

Spinta dalla lettura dei testi di Non al denaro non all’amore nè al cielo, ho iniziato ad ascoltare a ripetizione Un blasfemo. Meravigliosa.

Columbus mi sta stretta, ultimamente.
Mi ritrovo ad avere una profonda nostalgia di alcuni luoghi nella mia bella Verona, e della compagnia piacevolissima degli amici di vecchia data. Ho qualche difficoltà nel gestire il casuale bigottismo di colleghi e amici qua, che contrasta così tanto con il clima di aperto e talvolta ostile dibattito a cui sono abituata a casa. Il voler andare d’accordo a tutti i costi, con sorrisi forzati e frasi di cortesia, non fa proprio per me; mi stanca, sfibra e delude.
Oggi ho offeso una collega senza volerlo e senza accorgemene, e quando ho chiesto spiegazioni riguardo alla causa del suo malumore, ho ricevuto un irato silenzio come unico appiglio. A dire la verità, non riesco a comprendere questo atteggiamento che a me risulta infantile e sciocco. Pazienza.

Sul versante lavorativo, ho ricevuto grandi soddisfazioni ieri.

Dopo un meritato lunedì di riposo, martedì la lezione con gli studentelli è filata liscia, scandita dagli esercizi di ripasso per il quiz di mercoledì. Quando sono tornata ad Hagerty Hall, il bar del piano terra era gremito di studenti, fermi ad ascoltare le battute finali del discorso di Obama, che il 20 gennaio è finalmente diventato il 44esimo presidente degli Stati Uniti d”America. Alcuni piangevano, altri avevano al mano sul cuore; tutti hanno applaudito commossi, alla fine. Nel guardarmi attorno, mi sono chiesta in quale ipotetica situazione il popolo italiano reagirebbe con cotanta emozione. Probabilmente un taglio totale delle tasse. O due coppe del mondo vinte di fila.
Prima di passare consegna al nuovo presidente, Bush è riuscito a sfornare un’altra chicca per gli amanti dell’inglese innovativo: misunderestimated, curioso mix di misunderstood e underestimated.
Alle 14.30, lezione di cinema. Quiz, andato benissimo. Visione di Un Affaire de Femmes, storia di una donna che pratica l’aborto e ospita prostitute durante la Francia di Pétain e Vichy – e finsice condannata a morte. Film girato in modo splendido, con una protagonista bravissima – alcune scene mi hanno lasciata senza parole. Intenso, ironico all’inverosimile, sorprendente, è finito nella mia lista di film preferiti.
Poi, Dana (prof. Renga) mi ha riconsegnato il mio capitolo della tesi, facendomi i complimenti per l’ottimo inglese; ciò mi ha sorpreso e inorgoglito, dato che nessuno dei miei amici ‘native speaker’ aveva controllato la grammatica. Forse – forse – sto imparando a scrivere bene in inglese! Ciò mi ha dato la carica per leggere e controllare nuove fonti, coem Dana mi consiglia di fare nella mia discussione delle figure liminali che nascono nei campi di concentramento. in generale, le idee le piacciono molto, ma devo aggiungere delle parti.

Sono davvero soddisfatta, tutto questo mi fa ben sperare per la mia scelta di fare il dottorato qui. Inoltre, uscendo Dana mi ha rassicurata dicendo che a suo parere mi accetteranno un po’ dappertutto. Eh, fa piacere, detto da lei.

19
Gen
09

Bustina Quotidiana: 19 gennaio 2009

Lunedì di relax: Martin Luther King’s day, vacanza federale.
In breve, giornata bonus, a casa, a non fare molto.

Sveglia alle 9, e restare a rigirarsi sul divano per un’ora, non ha prezzo.
Tuttavia, mi sovviene il pensiero che vi sia una ragione dietro la vacanza in sè – effettivamente, la ragione c’è, ed è importante. Ecco quindi uno spezzone del discorso di MLK nel 1963.

“I still have a dream.
It is a dream deeply rooted in the American dream. I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its freedom.”

Il giorno prima dell’ Inauguration day, l’insediamento di Obama coem presidente effettivo degli Stati Uniti, Obama la cui pelle è scura un po’ come King… I have a dream… yes, we can… King, Obama, presidenza, libertà..
Oh, le mille interpretazioni.
Oh, questi americani. Simbolismo e lacrime a fiumi.

Speriamo vi siano esiti pratici degni di un tale investimento emotivo.

Tornando alla vita personale, ieri splendida giornata a Indianapolis.
È la prima volta che visito l’Indiana, stato confinante ad ovest con l’Ohio; questo breve viaggio ha anche marcato il punto più a Ovest che io abbia toccato nel mio soggiorno statunitense.
Occasione della visita, un grande raduno di salsa; con Mark, Mike e Makia (che affollamento di M…) sono partita verso el 15, per arrivare a Indianapolis alle 17.30. Ottima musica, bravi ballerini, in particolar modo Joel che mi ha fatto ballare per ore e che parla italiano!! :D

Alle 21, sfiniti, ci siamo rimessi sulla strada per tornare a Columbus; un piccolo giretto per la città prima (davvero bella), poi capatina veloce da McDonald’s (sic!), poi… mi sono addormentata in auto quindi ricordo poco.
A mezzanotte a casa e nanne verso le 3.

Ecco qualche foto della bella giornata :)

A presto!

19
Gen
09

Bustina Extra: foto della (tanta) neve

Neve: tanta, troppa.
Specialmente se accompagnata da temperature molto sotto lo 0.

Ecco qualche scatto:

18
Gen
09

Bustina Quotidiana: 17 gennaio 2009 – Omaggio a De Andrè

Sabato pigro e rilassato, dopo un venerdì intenso.

Ieri lezione con Joe alle 9 a Hagerty Hall. Data la temperatura polare della zona ristoro, siamo andati nel mio ufficio. Alle 11.30, lezione con gli studentelli – i negativi al passato prossimo e una discussione sulla musica in Italia. Dopo, in ufficio con il mio studente più entusiasta, John Bonvechio – nome davvero eccezionale, soprannominato ‘Jon Bon’ :D – per fare un po’ di ripasso, dato che sarà a Washington DC martedì per l’ Inauguration Day – il giorno in cui Obama si insedierà come presidente effettivo degli Stati Uniti.
Alle 14.30 riunione degli ufficiali di FIGSA, e mal di testa instantaneo – Jacob, il nostro treasurer (sì, anche quello che ha infestato queste pagine per un paio di mesi) non ha fatto il suo lavoro, e come risultato ora ci troviamo indietro di parecchio nella programmazione della conferenza annuale. Il signorino Schott ha perso parecchi punti nella mia scala di rispetto.
Alle 17, veloce incontro con Jennifer, che non vedevo da un pezzo. Mi ha fatto molto piacere vederla, e ci si incontrerà ancora lunedì probabilmente. Poi cena con Julie e Bruce, due studenti di dottorato in francese; molti gossip e chiacchiere, e un sacco di risate.
Ore 22.30, Elena mi viene a prendere – con il ragazzo… come da copione, Elena mi sta ignorando da quando è arrivato Chris; dopo Giovanni, pensavo di essermi abituata ad essere messa in secondo piano all’arrivo di un amore – invece mi amareggia ancora. Serata a “La Fogata”, salsa: pochi bravi ballerini purtroppo, ma serata decente.

Oggi, dicevo, giornata pigra a casa. Ho fatto il bucato, lavato i piatti, fatto un po’ di spesa, pulito la casa, sono andata a farmi una lampada, ho preso un caffè… normale amministrazione da weekend.
Perlopiù, ho ascoltato canzoni di Fabrizio De Andrè tutto il giorno.

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15
Gen
09

Bustina extra: un paio di canzoni.

Update: appena tornata da Pilates – stanca ma soddisfatta, Pilates mi piace davvero tantissimo.

Fuori ci sono -4 gradi Fahrenheit, cioè circa -20 gradi centogradi… penso di non aver mai sperimentato un tale freddo.
Oggi tornando a casa ho sentito la peluria nelle narici ghiacciarsi. Scary.

Dua canzoni, bellissime.
La prima ironica e terribile, di De Andrè – guardate anche il video, merita:

La seconda splendida (grazie Sna) nelle musicalità barocche – e il costume di Branduardi è notevole di suo…

Buona notte!